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Il parto a 13 anni, l’infanticidio e l’occultamento: continuano le indagini sull’orrore a Villa San Giovanni

Gli interrogativi su una condizione di degrado e indifferenza che ha spezzato una vita sul nascere e rovinato per sempre quella di una giovane

Pubblicato il: 30/05/2024 – 11:57
di Mariateresa Ripolo
Il parto a 13 anni, l’infanticidio e l’occultamento: continuano le indagini sull’orrore a Villa San Giovanni

VILLA SAN GIOVANNI Occhi puntati sul contesto all’interno del quale si è consumato l’infanticidio che ha scosso Villa San Giovanni in una giornata che sarà ricordata per l’orrore scoperto da alcuni pescatori. È il 26 maggio, una calda domenica mattina, resa speciale a Villa dalla celebrazione delle Comunioni che vedono impegnati i bambini e le loro famiglie nella vicina chiesa. Una festa che in pochi attimi si trasforma in orrore.

Il ritrovamento tra gli scogli

Tra gli scogli, in una darsena, all’interno di uno zainetto da scuola viene trovato occultato dentro un sacchetto di plastica il corpicino di un neonato nato prematuro qualche ora prima. Un mistero che durerà poche ore. Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica e dalla Procura per i minorenni di Reggio Calabria, ed eseguite da polizia e carabinieri dimostrano che a darlo alla luce è stata una ragazzina di appena 13 anni di Villa San Giovanni, affetta da disturbi cognitivi. Una scoperta che apre a scenari ancora più inquietanti di quelli immaginati in un primo momento. La pelle scura del neonato – poi descritta come violacea dai testimoni – aveva fatto pensare all’abbandono da parte di una migrante, alcuni addirittura avevano ipotizzato che il corpicino fosse stato portato lì via mare. Tutte supposizioni che crollano e che – come dicevamo – lasciano spazio ad altri scenari.

Arrestata la madre della 13enne

Le lente degli investigatori puntata sulla famiglia della ragazza e l’autopsia sul corpo del piccolo portano ad una nuova svolta: l’arresto della madre della 13enne, una 40enne di Reggio Calabria, accusata di infanticidio. La donna, poco dopo il parto della figlia, avrebbe ucciso il neonato soffocandolo. Un parto avvenuto tra l’altro presumibilmente in condizioni igieniche precarie. La ragazzina, dopo essere stata rintracciata, viene portata d’urgenza in ospedale per un possibile rischio di setticemia che poi fortunatamente viene scongiurato. Adesso si trova in una struttura protetta.

Continuano le indagini: tanti gli interrogativi a cui rispondere

Ma le indagini continuano e gli occhi sono puntati sul contesto all’interno del quale si è consumato l’orrore. I misteri da svelare e le domande a cui rispondere sono tanti, a partire dall’identità del padre del neonato. Per rispondere a questo sono state disposte sul piccolo le analisi del Dna.
E poi, altre persone erano a conoscenza dell’orrore che si stava consumando? La ragazza, secondo quanto emerso, viveva con la madre e il compagno di quest’ultima, mentre il padre da alcuni anni vive in Toscana e non sarebbe stato a conoscenza di nulla. Come è possibile che nessuno si fosse accorto della gravidanza che aveva portato avanti, fino all’ottavo mese, la ragazza, che frequentava la terza media?
In ambienti investigativi ha trovato conferma la situazione di estremo degrado familiare in cui è maturata la vicenda, tant’è che prende corpo l’ipotesi che la 13enne potesse essere coinvolta in un giro di prostituzione. Un degrado, unito all’indifferenza, che ha spezzato una vita sul nascere e rovinato per sempre quella di una giovane, poco più che bambina. (m.ripolo@corrierecal.it)

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