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VERSO IL “CAMBIO DI GENERE”

Provincia di Cosenza, per il dopo-Succurro papabili solo sindaci uomini (per ora)

Nel centrosinistra c’è una rosa di nomi in corsa per la presidenza ma nessuno – come nel centrodestra – è uscito allo scoperto. Nel Pd qualcuno propone le primarie di coalizione

Pubblicato il: 11/11/2025 – 6:54
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Provincia di Cosenza, per il dopo-Succurro papabili solo sindaci uomini (per ora)

COSENZA Il rischio autolesionismo è dietro l’angolo: governando i tre Comuni più grossi della provincia, il centrosinistra le prossime elezioni provinciali può solo perderle.
Se l’asse socialista Caruso-Principe – incrinatosi sulla vicenda del Policlinico Unical – è tra quelli che potrebbero fornire un nome di peso, è la provincia a poter contare con i sindaci di centri popolosi come Acri, Castrovillari e Corigliano-Rossano: Pino Capalbo e Mimmo Lo Polito si rimetterebbero così in gioco dopo la mancata elezione alle ultime Regionali mentre Flavio Stasi si riprenderebbe la scena dopo l’accantonamento della sua candidatura – sponsorizzata da AVS e settori di sinistra e movimenti – a favore del (poi sconfitto) Pasquale Tridico. Il tutto con l’ipotesi Paolo Pappaterra sullo sfondo: il giovane sindaco di Mormanno, tra gli attori del rinnovamento della segreteria provinciale del Pd oggi guidata da Matteo Lettieri, avrebbe un riconoscimento altrettanto gradito dopo aver “saltato il giro” alle votazioni di inizio ottobre.

ControCorrente: i disastri elettorali del ’14 e ’22 inducano a riflettere

Sul voto – previsto per inizio 2026 senza anticipare la scadenza naturale nonostante l’elezione della uscente Rosaria Succurro a Palazzo Campanella – si è espressa l’associazione politico-culturale ControCorrente: “I disastri elettorali del 2014 e del 2022 – scrivono i “dissidenti” del Pd cosentino – dovrebbero indurre a riflettere. L’elezione a presidente provinciale di Mario Occhiuto nelle provinciali del 2014 fu facilitata dalla spaccatura del centrosinistra: il Pd locale non condivise la scelta del vertice romano di candidare Gianni Papasso e in gran parte votò il civico Manna determinando così la elezione, dopo più di 40 anni, di un esponente del centrodestra. Lo stesso dicasi della elezione di Rosaria Succurro che nel 2022 fu eletta presidente perché il centrosinistra si divise tra l’autonomo Flavio Stasi e Ferdinando Nociti, indicato dal Pd locale. Ancora una volta scelte fallimentari senza responsabili, o meglio, senza responsabilità di chi le ha fatte, con la conseguenza di perdere una postazione politicamente importante nel panorama amministrativo regionale”.
“Al momento, dopo la batosta delle elezioni regionali, nessuno parla di questa nuova sfida. O meglio: nessuno ne parla pubblicamente e nelle sedi più indicate. In privato, nei caminetti, nelle chiacchiere tra quelli che pensano di contare e decidere, il tema in discussione sono proprio le prossime elezioni provinciali. Naturalmente, si può (come Pd e come centro sinistra) percorrere le stesse strade del recente passato. Evitare discussioni pubbliche e decisioni negli organismi deputati e rinviare tutto a un accordicchio tra correnti per tutelare qualche posizione. Oppure, alla luce delle recenti e ripetute sconfitte e volendo intraprendere nuovi percorsi e sperimentare nuovi metodi, si può aprire una discussione ampia con sindaci, partiti, associazioni per individuare candidati e liste competitive. Che giochino a vincere”.

L’appello a Lettieri e la proposta Primarie

Di qui l’invito al nuovo segretario della federazione provinciale del Pd “a prendere l’iniziativa in questo ambito, convocando una direzione provinciale ad hoc e poi facendosi promotore di una convergenza ampia con sindaci e partiti del centro sinistra. Si può anche pensare di convocare le primarie di coalizione spingendo così sindaci e consiglieri comunali ad assumere una posizione politicamente chiara e soprattutto a delegare loro la scelta del candidato presidente tra coloro che aspirano a questo importante ruolo, tenendo conto dei paletti che pone la legge Del Rio, ovvero che il mandato lo possono ricoprire solo sindaci con ancora almeno 18 mesi dalla fine della loro legislatura (in realtà il dl 27 dicembre 2024, n. 202, convertito con modificazioni dalla legge 21 febbraio 2025, n. 15 ha disposto con l’art. 21-bis, comma 1 che “Il termine di cui all’articolo 1, comma 60, della legge 7 aprile 2014, n. 56, non si applica per gli anni 2025 e 2026ndr). La mobilitazione sarebbe meglio dei soliti tavolini provinciali o peggio romani, replicati anche nelle recenti regionali, e costituirebbe occasione per dibattere di programmi e non solo di nomi più o meno graditi a questa o quella corrente politica” conclude ControCorrente. (euf)

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