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Sinistra e neoliberismo: breve storia di un matrimonio riparatore

di Francesco Bevilacqua

Pubblicato il: 29/02/2024 – 16:18
di Francesco Bevilacqua*
Sinistra e neoliberismo: breve storia di un matrimonio riparatore

L’avevo acquistato solo per il titolo, “La felicità negata” (Einaudi, 2022): credevo si trattasse di una breve storia della felicità. Non ero certo che l’autore fosse “quel” Domenico De Masi: il decano della sociologia italiana, scomparso a settembre del 2023; un signore empatico ed autorevole, che, nei talk televisivi, interloquiva serenamente con conduttori maleducati ed opinionisti spocchiosi. Ho incrociato il libro del prof. De Masi, in libreria, per caso, e l’ho preso di getto. Poi, una volta a casa, mi sono immerso nella lettura, senza fretta, sottolineando e chiosando. Come non mi capitava da tempo. Perché il libro – con leggerezza inusuale per il prodotto di un accademico italiano – fa luce su un enigma che mi tormenta da anni: com’è che la sinistra occidentale è divenuta la sposa in un matrimonio riparatore con il pensiero neoliberista; che, notoriamente, dovrebbe stare con la destra, avendo avuto come degni rappresentati Ronald Regan e Margaret Thatcher.

Quante discussioni con amici che “tifano” per la sinistra dei partiti europei ed americani. Quante critiche per il mio disincanto politico: “se non voti diventi responsabile dello sfascio”. Ecco, il libro di De Masi ce lo spiega bene, “lo sfascio”, di cui è corresponsabile anche la sinistra occidentale. La felicità che è nel titolo fa riferimento, invece, alla rinuncia, da parte di quella stessa sinistra, a combattere le disuguaglianze fra ricchi e poveri. Disuguaglianze esponenzialmente cresciute perfino dopo le congiunture più drammatiche: la crisi dei Subprime del 2008, il Covid, le guerre. Che avrebbero dovuto impoverire tutti e non solo i poveri, come in realtà è accaduto.

De Masi, nel libro, rievoca l’annessione della sinistra occidentale alle scuole di pensiero neoliberiste come quella di Vienna, dei von Hayek, dei von Mises, e quella di Chicago, dei Milton Friedman. Nonostante i leader di sinistra provenissero dalla critica marxista, avessero simpatie per l’opposta Scuola di Francoforte, degli Adorno, dei Fromm e dei Marcuse, avessero militato nelle file della socialdemocrazia europea e avessero riferimenti ideali, in economia, nelle politiche keynesiane che resuscitarono gli USA dopo la grande depressione del ‘29. E racconta del loro divorzio burrascoso con l’idea che le disuguaglianze sociali ed economiche si possano e si debbano combattere promuovendo una felicità alla portata di tutti.

Il neo-liberismo è una dottrina filosofica ed economica che insiste sui concetti del mercato libero, del “lasciar fare” ai capitali privati, della concorrenza, è contraria all’interventismo statale e, sul piano politico, è fieramente anticollettivista, anticomunista, perora l’individualismo e la “società aperta”, e dovrebbe essere contro ogni regime totalitario. Uso il condizionale perché scopriamo, non solo da De Masi, che gli economisti neoliberisti hanno finito per offrire supporto a regimi dittatoriali di destra come il Cile di Pinochet.

De Masi, dunque, racconta come gli economisti neoliberisti abbiano saputo essere – a differenza dei loro oppositori socialdemocratici – lobbisti di sé stessi, occupando le università, infiltrandosi nei consigli di amministrazione delle grandi corporation (che finanziavano i loro club), consigliando i governi. Ed è stato proprio con questi metodi “mercantili” che hanno finito per annettersi quasi tutti i partiti di sinistra dell’Occidente: i democratici USA, i laburisti britannici, i socialdemocratici tedeschi, i socialisti francesi e spagnoli, gli ex comunisti italiani. Non meravigliamoci – aggiungo io – se poi un Tony Blair (ex premier laburista britannico) finisce per offrire consulenze a banche d’affari come JP Morgan e Zurich Financial, o un Gerhard Schröder (ex premier socialdemocratico tedesco) divenga manager in colossi finanziari come Gazprom, o il nostro immaginifico Matteo Renzi si lanci in consulenze milionarie per i nababbi arabi. Questi leader di sinistra hanno combattuto le disuguaglianze: le proprie. Hanno strenuamente cercato la “felicità”: la loro.

Per farla breve, ecco svelati, in poco più di cento pagine, i dubbi che mi rodevano da anni: perché la sinistra occidentale non ha più nulla a che fare con le idee di sinistra (quelle, ad esempio, di cui parlava Bobbio nel suo famoso saggio “Destra e sinistra”); perché ha abbracciato il più bieco militarismo; perché è quasi sempre la sua insipienza alla base dell’affermazione delle destre. Dinanzi a tanta incoerenza, finisce sempre che gli elettori fluttuanti, ad una brutta copia della destra preferiscano l’originale.

E cosa ci dice il libro sulla felicità? Ci dice che nonostante le rassicurazioni ottimistiche dei neoliberisti, l’infelicità è ovunque: fra i poveri, gli ultimi della Terra, deprivati di beni essenziali, qualità della vita, diritto ad un ambiente sano, assistenza medica, dignità; e fra i ricchi, visto che, secondo studi sempre più concordanti, l’avere troppo fa venir voglia di avere di più e quando si ha di più, i grattacapi e le ansie aumentano più velocemente delle soddisfazioni. Sicché, il “paradosso di Easterlin” (dal nome del primo economista che nel 1974 pubblicò una ricerca in tal senso) rende infelici sia il senzatetto che dorme nella stazione di Roma, sia l’Elon Musk che sogna di sbarcare su Marte.

Concluderei, dunque, questa recensione – che somiglia molto più allo sfogo di un amante tradito – parafrasando una battuta già sentita ma che torna sempre efficace: ipotizzo cioè che forse, se volessimo davvero aumentare il gradiente della “felicità”, individuale e collettiva, delle nostre amate democrazie occidentali, prima ancora di blaterare sul “battere le destre”, sarebbe opportuno che certi partiti cominciassero a dire e fare realmente qualcosa di sinistra. Ammesso che quel qualcosa esista ancora. E forse scoprirebbero, come diceva Keynes, che «il libero mercato è mosso da spiriti animaleschi, non dalla ragione».

*Avvocato e scrittore

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