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Il campo largo, l’effetto Muzzopappa e il caso Longobardi: come il centrosinistra ha conquistato il “fortino” vibonese

Sulla vittoria di Romeo pesano i voti del terzo polo, il centrodestra perde anche in sezioni “fedeli”. A Portosalvo exploit del neosindaco

Pubblicato il: 25/06/2024 – 7:17
Il campo largo, l’effetto Muzzopappa e il caso Longobardi: come il centrosinistra ha conquistato il “fortino” vibonese

VIBO VALENTIA Dopo 15 anni il centrosinistra torna alla guida di Vibo Valentia. Cade anche l’ultimo capoluogo di provincia rimasto in mano del centrodestra in Calabria, fin qui considerato “fortino” della coalizione che aveva vinto al primo turno con il 38,4% e uno scarto di circa 1200 voti dal secondo classificato Enzo Romeo. Differenza annullata e, anzi, ribaltata al ballottaggio: il candidato di centrosinistra recupera e sorpassa di poco meno di mille voti il dirigente della Regione. Il tutto ottenuto anche grazie alla “svolta” arrivata due giorni prima che si aprissero le urne: il sostegno, ma senza accordi ufficiali, del candidato di centro Francesco Muzzopappa, che aveva invitato i suoi elettori a scegliere l’ex presidente della Provincia. E così è stato, almeno stando ai numeri, nonostante la “resistenza” interna di alcuni esponenti del centro che erano più propensi per Cosentino.

Battuti i due ostacoli

Ma il «vento del centrosinistra», come chiamato da diversi esponenti durante la festa in sede elettorale, è riuscito ad andare oltre i due ostacoli preventivati: il netto calo dell’affluenza e, appunto, i dissidenti del centro. Solo il 45% degli elettori vibonesi è andato a votare, circa il 20% in meno rispetto al primo turno, esattamente come l’ultimo ballottaggio del 2010. In quel caso fu favorito il candidato di centrodestra Nicola D’Agostino, oggi a spuntarla è il centrosinistra: per entrambi decisivo è risultato l’appoggio del terzo arrivato. Questa volta, probabilmente, come mai prima, dal momento che Muzzopappa portava con se in dote circa 5000 voti, quasi tutti (fatta eccezione per gli astensionisti) confluiti nel centrosinistra di Romeo. Decisivo soprattutto il supporto di una parte della frazione riconducibile all’ex consigliere regionale Vito Pitaro (mentre altri esponenti pendevano per il centrodestra), di Azione, Insieme al Centro e Identità Territoriale: da questi dovrebbero essere arrivati la maggior parte dei voti che hanno contribuito al definitivo sorpasso. Non a caso, lo stesso Francesco Muzzopappa si è fermato proprio ieri in Comune, durante i festeggiamenti, per congratularsi con il nuovo sindaco.

La vittoria del campo largo

Non solo centro, ma anche tanto centrosinistra: la vittoria di Romeo deriva anche da un fronte progressista che si è ritrovato compatto dopo i diverbi iniziali. Come sottolinea lo stesso neosindaco vibonese, che, superato l’impasse iniziale (causato proprio dal suo nome), si è visto accompagnare durante la campagna elettorale in egual modo da tutte le forze politiche in campo. Lo dimostra la presenza fissa dei consiglieri regionali Mammoliti, Lo Schiavo e del deputato grillino Riccardo Tucci, ma anche le tante visite dei “big” nazionali, dagli europarlamentari ai leader Elly Schlein e Giuseppe Conte. Soprattutto, il continuo sostegno del senatore Nicola Irto, promotore fin da subito del campo largo intorno al nome di Enzo Romeo, “lottando” affinché restasse lui come candidato a sindaco. Un appoggio che è invece mancato dal lato opposto, dove Roberto Cosentino ha visto pochi “leader” nazionali e, soprattutto, nessuno dei principali partiti politici, fatta eccezione per Roberto Occhiuto e un redivivo Gianni Alemanno. Praticamente assente la Lega, che anzi senza nome aveva deciso perfino di appoggiare Francesco Muzzopappa al primo turno. Di fatto zero visite, se non il senatore Fausto Orsomarso, anche per il primo partito italiano Fratelli d’Italia.

Le “ferite” del centrodestra e i casi di Longobardi e Portosalvo

Si lecca le ferite il centrodestra, a cui toccherà adesso iniziare una riflessione interna. Roberto Cosentino, nell’intervista al Corriere della Calabria, non rimprovera nulla né a se stesso né alla coalizione, ma ammette che forse «è mancato il tempo», con una candidatura arrivata nettamente più tardi rispetto a quella dell’avversario e avvenuta anche in modo confusionario. Prima con la riconferma del sindaco uscente, poi con il ritiro di Maria Limardo causato dal «poco entusiasmo» che ha detto di aver sentito intorno a lei. E forse anche dinamiche ed equilibri interni hanno indebolito un candidato che si è ritrovato ad affrontarne praticamente due insieme. Lo scrutinio ha visto poi cadere anche “fortini” in cui il centrodestra si aspettava di più: caso esemplare è Longobardi, dove Cosentino aveva preso 222 voti al primo turno, ma si è fermato a 159 al ballottaggio. Percorso inverso per Romeo che è passato da 170 voti a 229. Il candidato di centrosinistra raddoppia i voti, passando da 112 a 201 anche a Portosalvo, dove al primo turno aveva stravinto il centro. Se da una parte è evidente l’effetto Muzzoppa, dall’altra appare un centrodestra quasi “indebolito” dal disimpegno in sezioni storicamente a suo favore. Un insieme di fattori che hanno consentito ad Enzo Romeo di diventare sindaco, il primo di centrosinistra dal 2010. (Ma.Ru.)

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