Staiti è un angolo di quiete che ritempra lo spirito, «non può diventare un paese fantasma»
«Il futuro è nelle radici». Il turismo deve essere anche di scambio, l’esperienza del visitatore arricchisce il residente che la offre

Il nome evoca Tahiti, invece dista oltre 17mila chilometri da quel paradiso d’isola in mezzo in mezzo al Pacifico, di spiagge variopinte e acque cristalline. All’interno del Parco nazionale dell’Aspromonte, Staiti è il Comune più piccolo della Calabria con i suoi 164 abitanti, per 3/4 elettori.
Questo paesino della Città metropolitana di Reggio Calabria affaccia sul tratto di Ionio che curva verso il Mediterraneo. È un luogo incantevole, ideale per chi non ha fretta e cerca addirittura di scacciarla. Siamo nella Locride, un’area ricca di storia, natura e cultura, di intelligenze e capacità spesso offuscate dal pregiudizio esterno, da quelle pericolose generalizzazioni, sbrigative, per cui la parte esprime il tutto e la ‘ndrangheta diventa onnipresente come la pubblicità. Invece no: qui c’è un’umanità palpabile, vera, che sopravvive e resiste all’omologazione imperante del neoliberismo globalista, nemico delle identità e delle differenze. E si avverte il calore dell’antica tradizione, nella parlata grecanica e nell’abitudine di tenere qualche porta ancora aperta, «alimentata dal desiderio – racconta la giovane sindaca, Giovanna Pellicanò – di incontrare anche un solo passante che ci tolga quel senso di solitudine con cui facciamo i conti ogni giorno».

Pellicanò, laureata in legge e iscritta all’Ordine degli avvocati, è al suo secondo mandato da primo cittadino, parla con entusiasmo e, con accento quasi siciliano, scandisce: «Il futuro è nelle radici». Il motto ne racchiude la storia personale di emigrazione e coincide con il nome del suo movimento politico. Da Chiavenna (Sondrio), dove nacque e visse con i propri genitori, che lavoravano nella Svizzera a due passi, Pellicanò si trasferì dopo qualche anno a Staiti. I suoi, spiega, non riuscivano a restare lontani da casa. «Qui – precisa la sindaca – non ci manca nulla, abbiamo solo qualche piccola difficoltà per quanto riguarda determinati servizi. Però, in linea di massima, la posta è aperta tre volte a settimana, abbiamo una farmacia, abbiamo una piccola bottega, abbiamo un bar e fino a qualche tempo fa avevamo pure un ristorante. Ora stiamo cercando di rinnovare il bando per vedere se riusciamo a incentivare qualcuno a intraprendere questa attività di ristorazione, che, comunque, negli anni ha dato parecchio lustro al nostro borgo».
Staiti è un angolo di quiete che ritempra lo spirito, collegato al mondo via Internet e ai Comuni più vicini da strade che offrono immagini di bellezze e suggestioni molto rare. «La vita, qui a Staiti, è sostanzialmente tranquilla. Il paese – rivela Pellicanò – l’ho visto cambiare molto. Durante il mio primo mandato avevamo un numero di popolazione anziana abbastanza importante, che negli ultimi anni, purtroppo, è andato a ridursi significativamente. Per esempio, un concittadino avrebbe compiuto 100 anni il prossimo 25 maggio, però non ci è arrivato: è venuto a mancare in questo mese. Quindi ho visto il mutamento della popolazione: se, magari, prima mi chiamavano gli scout e mi chiedevano di fare compagnia agli anziani, io li potevo dirottare su diversi nuclei familiari. Adesso, invece, ho difficoltà pure a trovare gli anziani. Mi sono rimasti in prevalenza nuclei giovani, che comunque hanno mostrato volontà, un po’ perché magari hanno il lavoro qua, un po’ perché hanno deciso di investire nella loro vita svolgendo attività agricole connesse alla pastorizia. Allora ho pochi nuclei giovani, che effettivamente mi stanno mantenendo in vita il borgo».

