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Enogastronomia, Crocco: «Un comparto per uscire dalla marginalità nelle aree interne»

Il presidente della Confederazione degli italiani nel mondo del Nord America lancia la sfida: «Serve strategia e alta formazione»

Pubblicato il: 31/01/2024 – 10:05
di Roberto De Santo
Enogastronomia, Crocco: «Un comparto per uscire dalla marginalità nelle aree interne»

NEW YORK Occorre creare una percezione positiva a livello internazionale delle produzioni enogastronomiche calabresi. E per fare questo c’è la necessità di un approccio strategico e di una formazione specifica della classe imprenditoriale. Ne è convinto Alessandro Crocco, un imprenditore con una lunga e diversificata carriera in settori quali l’immobiliare, il capital investment e il food and beverage. Nato 36 anni fa ad Acri, Crocco è presidente della “Confederazione degli Italiani nel Mondo” (C.i.m.) Nord America, la più grande organizzazione associativa dei cittadini residenti all’estero, nonché confederativa delle loro associazioni locali.
Nel suo background, il conseguimento del “Bachelor in Business e Relazioni Internazionali” presso l’Università del Minnesota, USA e collaborazioni con istituzioni di elevato prestigio, tra cui la University of Minnesota, Cornell University, Notre Dame e la Pontificia Università della Santa Croce. Crocco è anche membro della “Consulta dei Calabresi all’estero” della Regione Calabria. Dove svolge un ruolo consultivo e propositivo, focalizzato sul consolidamento delle relazioni con la vasta diaspora calabrese a livello globale.
Da New York, dove vive, riesce ad avere una prospettiva diversa e anche più reale delle strategie da metter in campo per far decollare uno dei settori chiave, per rilanciare l’export regionale: l’enogastronomia. Un comparto che potrebbe far uscire dalla marginalità soprattutto le aree interne della regione, contribuendo a bloccare l’esodo dei calabresi.

Le produzioni enogastronomiche potrebbero incidere maggiormente sullexport calabrese

La Calabria, nonostante abbia un enorme patrimonio enogastronomico, la sua produzione non è molto conosciuta all’estero. I dati sull’export ne dimostrano i limiti, da cosa dipende?
«La limitata notorietà internazionale dei prodotti enogastronomici calabresi può essere attribuita a vari fattori. Potrebbe derivare anche da sfide logistiche e di distribuzione che rendono difficile la presenza di prodotti calabresi sui mercati esteri. La complessità delle procedure doganali e la mancanza di consapevolezza sulle normative internazionali possono costituire ulteriori ostacoli. Superare questi limiti richiede un approccio strategico che coinvolga la promozione efficace, la gestione logistica ottimizzata e la consapevolezza delle normative internazionali».

Nei decenni sono state stanziate ingenti somme dei fondi europei per incrementare il livello dellexport calabrese

Eppure le risorse soprattutto europee per incrementare l’export nel settore agricolo ci sono e ci sono state. Cosa non sta funzionando?
«Nonostante la presenza di risorse, soprattutto a livello europeo, destinate ad incrementare l’export nel settore agricolo, alcune sfide possono incidere sull’efficacia di tali investimenti. Tra le cause possibili, emerge la necessità di migliorare la gestione e l’allocazione di tali risorse per garantire un impatto significativo. Potrebbero esserci ostacoli burocratici o inefficienze nella distribuzione delle risorse che limitano la loro efficacia. Inoltre, potrebbe essere necessario rivedere e adeguare le strategie di utilizzo di queste risorse per affrontare specifiche esigenze del settore agricolo calabrese. Ciò può coinvolgere la promozione di iniziative formative per gli operatori del settore, migliorare l’accesso ai mercati internazionali, o implementare strategie di branding e marketing per i prodotti agricoli. La sfida, principale, è anche legata ad una maggiore sinergia tra enti pubblici e privati».

La produzione dellolio rappresenta una delle principali risorse dellagricoltura calabrese

Crede anche che la classe imprenditoriale calabrese non sia sufficientemente preparata?
«In un panorama economico sempre più interconnesso, l’investimento nella formazione continua diventa cruciale per fornire agli imprenditori le conoscenze tecniche necessarie a navigare le complesse dinamiche dei mercati globali. La formazione specializzata non solo contribuisce a consolidare la preparazione degli imprenditori, ma rappresenta anche un elemento chiave per affrontare con successo le sfide e le opportunità specifiche presenti nei contesti internazionali».

La cipolla rossa di Tropea, uno dei prodotti di eccellenza calabresi

Negli ultimi anni c’è stato un maggiore impegno per innalzare ancor di più la qualità dei prodotti enogastronomici calabresi. Secondo lei si è fatto abbastanza?
«È vero si è assistito a un notevole sforzo per elevare la qualità dei prodotti enogastronomici calabresi, un segnale positivo di un impegno crescente verso l’eccellenza. Tuttavia, per consolidare e potenziare ulteriormente questo progresso, potrebbe essere opportuno implementare strategie specifiche. Queste potrebbero includere iniziative collaborative che coinvolgano attivamente gli attori del settore, promuovendo la condivisione di best practices, l’adozione di standard qualitativi elevati e la valorizzazione delle caratteristiche distintive dei prodotti locali. Inoltre, un’attenzione particolare potrebbe essere dedicata alla promozione della sostenibilità, dell’innovazione e della tracciabilità lungo l’intera filiera produttiva. Questi elementi non solo contribuiscono a consolidare la qualità dei prodotti ma rappresentano anche fattori chiave per rispondere alle crescenti aspettative dei consumatori globali. In sintesi, mentre si sono compiuti progressi significativi, un impegno continuo e coordinato potrebbe contribuire a posizionare in modo ancora più forte i prodotti enogastronomici calabresi come eccellenze sul palcoscenico internazionale».

