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Il caso

Lona Lases riprova a partire, alle urne il comune trentino sciolto per ‘ndrangheta

Unico candidato in corsa Antonio Giacomelli. Il comune è senza sindaco da oltre 3 anni, dopo la bufera giudiziaria dell’inchiesta “Perfido”

Pubblicato il: 25/02/2024 – 13:46
Lona Lases riprova a partire, alle urne il comune trentino sciolto per ‘ndrangheta

LONA LASES Dopo tre anni senza sindaco e due gestioni commissariali, Lona Lases, in Trentino, torna alle urne. Il paese della val di Cembra travolto dal primo processo sulle infiltrazioni dell’ ‘ndrangheta nel tessuto economico del porfido, che per tre turni elettorali non ha espresso alcuna lista o non ha raggiunto il quorum necessario per una nuova amministrazione rimanendo commissariato. Stavolta ci proverà l’avvocato Antonio Giacomelli, della lista “Lona Lases bene comune”, a convincere i 693 elettori ad andare alle urne.
Al centro del caso, l’inchiesta “Perfido”, il primo processo per infiltrazioni dell’ndrangheta in Trentino, che con le condanne in primo grado e in appello ha determinato la presenza di una cosca reggina nel tessuto economico del porfido. L’eventuale ballottaggio è previsto il 10 marzo.

Le mani dei Serraino in Trentino

Il comune che conta solo 900 abitanti, abbarbicato tra le montagne a pochi chilometri da Trento e spesso stracolmo di neve della Val di Cembra è stato sconvolto da un’inchiesta che ha disvelato i legami strettissimi tra clan, politica locale e rete imprenditoriale. A squarciare il velo la Direzione distrettuale antimafia di Trento che il 15 ottobre del 2020 ha lanciato l’operazione “Perfido” , un’inchesta che ha rivelato come il Trentino sia da trent’anni terra di conquista per la mafia calabrese.

L’operazione “Perfido” del Ros dei carabinieri che ha scoperchiato la presenza della ndrangheta nella zona

Si tratta della cosca Serraino di Cardeto, il piccolo paesino dell’Aspromonte. Stando alle ricostruzioni degli inquirenti a fare il bello ed in cattivo tempo sarebbe Innocenzio Macheda, esponente di spicco del clan reggino. Sulla carta imprenditore ma nella realtà, non si sarebbe fatto alcun problema ad intimidire a suon di bastonate anche i lavoratori percuotendoli «come i Santi di Reggio», si legge in un’intercettazione. Sempre secondo quanto emerso dell’inchiesta il suo braccio destro sarebbe Domenico Morello, ambasciatore diretto con i clan reggini che si sono dimostrati particolarmente sensibili alle attività del porfido in Trentino, da cui il nome dell’operazione.
Stando alle indagini, le cosche quel business sarebbe risultato utile a reinvestire i capitali sporchi. Alleati di Macheda, sarebbero stati i fratelli Giuseppe e Pietro Battaglia, importanti imprenditori del porfido in Val di Cembra. Sarebbero loro, secondo gli inquirenti, l’anello di congiunzione tra i due mondi grazie alle risorse garantite dai clan avrebbero acquisito le prime aziende nella zona. La Distrettuale di Trento ipotizza che «le costosissime acquisizioni di imprese siano avvenute con il riciclaggio di denaro della ‘ndrangheta». In un’intercettazione agli atti dell’inchiesta è la stessa madre di Macheda a rivelare che per aprire una ditta di porfido lei a Battaglia avrebbe inviato «tantissimo denaro, nell’ordine di milioni».
Un’infiltrazione nel tessuto economico della zona che, stando alle indagini della Distrettuale trentina, sarebbe avvenuto per anni attraverso la scelta della cosca di mantenere un profilo basso. Prima s’inizia con l’acquisto di cave facendo girare soldi puliti, inserendosi della società civile locale e poi il salto di qualità.
Un salto che avviene tra il 1999 ed il 2000 quando, secondo la ricostruzione degli inquirenti, i fratelli Battaglia acquistano la grande cava di Camparta, oggi il più grande sito estrattivo di porfido del mondo.
Una vicenda che non era passata inosservata tanto da finire nel mirino della Guardia di Finanza. Questo perché, scrive il Gip nelle carte dell’operazione “Perfido”, i Battaglia fanno un’offerta da 12 miliardi delle vecchie lire, il doppio del valore della cava.
Ma nello stesso tempo Giuseppe Battaglia entra a pieno titolo nel tessuto sociale dopo aver sposato la trentina, Giovanna Casagranda. Tutto è pronto per il salto anche nella politica, Giuseppe nel 2001 diventa consigliere comunale e dal 2005 al 2010 è assessore alle cave del comune di Lona Lases. Mentre il fratello Pietro da gennaio 2011 è divenuto consigliere del demanio civico di Lases. Una posizione decisamente strategica per il rilascio delle concessioni utili all’estrazione e lavorazione del porfido. Il cerchio così si sarebbe chiuso e la cosca venuta da Cardeto, sempre secondo l’accusa, avrebbero preso il controllo dell’intera filiera produttiva gettando un’ombra sull’intera comunità del piccolo centro trentino. Fino all’operazione della Distrettuale che ha disarticolato gli interessi della cosca, ma evidentemente non ha eliminato la paura tra i cittadini della Valle. Almeno a giudicare dalla difficoltà di far svolgere regolarmente una tornata elettorale fino ad oggi.
Ora questo nuovo tentativo che se andrà in porto restituirà un’amministrazione comunale alla cittadina del Trentino. (rds)

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