La solidarietà e l’attaccamento alle radici crescono in questo posto, in cui, ammette la sindaca, si sperimentano forme di resistenza. Come, per esempio, la collaborazione disinteressata fra i tre amministratori – il sindaco, il suo vice e un assessore – e i dipendenti comunali, che sono appena otto, tre dei quali si occupano della raccolta rifiuti perché esternalizzare il servizio avrebbe costi insostenibili. Nel contesto, Pellicanò funge anche da responsabile dell’Ufficio tecnico, data la carenza di personale, e ha, dichiara, un buon rapporto con Calabria Verde, che dà un aiuto per la manutenzione. Ad esempio per tenere pulita l’area della chiesa bizantina di Santa Maria de’ Tridetti, «in maniera tale che poi sia sempre accogliente per i visitatori».
Così, Pellicanò ha fatto di necessità virtù, anche se ha specifiche competenze nel campo del diritto. «Tutti – dice – ci diamo una mano per far camminare la macchina amministrativa, perché Staiti non può diventare un luogo fantasma». «Se non avessi preso la responsabilità dell’Ufficio tecnico, avremmo perso – continua – il treno del Pnrr e non avremmo potuto ottenere alcun finanziamento. Tra l’altro, proprio grazie al Pnrr, ho avuto pure la possibilità di assumere per tre anni, cioè per la durata del Piano, un tecnico che può curare proprio lo specifico settore. Come Comune, per esempio, insieme ai Comuni di Brancaleone e di Bruzzano, con il nostro quale capofila, abbiamo partecipato al Piano urbano integrato e abbiamo avuto fondi per oltre un milione e mezzo di euro al fine di realizzare le aree previste. Poi abbiamo avuto diversi finanziamenti per la messa in sicurezza del territorio e abbiamo partecipato a tutti i bandi per l’efficientamento energetico, quindi per rendere le strutture più performanti e ridurne i costi. Per esempio, abbiamo un depuratore che funziona con i pannelli fotovoltaici e abbiamo anche, per buona parte dell’acquedotto comunale, le pompe di sollevamento che funzionano con pannelli solari. Insomma, abbiamo cercato di utilizzare tutto quello che il Piano di ripresa e resilienza ci ha potuto dare in rapporto alle nostre esigenze. L’abbiamo sfruttato al massimo».
Se qualcuno cerca un esempio di volontà e collaborazione senza doppiezze, può trovare elementi interessanti a Staiti, che punta sul paesaggio, sulla storia, sulla cultura e sulla tradizione per attirare turisti in cerca di tranquillità, come i nomadi di Battiato e Camisasca, ed esperienze. «Le nostre attrattive – chiarisce la sindaca – sono legate pure al settore naturalistico. Ad esempio, ci sono i cosiddetti camminatori del Sentiero dell’inglese, che seguono il percorso che aveva fatto Edward Lear nel primo decennio del 1800. Staiti è infatti l’ultima tappa del sentiero. Tra l’altro, come successo stamattina, anche delle scolaresche vengono a visitare il nostro borgo, richiamati dalla chiesa di Santa Maria de’ Tridetti, che è un monumento nazionale ora oggetto di restauro da parte della Soprintendenza. Abbiamo poi un museo delle icone dei santi italo-greci e abbiamo anche il percorso delle chiese bizantine: un percorso all’aperto tutto all’interno del centro urbano, del nostro centro storico.

Museo di Staiti 
Uno scorcio di Staiti
Quindi abbiamo questi elementi legati alla cultura e a quello che ci ha lasciato l’architettura, insieme al patrimonio naturalistico che ci ha dato la natura». Tutti gli abitanti di Staiti vivono nel centro del borgo. Qui puoi ancora trovare qualche donna seduta davanti alla porta, dice la sindaca, che lavora all’uncinetto oppure a maglia, o un uomo che «fuma la sua sigaretta e poi magari interloquisce con i passanti, anche per esorcizzare la solitudine». «Siamo una periferia sana – rimarca con orgoglio Pellicanò – che cresce lentamente, ma che in sostanza, poi, vive anche i rapporti all’esterno in maniera sana e positiva. Tra l’altro, Staiti è piuttosto raggiungibile; anche se adesso la mia intenzione è quella di cercare, con la Città metropolitana, di allargare alcuni tratti di strada per agevolare l’accesso al nostro paese.
Adesso – aggiunge la sindaca – l’obiettivo è sviluppare un turismo sostenibile, perché non abbiamo bisogno delle grandi masse che si spostano tutte in una volta, passano e magari lasciano poco. Il turismo deve essere esperienziale, di scambio, sul presupposto che l’esperienza del visitatore arricchisce nella conoscenza anche il residente che magari la offre. Allora può cambiare la percezione della realtà proprio attraverso lo scambio che si realizza, che può servire a rimuovere i pregiudizi. Deve essere, insomma, un turismo per chi ha voglia di scoprire un po’ di tranquillità, non solo con sé stesso, ma anche di un’esperienza, appunto, di scambio con chi incontra. Alla fine, tutta la corsa del contemporaneo ci fa perdere di vista le nostre esigenze primarie, di quiete, socialità, confronto e reciprocità». «A Staiti e in generale nell’area grecanica – conclude la sindaca – si possono mangiare i maccheroni con filati, in dialetto “cannici”, che vanno bene col classico sugo di carne di capra. Senza dimenticare i “jhaluni”, rarissimi dolci di origine araba preparati, durante il periodo di Pasqua, con la ricotta e la tuma». Non è poco, oggi, vedere una passione così forte per le proprie radici. Avrà un effetto farfalla la storia di questo Comune calabrese, piccolo ma resistente?(redazione@corrierecal.it)
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