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Reddito, occupazione e calo della popolazione. I dati di “Noi Italia 2024”

Il rapporto Istat evidenzia le difficoltà del Mezzogiorno

Pubblicato il: 20/06/2024 – 21:19
Reddito, occupazione e calo della popolazione. I dati di “Noi Italia 2024”

ROMA Nel 2023, il tasso di occupazione (20-64 anni) sale al 66,3% (+1,5 punti percentuali rispetto al 2022). Lo rende noto l’Istat nel rapporto “Noi Italia 2024”. Evidente lo squilibrio di genere a sfavore delle donne (56,5% a fronte del 76,0% dei coetanei maschi), rileva l’Istituto, mentre a livello territoriale i divari sono marcati: nel Centro-nord sono occupate oltre sette persone su 10, mentre nel Mezzogiorno solamente cinque persone su 10; gli estremi variano tra il 48,4% di Calabria e Campania e il 79,6% della Provincia autonoma di Bolzano/Bozen. Nel confronto europeo (dati al 2022), pur essendosi ridotto il divario con la media Ue, l’Italia scende all’ultima posizione dei Paesi Ue a seguito del miglior andamento della Grecia; inoltre, per quanto riguarda il divario di genere, peggiora la distanza dal resto dell’Ue. Nel 2023, l’incidenza del lavoro a termine scende al 16,0% (-0,8 punti percentuali rispetto al 2022). La quota dei lavoratori a tempo determinato è più elevata nel Mezzogiorno (21,5%). Al contempo, si registra una lieve riduzione degli occupati part-time, la cui incidenza scende complessivamente al 18,0% con forti differenze tra maschi (8,1%) e femmine (31,5%). In calo il lavoro irregolare che, però, nel 2021 incide ancora in misura rilevante e coinvolge l’11,3% degli occupati. Il Mezzogiorno, prosegue l’Istat, presenta l’incidenza più elevata (15,6%) con la Calabria che registra il valore più alto (19,6%); al Centro è il Lazio a presentare il tasso più elevato (13,6%). Il Nord-est mantiene in media la minor incidenza, con il valore più basso nella Provincia autonoma di Bolzano/Bozen (7,9%). Il lavoro sommerso, oltre a essere maggiormente diffuso nelle unità produttive più piccole, è caratterizzato da forti specificità settoriali: nelle costruzioni il tasso di irregolarità nel Mezzogiorno (19,4%) è più alto della media nazionale di 5,8 punti percentuali; il settore dei servizi presenta una variabilità territoriale più contenuta rispetto agli altri settori.


Per una famiglia su 2 reddito netto sotto i 27mila euro annui. Calabria giù

Nel 2021, il reddito familiare netto medio annuo è di 33.798 euro (2.816 euro al mese), ma essendo la distribuzione dei redditi asimmetrica la metà delle famiglie non supera i 26.979 euro (2.248 euro al mese). La distribuzione del reddito a livello regionale mostra sostanziali differenze: Calabria e Sicilia sono le regioni dove la diseguaglianza, misurata in termini di concentrazione del reddito, è più elevata, mentre la maggiore uniformità nella distribuzione dei redditi si registra nelle Marche e nella Valle d’Aosta/Vallée d’Aoste. La disuguaglianza nella distribuzione del reddito in Italia è superiore alla media Ue. E’ quanto emerge dal rapporto ‘Noi Italia’ dell’Istat. Nel 2022, la spesa media mensile delle famiglie residenti in Italia è pari in valori correnti a 2.625 euro, in marcato aumento (+8,7%) rispetto al 2021, ma la crescita in termini reali è pressoché nulla, per effetto dell’inflazione (+8,7% la variazione su base annua dell’Indice dei Prezzi al Consumo Armonizzato per i Paesi dell’Unione europea – Ipca). Le famiglie spendono in media 482 euro mensili per prodotti alimentari e bevande analcoliche, mentre la spesa per beni e servizi non alimentari è di 2.143 euro al mese. Il capitolo di spesa che pesa maggiormente è quello per abitazione, acqua, elettricità, gas e altri combustibili, manutenzioni ordinarie e straordinarie per un totale di 1.010 euro al mese (38,5% della spesa media familiare totale). Nel Nord-ovest si spendono in media 755 euro in più del Mezzogiorno. Le regioni con la spesa media mensile più elevata sono Trentino-Alto Adige/ Südtirol (3.466 euro) e Lombardia (3.051 euro), mentre Puglia e Calabria sono quelle con la spesa più contenuta (rispettivamente, 1.983 e 1.839 euro al mese).

