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Il costo delle intercettazioni e il processo «fattore di ricchezza»

Le procure contrarie al “budget” ipotizzato dal ministro Nordio. A Catanzaro, «spesa per le intercettazioni abbassata del 50%»

Pubblicato il: 05/02/2024 – 9:18
Il costo delle intercettazioni e il processo «fattore di ricchezza»

COSENZA Un budget imposto alle procure “costrette” a far quadrare i conti per portare a termine indagini e inchieste. Il ministro della giustizia Carlo Nordio ha più volte sottolineato la necessità di intervenire per razionalizzare la spesa di uno strumento utilizzato – a suo dire – in modo «eccessivo, sproporzionato, nel numero e nei costi rispetto ai risultati». Non solo, l’utilizzo delle captazioni comporta un esborso economico che il Guardasigilli non approva. Inutile, sottolineare come sia diversa la posizione assunta da procuratori e magistrati, impegnati nella lotta alla mafia. Il Corriere della Calabria, alcune settimane fa, ha raccolto le dichiarazioni sul punto del procuratore della Dda di Reggio Calabria Giovanni Bombardieri. Sicuramente non possono esserci a priori previsti dei budget per delle attività che non sono preventivabili. Ogni indagine ha una proiezione, uno sviluppo che non è preventivabile inizialmente», dice Bombardieri che aggiunge: «arrivare a un certo tetto di spesa e sapere di non poter più procedere con uno strumento fondamentale per le indagini, quello delle intercettazioni, penso sia difficile da immaginare». Insomma come si fa a ipotizzare un tetto di spesa se non si conoscono i tempi delle attività investigative? Sul tema si è espresso, sempre al Corriere della Calabria, anche il procuratore di Cosenza Mario Spagnuolo. «L’attuale finanziaria prevede la riduzione dei costi per le intercettazioni e questo non è un segnale favoloso. Il maggior costo sostenuto, in questo momento, nel pianeta di giustizia non è determinato dalle intercettazioni ma dal gratuito patrocinio».

Quanto spendono le procure calabresi?

Sui costi legati alle intercettazioni, per quanto attiene l’utilizzo esercitato dalle procure calabresi, giova riportare le dichiarazioni del procuratore di Napoli, Nicola Gratteri, che alla guida della Dda di Catanzaro aveva previsto «un listino prezzi con il quale abbiamo abbassato la spesa per le intercettazioni del 50%. A questo listino si sono prima adeguate le procure di Napoli e Milano e il 15 dicembre scorso il ministero della giustizia ha fatto entrare in vigore un listino delle intercettazioni con gli stessi standard di costi. Ogni anno in Italia si spendono 200 milioni e il ministro dice che sono troppi ma basta guardare a quanto torna nelle casse dello Stato con sequestri e confische». Il presidente dell’Anm Giuseppe Santalucia dice a La Stampa che «Le inchieste realizzate grazie – anche – alle intercettazioni generano un beneficio all’erario in generale ma anche ai ministeri della Giustizia e dell’interno. Il processo è dunque anche un fattore di ricchezza, ma il ministro sembra quasi legato a un’idea da superare e cioè quella che la giustizia sia solamente un fattore di spesa». Il riferimento è al rapporto costo benefici legato all’utilizzo delle captazioni e al ritorno economico successivo ai sequestri. Ad esempio, a Reggio Calabria «sono stati spesi 7,9 milioni, sequestrati e confiscati beni e contanti per 825 milioni». (f.b.)

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