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San Giovanni in Fiore, i dipendenti Rosso Tono senza spettanze

Chiusi a ottobre i due punti vendita, i lavoratori attendono le spettanze maturate. In bilico anche la cassa integrazione

Pubblicato il: 12/12/2025 – 12:48
di Emiliano Morrone
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San Giovanni in Fiore, i dipendenti Rosso Tono senza spettanze

È triste vedere le serrande abbassate dei supermercati Rosso Tono di San Giovanni in Fiore, che nello scorso ottobre hanno chiuso per una scelta aziendale comunicata all’improvviso. Ma fa ancora più effetto sapere che i loro 14 dipendenti, sempre in rapporto con la società di gestione Nuova Calabria, non hanno ancora ricevuto le spettanze nel complesso maturate, inclusi i permessi non utilizzati e la tredicesima per il servizio prestato nel 2025.
Alle porte del Natale, piange il conto corrente di questi lavoratori, finiti di colpo in un limbo di attesa e di speranza, toccati nel profondo, logorati dalla mancanza di denaro, costretti a sbattere contro il silenzio irriconoscente di loro superiori, l’aumento generale dei prezzi e l’arrivo puntuale delle bollette del gas, della luce, dell’acqua, delle tasse di tutto l’arcipelago degli enti della Repubblica.
Sono madri e padri di famiglia, persone perlopiù sopra i 40 anni e addirittura oltre la sessantina. Sono operai dall’animo buono, dalle braccia pronte alla fatica e dalla grande cultura del lavoro. Queste persone non si sono mai risparmiate e hanno trascorso tanta parte della loro vita – alcuni addirittura già da ragazzi – all’interno dell’uno o dell’altro dei due supermercati, che nel tempo hanno cambiato marchio ma a lungo hanno mantenuto un solo gestore: la famiglia Cordua di Crotone, di seguito socia di un gruppo industriale pugliese, la quale aveva trovato a San Giovanni in Fiore spazio, riconoscenza e assieme fortuna. Dapprima i due punti vendita erano sotto il controllo della famiglia Barile, cui appartiene un ex sindaco della città, Antonio, il quale aveva nelle settimane passate annunciato un interessamento personale, anche perché proprietario di uno dei magazzini in questione, e lamentato la costante mancanza di un piano comunale del commercio, che a suo avviso avrebbe dovuto evitare la coesistenza di ben sei supermercati nell’area urbana del Comune silano.
Il mercato libero dell’era globale ha imposto l’unica regola possibile, cioè la concorrenza sui prezzi a prescindere dalla qualità dei prodotti e dai diritti dei lavoratori. È accaduto anche nel cuore della Sila verace e coesa cantata dall’indimenticabile poeta Peppino Oliverio. È successo pure a San Giovanni in Fiore, dunque, periferia dell’impero occidentale in cui sopravviveva un’umanità quotidiana nei vecchi esercizi di generi alimentari; in cui le storie personali, i bisogni individuali e i problemi familiari venivano condivisi e contavano più di numeri e ricavi, del profitto e dell’accumulo di capitali. Sino a qualche anno fa, di fianco alla cassa di questi piccoli negozi, pressoché scomparsi, si scorgeva un taccuino con le pagine a quadretti, in cui i titolari annotavano le somme da ricevere per il credito concesso. Era un altro mondo, piccolo ma bello e – seppure, talvolta, con qualche biografia da mastro don Gesualdo – più povero di beni ma più ricco di afflato personale, della capacità di vestire i panni altrui.


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A qualsiasi latitudine, oggi, si è invece come in una giungla popolata di predatori o in acque piene di squali, sicché vige la legge del più forte e il principio della catena alimentare: l’animale più grosso mangia gli altri. Ma è possibile che questi 14 lavoratori debbano patire e pietire? E che fine ha fatto la politica, dato che i sindacati sono attivi e reattivi? Dov’è la politica? C’è? Può almeno, al di là delle bandiere, del bene e del male, dire a chiare lettere, magari a mezzo stampa, che anche questi operai hanno il diritto di passare delle feste serene e quindi di ricevere i soldi che hanno sinora guadagnato, nell’attesa di ottenere il decreto ministeriale che ne autorizza la cassa integrazione e che la Regione affronti la partita delicata della loro ricollocazione nel mondo lavorativo? (redazione@corrierecal.it)

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