Il presidente Alessandro Crocco, durante una manifestazione del Comites New York

Lei rappresenta la grande comunità di italiani che vivono negli Stati americani del Nord, qual è – a suo parere – il livello di conoscenza tra i connazionali dei prodotti agricoli calabresi?
«Al di là del legame affettivo che gli italiani all’estero possono avere con la cucina del loro paese d’origine, è essenziale trasformare questa connessione emotiva in opportunità commerciali. Una maggiore strategia di comunicazione potrebbe coinvolgere campagne pubblicitarie mirate, presenza attiva sui social media e partnership con influencer gastronomici. L’obiettivo sarebbe quello di posizionare i prodotti agricoli calabresi come scelta preferita non solo per il loro valore culturale, ma anche per la loro eccellenza e qualità intrinseca. Questo approccio potrebbe contribuire a diversificare il modo in cui i prodotti calabresi sono percepiti e consumati a livello internazionale, aprendo nuove opportunità di mercato e consolidando relazioni commerciali durature».

Quali dovrebbero essere le priorità per mettere in campo una strategia finalizzata ad intercettare quote consistenti di mercato estero da parte delle produzioni agricole calabresi?
«Per implementare una strategia finalizzata a intercettare quote consistenti di mercato estero per le produzioni agricole calabresi, è necessario adottare un approccio olistico che coinvolga diversi aspetti chiave. A partire dalla valorizzazione della qualità. Per fare questo occorre concentrarsi sul continuo miglioramento della qualità dei prodotti agricoli calabresi. Investire in tecnologie e pratiche agricole sostenibili che possano garantire standard elevati, rispondendo alle aspettative dei consumatori internazionali. Poi in tema di conoscenza della legislazione, serve acquisire una profonda conoscenza delle normative internazionali che regolamentano l’importazione e l’esportazione di prodotti agricoli. Ciò permetterà alle imprese calabresi di adattarsi rapidamente alle esigenze normative dei diversi mercati esteri. Mentre in tema di formazione degli operatori, vi è la necessità di implementare programmi di formazione specifici per gli operatori del settore agricolo, focalizzati sulla comprensione delle dinamiche dei mercati esteri, sulle strategie di marketing internazionale e sulle tecniche di gestione delle esportazioni. E poi c’è il tema della ricerca e sviluppo: Investire in attività di ricerca e sviluppo per innovare i processi produttivi e creare prodotti unici che possano distinguersi sul mercato internazionale. La diversificazione dell’offerta potrebbe aumentare l’attrattiva dei prodotti calabresi».

Sono i giovani soprattutto che lasciano la Calabria rendendo le aree interne spopolate

Lei ha scelto di svolgere la sua attività all’estero. Sono molti i calabresi che ogni anno lasciano la Calabria impoverendo sempre più soprattutto le aree rurali ed interne. Sotto questo profilo, cosa sarebbe necessario per spingere, in particolar modo, i giovani a rimanere nella regione?
«Il mio percorso all’estero è stato guidato dalla ricerca di opportunità per la mia realizzazione personale. Come molti, ho scelto di emigrare per inseguire sogni e investire nel mio sviluppo personale e professionale. È importante sottolineare che non esiste alcuna certezza nel raggiungere gli obiettivi, ma con determinazione, caparbietà, studio e lavoro è possibile superare le aspettative. Il successo, per me, va al di là dei meri risultati finanziari; è la realizzazione che mi rende libero e felice. Ho costruito il mio percorso seguendo il vero “sogno americano”, caratterizzato da sacrificio, lavoro, abnegazione, studio e uno spirito d’intraprendenza. È fondamentale comprendere che in America nulla viene offerto o regalato; il successo si conquista con il merito e distinguendosi dagli altri. Oggi, più che mai, è essenziale invertire la rotta e promuovere il ritorno dei talenti calabresi che hanno scelto di emigrare. Contrastare l’esodo dei giovani implica non solo creare nuove opportunità, ma anche valorizzare e attrarre indietro coloro che hanno acquisito esperienze e competenze all’estero. Riportare a casa i talenti emigrati è una strategia fondamentale per contribuire allo sviluppo sostenibile della Calabria, creando un circolo virtuoso di crescita economica e culturale». «Promuovere la ricchezza culturale della Calabria contribuisce a creare un legame emotivo e identitario, rendendo la regione più attraente per i residenti. Infine, coinvolgere attivamente i giovani nella definizione delle politiche locali è cruciale. Dando loro una voce attiva, si promuove un senso di appartenenza e si contribuisce a creare un ambiente che rispecchia le aspirazioni della nuova generazione. In sintesi, mantenere i giovani in Calabria richiede un approccio olistico che comprenda formazione, occupazione, supporto finanziario, accesso al credito, investimenti tecnologici, valorizzazione culturale e coinvolgimento attivo nella vita della comunità. Solo attraverso un impegno integrato in queste aree possiamo costruire un futuro sostenibile e prospero per la Calabria». (r.desanto@corrierecal.it)

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