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‘Ndrangheta in Toscana, rifiuti tossici delle concerie. Chiesto il giudizio per 30 indagati

Tra gli imputati, politici, dipendenti pubblici e imprenditori ritenuti collegati al clan Gallace di Guardavalle, e sei aziende

Pubblicato il: 08/01/2024 – 14:34
‘Ndrangheta in Toscana, rifiuti tossici delle concerie. Chiesto il giudizio per 30 indagati

FIRENZE La procura di Firenze ha chiesto il rinvio a giudizio per 30 indagati tra persone fisiche e aziende, coinvolti nell’inchiesta sul keu, i fanghi tossici di risulta prodotti dagli scarti della concia delle pelli dalle fabbriche di Santa Croce sull’Arno e che secondo gli inquirenti sono stati smaltiti illecitamente in vari luoghi e siti toscani. A darne notizia è l’agenzia Ansa. L’udienza preliminare si aprirà il prossimo 12 aprile davanti al giudice Gianluca Mancuso. Tra gli imputati, esponenti politici, dipendenti pubblici e imprenditori ritenuti collegati al clan di ‘ndrangheta Gallace di Guardavalle e sei aziende. Tra le accuse dell’inchiesta, a vario titolo, ci sono quelle di associazione per delinquere finalizzata alle attività organizzate di traffico illecito di rifiuti e inquinamento ambientale, corruzione in materia elettorale e di indebita erogazione di fondi pubblici danni della pubblica amministrazione, falso e impedimento del controllo da parte degli organi amministrativi e giudiziari.
Nel dettaglio, la procura ha chiesto il rinvio a giudizio per 24 tra politici locali, dirigenti di enti pubblici e imprenditori, e sei aziende, tutti coinvolti, con numerose accuse e a vario titolo nell’inchiesta. Tra gli indagati, rischiano di andare alla sbarra Ledo Gori, ex capo gabinetto del presidente della regione Eugenio Giani, il funzionario regionale all’ambiente Edo Bernini, il consigliere regionale Pd Andrea Pieroni, ex presidente della provincia di Pisa, e la sindaca di Santa Croce sull’Arno (Pisa), Giulia Deidda. Ad Andrea Pieroni è stato contestato il reato di corruzione elettorale. Per l’accusa, si sarebbe impegnato a far approvare un emendamento sui rifiuti Keu per ottenere i voti del distretto conciario alle elezioni regionali toscane del maggio 2020. L’emendamento che puntava a esonerare il Consorzio di depurazione Aquarno dall’obbligo di sottoporsi alla procedura di autorizzazione integrata ambientale, passò in Consiglio regionale. Ma la norma fu poi abrogata dallo stesso Consiglio nel maggio 2021 a cinque mesi dall’esplosione dell’inchiesta con arresti e sequestri. Pieroni secondo l’accusa chiese “esplicitamente un aiuto elettorale ai vertici del comparto” conciario ricordando l’impegno profuso per l’approvazione dell’emendamento. Ancora da candidato alle regionali avrebbe dato la disponibilità ad apportare modifiche solo apparenti alla norma regionale impugnata, così da rendere inammissibile il ricorso già pendente davanti alla Corte Costituzionale. La procura contesta alla sindaca Giulia Deidda, accusata di associazione per delinquere, di aver svolto un ruolo di raccordo tra la politica e gli imprenditori nella raccolta di contributi elettorali orientandoli in favore dei candidati politici che dimostravano maggiore sensibilità alle istanze dei conciatori. Si sarebbe attivata perché le nomine dei vertici degli enti di controllo e sulle attività di Aquarno fossero gradite agli imprenditori. Infine avrebbe fatto pressioni sul presidente della Regione Eugenio Giani perché confermasse Ledo Gori nel ruolo di capo Gabinetto. Ledo Gori, ritenuto concorrente esterno dell’associazione per delinquere costituita dagli imprenditori, insieme a Edo Bernini si sarebbe adoperato per fare ottenere, rilasciare o posticipando illegittimamente autorizzazioni ambientali in favore del Consorzio Aquarno.

Pieroni: «Indagato per fatti secondari»

«Nelle migliaia di pagine di atti depositate non c’è una riga che accosti la mia persona alla “questione” Keu, rispetto alla quale sono del tutto estraneo. L’indagine della procura di Firenze ha accertato come non mi sia intascato denaro, né abbia percepito altre utilità per avvantaggiare privati nello svolgimento della mia attività legislativa di consigliere regionale. Viene tuttavia mantenuta nei miei confronti un’accusa diversa, quella di cosiddetta corruzione elettorale, priva di qualsiasi fondamento. A tal fine viene rispolverata una norma di 70 anni fa». Così il consigliere regionale Pd Andrea Pieroni, tra i 24 indagati. «Ma in sede di udienza preliminare, dove potrò difendermi davanti ad un giudice – aggiunge in una nota -, sono convinto che anche questa accusa cadrà. Nelle vicende che mi riguardano ho agito sempre lecitamente, nel rispetto delle regole, nella mia qualità di rappresentante di un territorio, la provincia di Pisa, che annovera la gran parte di uno dei distretti produttivi più importanti e rilevanti del Paese, il distretto conciario». Il consigliere regionale ricorda che «l’emendamento che ho sottoscritto insieme ad altri colleghi, presentato in aula con modalità consentite dai regolamenti consiliari, illustrato dal presidente dell’Assemblea, fu approvato senza voti contrari dal consiglio regionale il 26 maggio 2020, in un momento in cui le elezioni erano ancora lontane, e le liste con le candidature erano di là da venire». Pe Pieroni «gli effetti che da quella modifica normativa sarebbero scaturiti non erano ad personam, ma avrebbero risposto a questioni che provenivano dal territorio e dalle categorie socioeconomiche che vi operano, con le quali la politica non può non interfacciarsi, se non vuole tradire la sua funzione». «Confermo la mia fiducia – conclude – in un esito che vedrà riconosciuta la mia piena estraneità all’addebito che mi viene contestato». 

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