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la tragedia

Il dramma di Luigi di Sarno e il racconto della sorella: «Chiediamo giustizia»

Il 52enne morto per intossicazione da botulino. «Nessuno merita di morire in quel modo»

Pubblicato il: 08/08/2025 – 18:21
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Il dramma di Luigi di Sarno e il racconto della sorella: «Chiediamo giustizia»

«Ho mangiato un panino. Ho delle fitte allo stomaco atroci. Ma anche altri dolori un po’ dappertutto». Inizia con queste parole di Luigi di Sarno il calvario che culminerà con la morte del 52enne di Cercola, in provincia di Napoli, dopo aver consumato il pasto nel corso di una festa a Diamante, nel Cosentino. L’uomo avrebbe mangiato un panino con salsiccia e broccoli comprato da un venditore ambulante sul lungomare. L’uomo sarebbe morto per una intossicazione da botulino.

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Il racconto

«Gli ho detto di provare a rigurgitare il panino», racconta a Fanpage.it Filomena, la sorella dell’uomo. La donna racconta che il primo malessere del fratello risale a lunedì 4 agosto. «Mi ha richiamato dicendo di aver vomitato, ma stava ancora male». La sera la situazione precipita. «Mi chiama con una voce flebile e dice: “Io sto morendo. Non vedo bene, non riesco a deglutire, mi fa male dappertutto. Non mi reggo in piedi”». Luigi si fa accompagnare da un amico all’ospedale intorno alle 23. Viene dimesso dopo poche ore con la diagnosi di «dolore addominale generalizzato». «Mi ha detto che non gli sembrava nemmeno un ospedale, ma solo un ambulatorio. Gli hanno messo una flebo, poi ha chiesto solo di riposare», racconta ancora la sorella. Mercoledì le sue condizioni peggiorano. «Secondo le analisi dei medici non aveva nemmeno un globulo bianco fuori posto», dice la donna. Ma durante il tragitto, tra Scalea e Lagonegro, la situazione diventa critica: «Mio fratello non respirava più. Appena l’auto si è fermata, è sceso e ha cercato di prendere aria, ma dopo pochi minuti non c’era più…». L’uomo muore. Sul caso indaga la Procura di Paola. «Ora chiediamo giustizia», afferma Filomena nell’intervista a Fanpage.it. «Se in ospedale arriva un paziente che non riesce a respirare, non puoi limitarti a fare una risonanza e consigliargli di vedere un neurologo. Mio fratello era sano, un salutista. Attendiamo l’autopsia, ma la verità deve venire fuori». E infine: «Nessuno merita di morire in quel modo, sull’asfalto, davanti ai nostri occhi. Mio fratello era un’anima libera, uno spirito artistico. Sempre allegro, pieno di vita, con una parola gentile per tutti. Lo dico col cuore: era speciale. E merita giustizia».

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