Gli uomini del presidente Occhiuto nel mirino della Procura
di Paola Militano*

Quella in corso non è un’inchiesta come le altre perché chi indaga, al momento, sembra preferire un approccio prudente alla deflagrazione, in nome del diritto alla presunzione d’innocenza. Lo lascia intendere, lo scorso 18 giugno a Trame, lo stesso procuratore Salvatore Curcio (ndr dopo la reazione irruenta di Roberto Occhiuto alla parziale e imprecisa fuga di notizie sull’inchiesta che lo vedrebbe coinvolto con l’accusa di corruzione): «Al presidente della Regione Calabria non è stata notificata una informazione di garanzia da parte del mio ufficio, ma è stato notificato un avviso del gip con la richiesta di proroga di indagini preliminari». Il termine è scaduto nel maggio 2025, mentre le indagini sono partite nel maggio 2024, chiarisce Curcio «quando ero procuratore di Lamezia Terme» e ancora: «Noi non siamo carnefici ma verifichiamo i fatti».
Nessuna indagine ad orologeria, dunque, per delegittimare la politica regionale, per indebolirne la credibilità e creare un vuoto di potere utile a nuovi equilibri – come circolato negli ambienti più esposti – tra chi ha da perdere (e poco da guadagnare) da un mosaico investigativo che potrebbe riguardare non solo la sanità, ma anche appalti e consulenze. Il condizionale è d’obbligo perché anche i difensori ancora faticano a capire la portata dell’inchiesta, coperta dal massimo riserbo.
La verità fatica a farsi strada. E nell’attesa che arrivino le conferme ufficiali, i giornalisti (“istigati a delinquere” dalle norme introdotte dalla Cartabia) cercano le scorciatoie, rincorrono le voci e azzardano incastri con il serio rischio che la verità venga sacrificata sull’altare della narrazione immediata.
Ma cerchiamo di riannodare i fili dell’inchiesta che ruotano attorno a presunti incarichi, accreditamenti e affidamenti opachi ad una cerchia ristretta di “amici” del governatore. Nulla di definito. Nulla di confermato. Ma abbastanza per agitare le acque della politica calabrese e alimentare sospetti e tensioni tra dirigenti e professionisti che temono di essere travolti da un’indagine che vede nel mirino della Procura di Catanzaro, Roberto Occhiuto.
Coinvolto nel primo filone che riguarderebbe una catena di presunti favori e vantaggi reciproci con l’ex socio Paolo Posteraro (oggi capo segreteria di Matilde Siracusano, compagna del governatore e sottosegretaria nel governo Meloni) e Ernesto Ferraro, presidente di Ferrovie della Calabria, l’azienda controllata dalla Regione dove – secondo gli inquirenti – nomine e incarichi diventano premi di fedeltà politica o personale, come la consulenza a Paolo Posteraro da 120.000 euro (ndr Ernesto Ferraro e Paolo Posteraro sono stati soci nella Ytam srl, dal 28 gennaio 2022 fino al 19 novembre 2024).
Nominato DG ad interim del Dipartimento Salute dal governatore Occhiuto nel 2023 (al posto dell’ex dirigente generale Iole Fantozzi), Tommaso Calabrò è coinvolto nel secondo filone dell’inchiesta. Depositario di atti e documenti ritenuti potenzialmente rilevanti per gli sviluppi investigativi sulla sanità, è stato oggetto di una perquisizione domiciliare e negli uffici della Cittadella da parte della Guardia di Finanza, su mandato della Procura di Catanzaro. Al vaglio degli inquirenti, l’accreditamento di strutture sanitarie private, affidamenti e incarichi.
Un filone investigativo forse connesso a quello dei medici della Dulbecco che avrebbero svolto attività extra moenia, non autorizzate, in strutture private non accreditate dalla Regione, accettando compensi per eludere le liste d’attese. L’indagine nella fase preliminare vede coinvolti il primario di Oculistica della Dulbecco, Vincenzo Scorcia e la segretaria Maria Battaglia. Ma tra gli indagati c’è Andrea Bruni, consulente a titolo gratuito del governatore Occhiuto ed Eugenio Garofalo, componente del Comitato Etico Centrale della Regione Calabria.
Il quarto fronte investigativo si concentra su Tonino Daffinà, già commissario straordinario dell’Aterp ed ora subcommissario per la depurazione. Anche qui sono numerosi gli interrogativi sulle presunte dinamiche di potere esercitate dal forzista, fedelissimo del governatore, accusato di corruzione e turbativa d’asta. Al vaglio degli inquirenti anche l’incarico a Veronica Rigoni, già collaboratore del gruppo parlamentare di Forza Italia e dei ministri Brunetta e Gelmini, oggi segretario particolare del presidente Occhiuto. Un segmento dell’indagine che potrebbe rivelarsi decisivo per comprendere l’impianto investigativo e l’eventuale responsabilità di una cabina di regia politica.
A Catanzaro comunque ogni passo è misurato, pochi gli atti ufficiali, molte invece le indiscrezioni circolate ad intermittenza che promettono un’estate rovente. E se la verità resta sotto chiave, il sospetto intanto fa il giro della Cittadella. (p.militano@corrierecal.it)
*direttore del Corriere della Calabria