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I LUOGHI

Cosenza, il restauro nell’ex quartiere fascista della prima mafia e delle prostitute

Lungo il Busento, al cantiere di Agenda Urbana (ormai in dirittura di arrivo) si aggiungerà l’intervento sulla fontana del Balilla

Pubblicato il: 17/04/2024 – 10:14
di Eugenio Furia
Cosenza, il restauro nell’ex quartiere fascista della prima mafia e delle prostitute

COSENZA Si copre il viso (o forse non voleva vedere lo sviluppo della città a nord), come uno dei giganti della fontana dei Quattro Fiumi a piazza Navona, Roma. Però siamo a Cosenza, anche lei città d’acqua dai sette colli: nel triangolo formato dall’intersezione di due strade – una specie di riduzione del tridente romano formato dalle vie di Ripetta, del Corso e del Babuino su piazza del Popolo – ecco stagliarsi lo spigoloso Balilla. Con le sembianze del Duce (ma coi capelli) e il mutandone tenuto da una cinghia, questa statua ha fatto ombra a generazioni di cosentini, fossero le famiglie ritratte dal fotografo di strada ai tempi del boom post-bellico durante l’Expo su lungofiume Tripoli (1950: 1ª fiera di Cosenza, fortunatamente le Cupole geodetiche ancora non c’erano!) o i vitelloni liceali in versione Amici Miei nel politicamente scorrettissimo “lucciole tour” officiato in utilitarie traboccanti nel dopo-pizza degli anni 80-90, tempi di guerre di mafia, prostituzione e coprifuoco.
La notizia dell’annuncio del restauro di una delle statue più iconiche della città si porta appresso le storie sedimentate su quei marmi fascisteggianti.
Era questo il luogo dove a inizio (XX) secolo le cantine facevano da proscenio a risse e sfide di coltello come quelle che portarono all’omicidio di “Za Peppa” (Francesco De Francesco), in pieno distretto Riforma-Rivocati poi regno della premiata ditta Bacco & Pennino, delimitato a est dalla spianata di piazza Tommaso Campanella – oggi via Sertorio Quattromani – con la chiesa di San Nicola sul lato nord, poi smembrata per fare largo al basolato e infine all’odierno asfalto nella via d’ingresso al centro storico, la stessa da cui passò Carlo V nel Cinquecento. Qui, in un palazzotto padronale, abitava la famiglia Rodotà: il piccolo Stefano raccontò del panificio da cui loro, nobili arbereshe, si fornivano; poi divenuto rosticceria e oggi risucchiato nella mortalità infinita del turn over delle insegne.
È una cerniera tra città vecchia e nuova – con interventi edilizi importanti negli stessi luoghi colpiti dai bombardamenti del 1943 – che oggi rinasce anche grazie a uno dei cantieri di Agenda Urbana (qui la notizia): il cinema Italia-Tieri che ospiterà un auditorium all’aperto molto evocativo e dall’aspetto vagamente funebre (sembra un cimitero militare) nelle sedute bianche esterne a cassettoni su prato in declivio.

Il nuovo auditorium all’aperto costruito con fondi di Agenda Urbana

Il lungo Busento dove nell’estate 2003 si tennero degli happening di una delle edizioni più riuscite di Invasioni è la zona dove di mattina si aggirano i pazienti del Cim o Csm, centro di igiene o salute mentale: gli ultimi tra gli ultimi, sia se parliamo di malati sia se parliamo di medici, davvero in prima linea, o meglio in frontiera.  
Nella zona di piazza Crispi (nella foto copertina) – toponimo ignoto ai cosentini, per cui è semplicemente «arrìat’i poste» – e via Milelli la strada è tuttora sotto il livello del fiume, un tempo zona di bagni e scampagnate e partite di pallone. Qui, per capire la vera cosentinità ammesso che esista, bisogna fare tappa alla trattoria Miseria e Nobiltà, già Craparo, una sorta di Parolaccia – altro link con la Capitale, in versione bruzia. Paese reale che stride con il fu palazzo delle poste regie poi convertito in centro di intelligence e cyber security ai tempi di Marco Minniti sottosegretario di Renzi. Ma torniamo dove eravamo partiti: il restauro del Balilla.

Piazza Crispi, cantiere sulla fontana, agosto 2011

Un altro passo dell’Unical nel centro storico

La giunta di Palazzo dei Bruzi ha fatto sapere che inizieranno a breve i lavori di restauro della Fontana del Balilla di Piazza Crispi: rinnovata la convenzione già esistente tra il Comune di Cosenza e il Dipartimento di Biologia, Ecologia e Scienze della Terra dell’Università della Calabria per compiere attività di restauro e studio su beni di materiale lapideo di proprietà del Comune, con l’approvazione contestuale del progetto di conservazione e restauro della fontana, dopo che lo stesso dipartimento universitario a seguito di una serie di sopralluoghi ha valutato «lo stato di conservazione e di degrado della Fontana che si presenta ammalorata e bisognevole di interventi».
«La presenza nel nostro centro storico di altri studenti e docenti dell’Università, che saranno direttamente impegnati nelle attività di restauro – ha sottolineato il sindaco Franz Caruso –, sarà salutata come un ulteriore approdo dell’Università nel cuore della città antica dopo l’arrivo, nel complesso di San Domenico, degli studenti che frequentano il corso di scienze infermieristiche». Caruso ha rivolto un particolare ringraziamento all’assessore all’Urbanistica Pina Incarnato «che si è molto spesa per attivare il progetto di conservazione e restauro, unitamente al Presidente della commissione urbanistica, Francesco Turco e alla direttrice del Museo dei Brettii e degli Enotri, Marilena Cerzoso». Il progetto di conservazione e restauro della fontana del Balilla sarà presentato giovedì 18 aprile, alle ore 17 al Museo dei Brettii e degli Enotri: oltre a Caruso e Cerzoso ci saranno Donatella Barca, ordinaria di Petrografia e coordinatrice del corso di laurea in Conservazione e Restauro dei beni culturali dell’Unical, Mauro La Russa, ordinario di Petrografia applicata ai Beni culturali, sempre dell’Unical, e la Presidente del Soroptimist Club di Cosenza, Francesca Stumpo. Previsti gli interventi del prof. Antonio Barbera, sul ruolo del restauratore di beni culturali, delle studentesse e studenti del primo anno del corso di laurea in Conservazione e Restauro dei beni culturali, che illustreranno il restauro della fontana del Balilla, mentre le studentesse e gli studenti del IV anno illustreranno il restauro dei reperti custoditi all’interno del Museo dei Brettii e degli Enotri.

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