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Quando lo Stato mette le mani in tasca alla Regione. Per la Calabria 5 anni di “sacrifici”

Il contributo per la finanza pubblica da parte della Cittadella “pesa” oltre 15 milioni nel 2024 e quasi 80 fino al 2028. E ci sono anche altri “balzelli”

Pubblicato il: 23/12/2023 – 15:12
Quando lo Stato mette le mani in tasca alla Regione. Per la Calabria 5 anni di “sacrifici”

CATANZARO Una “tassa” da pagare allo Stato. Per tutte le Regioni il contributo alla finanza pubblica è un’ulteriore zavorra sulle politiche di bilancio, e la Calabria non sugge a questa regola, che pesa sulle casse della Cittadella 15,6 milioni per il 2024 e complessivi 78 milioni per i prossimi cinque anni. Il dato è emerso in occasione della sessione di bilancio della Regione, conclusa ieri nell’ultima seduta di Palazzo Campanella con l’approvazione della manovra contabile.

Il contesto di riferimento

Il contesto di riferimento per la Regione Calabria dunque è particolarmente gravoso. «La situazione della finanza regionale negli ultimi anni – si legge nella relazione allegata all’ultimo Bilancio – è stata messa a dura prova da tutta una serie di eventi che hanno condizionato fortemente la capacità di attuare manovre di bilancio significative con le limitate risorse disponibili. I numerosi vincoli normativi introdotti in materia di legislazione contabile a partire dal 2015, l’aumento esponenziale dei controlli, i continui tagli imposti dal Governo centrale, le decisioni assunte dalla Corte dei conti in sede di parifica dei rendiconti 2019 e 2020 per i crediti vantati nei confronti del Comune di Reggio Calabria e sulla vicenda del Menta, le minori entrate da Covid nel biennio 2021-2022, il forte aumento del costo delle materie prime nel 2022, i pignoramenti subiti in conto terzi, le criticità finanziarie di alcuni enti e società ricadenti nel perimetro del consolidato regionale, hanno rappresentato negli ultimi anni un crash test significativo per la tenuta degli equilibri di bilancio. Tali accadimenti, che in una situazione diversa avrebbero potuto comportare pesanti disavanzi con i conseguenti tagli significativi alla spesa o addirittura l’aumento della pressione fiscale, sono stati invece assorbiti grazie ad una elevata capacità di resilienza dei conti regionali, dovuta anche all’attuazione di una politica di bilancio improntata alla prudenza e alla salvaguardia degli equilibri».

La corsa ad ostacoli

Secondo la Regione «il recupero di una parte significativa delle minori entrate da Covid, il rimborso da parte dello Stato delle risorse relative alla diga del Menta, la piena parifica del rendiconto 2022, scevra da prescrizioni con effetti contabili, hanno certamente rafforzato la tenuta dei conti pubblici regionali, che però, in una sorta di corsa ad ostacoli sempre più impegnativa, sono messi nuovamente a dura prova a causa di alcune scelte assolutamente non condivisibili adottate dal Governo in sede di predisposizione della manovra di bilancio statale, attualmente all’esame delle competenti Commissioni parlamentari. Si fa riferimento soprattutto a quanto disposto con l’articolo 88, comma 7, del Ddl “Bilancio statale”, che, in considerazione delle esigenze di contenimento della spesa pubblica e nelle more della definizione delle nuove regole della Governance economica europea, impone alle Regioni a statuto ordinario, per ciascuno degli anni dal 2024 al 2028, un contributo alla finanza pubblica pari a 350 milioni di euro annui. La quota annua di contributo a carico della Regione Calabria è pari a 15,6 milioni di euro e, cioè, a circa 78 milioni di euro nei prossimi cinque anni».