Italia terzo Paese per importanza demografica in Ue

Al 1° gennaio 2023, con il 13,2% dei 449 milioni di abitanti dell’Unione europea (Ue), l’Italia (59 milioni) si conferma tra i primi paesi per importanza demografica, dopo Germania (84 milioni) e Francia (68 milioni). Oltre un terzo dei residenti è concentrato in sole tre regioni: Lombardia, Lazio e Campania. Nel 2022, in Italia, il calo della popolazione (-0,1% rispetto all’anno precedente), anche se di intensità minore, rispetto agli anni della pandemia da Covid-19, è frutto di una dinamica naturale sfavorevole, caratterizzata da un eccesso dei decessi sulle nascite, solo in parte compensata dall’aumento della dinamica migratoria, contraddistinta da movimenti migratori con l’estero, di segno positivo. Il decremento demografico, rispetto al 2021, interessa quasi esclusivamente il Mezzogiorno (-0,4%). In decisa controtendenza, invece, il recupero di popolazione al Nord (+0,2%), dovuto in larga parte a una dinamica migratoria particolarmente favorevole, mentre risulta pressoché stabile la popolazione nel Centro Italia. Tra gli spostamenti interni dei residenti, uno su tre interessa la tradizionale direttrice dei flussi che dal Mezzogiorno si dirige verso il Centro-nord. L’Emilia-Romagna e la Provincia autonoma di Trento evidenziano i tassi migratori interregionali più elevati (rispettivamente +3,8 per mille e + 3,0 per mille), Basilicata e Calabria i più bassi (-5,3 per mille, per entrambe). 

Numero medio figli per donna non garantisce il ricambio generazionale

Nel 2022, il numero medio di figli per donna è pari a 1,24 (1,25 nel 2021), valore di gran lunga inferiore alla soglia minima a garantire il ricambio generazionale (circa 2,1 figli). L’età media della madre al parto è di 32,4 anni. A livello regionale, i livelli più alti di fecondità sono nelle Province autonome di Bolzano/ Bozen (1,64) e di Trento (1,36), mentre la Sardegna presenta il valore più basso (0,95), in calo rispetto al 2021 (0,99). Nella graduatoria europea, l’Italia è tra i Paesi dell’Ue a più bassa fecondità e tra quelli con il calendario riproduttivo più posticipato. Nel 2022, in Italia i matrimoni celebrati sono 189.140. Come per il 2021, si registra una ripresa delle celebrazioni nuziali, rinviate da molte coppie a causa della pandemia. L’incremento è positivo sia rispetto al 2021 (+4,8%), sia al periodo pre-Covid (+2,7%, rispetto al 2019) e riguarda anche i primi matrimoni (146.222) che, dopo essersi dimezzati nel 2020, continuano la ripresa registrata nel 2021 e tornano ai livelli del 2019. Nel 2022, il quoziente di nuzialità, sceso a 1,6 matrimoni per mille abitanti nel 2020, e tornato al valore registrato nel 2019 (3,1 per mille) nel 2021, continua a crescere raggiungendo 3,2 matrimoni per mille abitanti. L’aumento del quoziente di nuzialità non è omogeneo in tutto il territorio nazionale: tutte le regioni del Centro-nord mostrano un aumento del quoziente, mentre in diverse regioni del Mezzogiorno, rispetto al 2021, il quoziente è diminuito. Nonostante ciò, fatta eccezione per la Provincia autonoma di Bolzano/Bozen (4,3 per mille), i valori più alti del quoziente si registrano proprio nelle regioni del Mezzogiorno, in particolare in: Campania (3,9 per mille), Sicilia e Calabria (3,8 per mille), Puglia (3,7 per mille). Sardegna (2,7 per mille), Lombardia e Friuli-Venezia Giulia (2,8 per mille) presentano, invece, i valori più bassi. L’Italia è tra i Paesi dell’Ue con quozienti di nuzialità più bassi. Nel 2022, le separazioni sono state 89.907 (-8,2% rispetto al 2021), mentre i divorzi sono stati 82.596, sostanzialmente stabili rispetto all’anno precedente (-0,7%). Il tasso di separazione per 10 mila abitanti (15,2 a livello nazionale) raggiunge il valore massimo in Sicilia (19,2) e il minimo nella Provincia autonoma di Bolzano/Bozen (10,3), mentre il tasso di divorzio per 10 mila abitanti (14,0 a livello nazionale) vede in testa alla graduatoria Liguria (16,3) e Sicilia (16,1); all’ultimo posto, si colloca la Provincia autonoma di Bolzano/Bozen (9,6). 

