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la sentenza

Duplice omicidio Scorza-Hedhli, Francesco Adduci condannato a 21 anni

L’allevatore di 56 anni è l’unico imputato. L’accusa è di aver partecipato con un ruolo al delitto compiuto nel 2022 a Castrovillari

Pubblicato il: 14/05/2024 – 14:58
di Fabio Benincasa
Duplice omicidio Scorza-Hedhli, Francesco Adduci condannato a 21 anni

COSENZA La Corte d’Assise di Cosenza ha condannato l’allevatore Francesco Adduci  alla pena di 21 anni di reclusione, tre anni di libertà vigilata. Il 56enne è unico imputato del duplice omicidio commesso nell’aprile del 2022, quando «due sicari» hanno ucciso Maurizio Scorza, 57enne di Cassano, e sua moglie, la 38enne tunisina Hanene Hedhli. Adduci, per l’accusa sostenuta in aula dal pm della Dda di Catanzaro – Alessandro Riello – avrebbe preso parte al delitto. Per questo motivo la condanna invocata dal pubblico ministero è stata di 24 anni di reclusione. L’imputato è difeso dagli avvocati Cesare Badolato e Giancarlo Greco.
Riello, nella lunga requisitoria conclusa nell’udienza di ieri, ha ripercorso tutte le tappe del duplice agguato mortale soffermandosi sugli elementi cardine dell’accusa. Partendo da come Adduci avrebbe tratto in inganno Maurizio Scorza, all’interno del proprio podere a Castrovillari, dove ad attenderlo c’erano due sicari. L’imputato avrebbe partecipato al proposito criminoso «poi concluso da soggetti ancora ignoti ma appartenenti alla ‘ndrangheta che sta mettendo a ferro e fuoco la Sibaritide. Quella stessa ‘ndrangheta che pensava di compiere l’ennesimo il delitto perfetto, ma non è andata così». Secondo il pm, «Adduci conosce i volti e i nomi di coloro che hanno compiuto il duplice omicidio».

Il delitto

I corpi di Scorza e della compagna, raggiunti da 14 colpi di arma da fuoco, vengono scoperti in una strada di campagna a bordo dell’autovettura Mercedes di proprietà della vittima. Lo stesso e insanguinato perimetro all’interno del quale, il 16 gennaio 2014, vennero ritrovati i corpi senza vita di un bimbo di tre anni, Cocò Campolongo, di suo nonno Giuseppe Iannicelli e della compagna di quest’ultima Ibtissam Touss. I carabinieri hanno rinvenuto il cadavere di Hanene Hedhli sul sedile anteriore, lato passeggero, mentre quello di Scorza nel bagagliaio con a fianco un agnello sgozzato.

La difesa

Ieri, uno dei due avvocati difensori di Adduci, il legale Cesare Badolato aveva concluso la propria arringa sollevando dubbi sulla ricostruzione dell’accusa e dimostrando, a suo dire, la presenza di tutta una serie di elementi che dimostrerebbero l’assoluta innocenza di Adduci. Una tesi, sostenuta anche questa mattina in aula dall’altro legale del collegio difensivo, l’avvocato Giancarlo Greco secondo il quale «mancherebbe il movente per cui Adduci (incensurato) si metterebbe a disposizione dell’organizzazione per eliminare Scorza».

Il commento della parte civile

«La Corte ha accolto la ferma richiesta di condanna formulata dal Pubblico Ministero Riello e dall’avvocato Giorgio Bianco dello Studio Legale Giambrone & Partners per mezzo del quale si erano costituiti parti civili i genitori della donna. Richieste formulate all’esito delle rispettive discussioni argomentate nell’udienza di ieri, nelle quali il Pubblico Ministero ha ripercorso tutti gli eventi, a partire dalla telefonata-trappola dell’Adduci verso l’utenza dello Scorza, all’epoca sottoposta ad intercettazione, con la quale quest’ultimo venne attirato nel podere dell’imputato ove si è consumato il duplice delitto. Telefonata che, come sostenuto dal pm, costituisce l’elemento grazie al quale poi si sono potute verificare tutte le successive condotte, di qui l’importanza rivestita dalla condotta dell’Adduci, il quale ha poi contribuito a ripulire la scena del crimine, individuata nel podere dell’imputato e non nel luogo in cui venne rinvenuta l’auto dello Scorza con i due cadaveri e l’agnello. Ma sono molte altre ancora le prove a carico di Adduci che hanno convinto la Corte circa la sua colpevolezza. La manomissione dell’impianto di videosorveglianza presente all’interno del podere, un’evidente corrispondenza tra gli orari come ricostruiti dalla Pubblica Accusa e quelli dei tabulati e delle telecamere, le relazioni scientifiche svolte dai Ris sui frammenti di vetro rinvenuti nel podere di Adduci, l’inattendibilità della figlia dell’imputato (per la quale era stata richiesta la trasmissione degli atti alla Procura per falsa testimonianza), il silenzio assordante e privo di giustificazioni dello stesso Adduci, il carattere debole e lacunoso delle consulenze depositate dalla difesa, che non sono state in grado di confutare la tesi accusatoria. Un duplice omicidio di stampo chiaramente ‘ndranghetista, che – come poi argomentato in sede di discussione poi dall’Avvocato Giorgio Bianco del Foro di Sassari – ha coinvolto suo malgrado anche Hedhli Hanene, trovatasi nel più classico “posto sbagliato al momento sbagliato». L’avvocato Giorgio Bianco ha posto l’accento sulla «crudeltà riservata alla donna, colpita all’interno dell’abitacolo da ben 12 colpi di pistola da distanza ravvicinata: un intero caricatore». «Un atto ancor più barbaro – ha sottolineato il legale dei coniugi Hedhli – se si considera che, come emerso dalla relazione del perito Dott. Chianello, la Hedhli ha avuto modo di rendersi conto di quello che stava accadendo». A seguito della pronuncia della Corte d’Assise di Cosenza, l’avvocato Giorgio Bianco, «pur esprimendo soddisfazione per l’accoglimento delle proprie argomentazioni e della Procura Distrettuale Antimafia di Catanzaro, ha tuttavia sottolineato come purtroppo – da un lato – i mandanti di tale efferato duplice omicidio siano rimasti ignoti, e – dall’altro lato – ciò che rimane è il dolore immenso di un’intera famiglia, quella di Hedhli, che ancora oggi non riesce a darsi pace di fronte a quanto accaduto la sera del 4 aprile 2022, e con cui dovrà purtroppo conviverci per tutta la vita», «perché – conclude l’Avvocato Bianco – la perdita di un familiare è sempre dolorosa, ma per un genitore non c’è sofferenza più grande che quella di perdere l’affetto più caro che abbia, il proprio figlio». (f.b.)

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