Gli altri “balzelli” verso lo Stato

«Tale decisione – rimarca la Regione – incide pesantemente sulla disponibilità delle risorse autonome di parte corrente, anche perché tale esborso va ad aggiungersi a quelli già disposti con precedenti provvedimenti. In particolare: al riversamento allo Stato che la Regione è chiamata ad assolvere a titolo di contributo di finanza pubblica per il triennio 2023 – 2025, relativo a “risparmi per riorganizzazione, digitalizzazione, potenziamento lavoro agile”, in attuazione dell’articolo 1, commi 850 – 851, della legge 30 dicembre 2020, n.178, per un importo di euro 7.804.028,20; alla compensazione del maggiore gettito della tassa automobilistica da riservare allo 2 Stato, relativamente agli anni dal 2014 al 2022, in applicazione dell’articolo 1, comma 322, della legge 27 dicembre 2006, n. 296. La Regione Calabria – prosegue la relazione al Bilancio – ha già versato nel 2022 e nel 2023 un importo di circa 13 milioni di euro per gli anni dal 2014 e 2016 e deve prevedere in bilancio la posta di euro 4,3 milioni annui fino al 2029; al riversamento allo Stato che la Regione è chiamata ad assolvere a titolo di restituzione pluriennale delle somme ricevute in eccesso a titolo di ristori a causa dall’emergenza Covid 19 rispetto alle entrate derivanti dalle attività di lotta all’evasione, di cui all’art. 111 comma 2 novies Dl 19.05.2020 n. 34, convertito con modificazioni dalla legge 17 luglio 2020, numero 77. Per la Calabria l’importo è pari ad euro 2.230.289,47 a decorrere dal 2022 fino al 2040; agli effetti dell’annullamento dei debiti di importo fino a euro 1.000,00, contenuti nelle cartelle affidate all’agente della riscossione dal 2000 al 2015, che determinano la quasi totale cancellazione di crediti regionali a titolo di tassa automobilistica, in quanto l’importo medio della stessa è inferiore a euro 200,00. Lo Stato, nel legiferare, non ha previsto né la compensazione per queste minori entrate per gli enti territoriali né si è fatto carico del rimborso delle relative spese di notifica e spese connesse allo svolgimento delle procedure esecutive che sono, al contrario, poste in carico agli enti per provvedimento di legge. Oltre al danno la beffa, poiché a causa dei precedenti analoghi provvedimenti governativi, la Regione Calabria deve versare ad Agenzia delle Entrate – Riscossione circa 1,7 Meuro suddivisi in rate ventennali. Per la Regione Calabria l’esborso complessivo ammonta, pertanto, a circa 30 milioni di euro annui, sottratti integralmente alla possibilità di attuare una pur minima manovra di bilancio».

Le (nere) prospettive future

La Regione guarda in prospettiva e non c’è di che stare allegri: «Se i tentativi messi in campo dal sistema delle Regioni, attraverso tutta una serie di emendamenti al Ddl, tesi quantomeno ad attenuare l’impatto della recente ed inattesa disposizione, non dovessero andare a buon fine, il nuovo balzello costituirà, in aggiunta alle criticità sopra evidenziate, un serio ostacolo alla disponibilità delle risorse autonome sulle quali la Giunta, prima, e il Consiglio poi possono intervenire con scelte di natura discrezionale. Ciò – si legge ancora nella relazione al Bilancio – è ancora più vero se si considera che la manovrabilità delle risorse disponibili, potenzialmente attuabile ed in capo alla piena discrezionalità del decisore politico, si scontra con la rigidità creata per un verso da una spesa storica a legislazione vigente, in gran parte destinata a settori sensibili (politiche sociali, trasporti, forestazione, lavoratori precari, etc.) e, per l’altro, dalla necessità di garantire il funzionamento della macchina amministrativa, le spese obbligatorie derivanti da contratti e dal servizio del debito e per far fronte agli accantonamenti previsti dal combinato disposto delle regole di finanza pubblica tese a preservare gli equilibri del bilancio regionale nel breve-medio periodo». (a. cant.)

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