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Autonomia, Occhiuto: «Non siamo fessi». E rilancia: «Serve una forte classe dirigente per il Sud»

Il presidente della Regione Calabria è intervenuto in collegamento all’incontro che si sta svolgendo a Palermo. «Dare moneta, vedere cammello»

Pubblicato il: 02/03/2024 – 15:02
Autonomia, Occhiuto: «Non siamo fessi». E rilancia: «Serve una forte classe dirigente per il Sud»

PALERMO «Nessun pregiudizio nei confronti dell’autonomia differenziata perché faremmo l’errore di quelli che vogliono semplicemente trincerarsi dietro un approccio rivendicativo». Lo dice Roberto Occhiuto, presidente della Regione Calabria, intervenendo in collegamento telefonico alla tavola rotonda sull’autonomia differenzia che si sta svolgendo a Palermo. «Ma non siamo fessi e non ci faremo fregare – continua – Quindi, alla domanda che cosa dovrebbe fare Forza Italia rispetto all’autonomia differenziata, in maniera molto meno aulica di quello che richiederebbe un dibattito così importante, noi diremo ‘dare moneta, vedere cammello’. Se non ci sono le risorse per finanziare i fabbisogni standard, allora le intese ai sensi dell’autonomia non si devono fare. Rilevo, però, che questa discussione sull’autonomia differenziata è servita a far progredire velocemente il dibattito a livello nazionale sui Lep», conclude Occhiuto.
«Credo che oggi se le regioni del Sud avessero gruppi dirigenti capaci di un pensiero forte potrebbero vivere quello che hanno vissuto nei decenni passati le regioni del Nord, quando si sono avvantaggiate dal fatto di essere prossime al motore di sviluppo dell’Europa» ha detto ancora Occhiuto.
«Dovremmo imparare a rappresentare le nostre regioni non come una fucina di problemi ma di potenziali risorse. Vorrei che ci fosse un pensiero forte nel Mezzogiorno – continua Occhiuto – capace di strutturare linee di politica nazionale di sviluppo locale, che faccia leva su quelli che sono gli interessi del territorio. Non mi riferisco solo ai gruppi dirigenti politici, anche se credo che ci sia purtroppo una povertà maggiore rispetto alla ricchezza dei decenni passati. La cassa del Mezzogiorno si deve alla lungimiranza di alcuni politici del Sud ma anche a quella di alcuni economisti. Ma fatte le dovute eccezioni, c’è un pensiero debole anche nel ceto intellettuale del Mezzogiorno. Ci limitiamo a rivendicare le nostre richieste nei confronti delle regioni del Nord senza avere una ipotesi di sviluppo». (redazione@corrierecal.it)

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