In leggero calo i lettori di quotidiani



Nel 2023, è in leggero calo la quota di lettori di quotidiani (26,1% della popolazione di 6 anni e più; 26,8% nel 2022). I maschi, più delle femmine, hanno l’abitudine di leggere quotidiani e, per entrambi i sessi, i maggiori lettori di quotidiani appartengono alle fasce di età dai 45 anni e più. Nel 2023 al Nord, rispetto alle altre ripartizioni, la lettura dei quotidiani coinvolge una percentuale più alta dei residenti, in particolare nel Nord-est (32,7%). Nel Mezzogiorno, fa eccezione la Sardegna, dove la quota di lettori di quotidiani (30,7%) supera quella di alcune regioni settentrionali, così come la quota dei lettori forti che leggono quotidiani cinque o più volte a settimana (pari al 36,8%). Nel 2023, la percentuale di individui che leggono giornali, informazioni e riviste su Internet (44,2%) rimane sostanzialmente stabile rispetto all’anno precedente. Il fenomeno è più diffuso tra i maschi (46,8%, con una differenza di 5 punti percentuali rispetto alle femmine). La fascia di età più attiva è quella tra i 25 e i 54 anni, con un picco nella fascia di età 35-44 anni (62,1%). Su scala europea, l’Italia occupa l’ultima posizione nell’utilizzo della rete finalizzato alla fruizione di contenuti culturali. Nel 2022, poco più di un terzo della popolazione di tre anni e più (34,6%) pratica sport nel tempo libero. La quota più elevata è nel Nord-est (41,9%), in particolare in Trentino-Alto Adige/Südtirol (56,0%), mentre quella più bassa è nel Mezzogiorno (24,6%), dove la quota minima si registra in Calabria (18,9%). Soltanto poco più un quarto della popolazione si dedica alla pratica sportiva in modo continuativo.

In aumento le vittime della strada

«Nel 2022, aumenta il numero delle vittime della strada (+9,9% rispetto al 2021), con una media di nove vittime al giorno. Per milione di abitanti, il numero di vittime passa da 48,6 nel 2021 a 53,6 nel 2022”. E’ quanto emerge dal Rapporto Istat ‘Noi Italia’ 2024. ”La mortalità stradale presenta differenze territoriali significative. Il numero di vittime per milione di abitanti è più basso della media nazionale (53,6) in Liguria, Calabria, Lombardia, Campania, Abruzzo, Sicilia e Molise». ‘«Nel 2022, il numero delle vittime per incidenti stradali, rispetto alla popolazione residente (53,6 per milione di abitanti), risulta superiore alla media Ue (46,3). L’Italia si colloca al diciannovesimo posto della graduatoria europea, presentando una maggiore mortalità rispetto a Germania, Spagna e Francia».

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