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Catanzaro, il progetto prima del risultato. Cosenza: una squadra, due mondi. Crotone, sopravvivenza e idee

La visione chiara delle Aquile: investire sul tempo. In campo Lupi compatti e commoventi. Fuori, una società sempre più distante. Per gli Squali ora il rischio è quello di smettere di crederci

Pubblicato il: 22/12/2025 – 8:33
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Catanzaro, il progetto prima del risultato. Cosenza: una squadra, due mondi. Crotone, sopravvivenza e idee

Giornata favorevole per Catanzaro e Cosenza che superando Bari e Cavese potranno passare un Natale sereno. Periodo negativo invece per il Crotone, più che per il pareggio di Latina per le parole del presidente Gianni Vrenna.

Catanzaro, il progetto prima del risultato

Il Catanzaro, oggi, non ha più bisogno di spiegazioni. Ha una fisionomia, una continuità e una credibilità che lo collocano dentro la sostanza del campionato. La vittoria di Bari non aggiunge entusiasmo, ma certezza. Il merito è evidente e va riconosciuto senza tardive indulgenze. Alberto Aquilani ha costruito una squadra che inizia a somigliargli sempre di più: paziente, razionale, progressiva. Ha assorbito critiche, ha attraversato una fase iniziale opaca, ma non ha mai smarrito l’idea di fondo. Oggi raccoglie quattro vittorie consecutive – cinque senza quel gol subito nel recupero contro il Pescara – che non sono casuali né episodiche.
Il successo contro l’ex Vincenzo Vivarini non è stata una rivincita. È semplicemente la fotografia di due traiettorie che hanno preso direzioni diverse. A Catanzaro, il tempo è stato investito. Altrove, consumato. Senza processi né nostalgie, il campo ha parlato con chiarezza.
La crescita più significativa riguarda però la maturità del gruppo. Questo Catanzaro sa vincere anche senza dipendere esclusivamente dall’attacco. Quando davanti si segna meno, dietro si concede pochissimo. Antonini è tornato affidabile, Brighenti garantisce ordine. In mezzo al campo Pontisso è ormai un riferimento stabile, non più una promessa, affiancato da un Petriccione che detta ritmo e geometrie. Il contesto completa il quadro.
Mille tifosi anche a Bari sembrano ormai non far notizia, ma non sono un dettaglio. È la misura di un legame che si è rafforzato nel tempo. Così come non è un annuncio qualunque il possibile investimento sul nuovo centro sportivo di Simeri Crichi: è la conferma di una società che ha scelto di strutturarsi e non di galleggiare come altre realtà calabresi.

Crema: Iemmello che torna decisivo senza forzature, un centrocampo finalmente equilibrato, una difesa che ha cancellato le esitazioni di inizio stagione. Quattro vittorie consecutive in B che riportano alla memoria i tempi del presidente Ceravolo: non per nostalgia, ma per peso storico.
Amarezza: è una sola, e non riguarda il presente. Se questo equilibrio fosse arrivato prima, oggi la classifica avrebbe un altro racconto. Non è un rimpianto sterile, ma una misura utile: per capire dove può arrivare questo Catanzaro se continuerà a essere ciò che ora è.

Cosenza: una squadra, due mondi

Lo avevamo già scritto e, dopo venerdì sera, non serve neppure ribadirlo: l’immagine più limpida – e paradossalmente più nobile – del calcio cosentino 2025 è quella disegnata dalla squadra di Antonio Buscè. Perché semplicemente resiste. E nel farlo diventa persino commovente. In un contesto che avrebbe logorato qualunque gruppo – club, piazza in rotta col club, partite “in casa” senza casa, una retrocessione ancora addosso come una colpa non espiata – questo Cosenza ha scelto la via più difficile: giocare. Con una rosa corta, cortissima, che già in estate chiedeva rinforzi e che invece ha dovuto convivere con assenze pesanti e infortuni reiterati. Kourfalidis, Cimino, Mazzocchi. Eppure i Lupi sono rimasti lì, agganciati alle favorite, oltre i propri limiti strutturali, societari e ambientali. Un piccolo atto di disobbedienza calcistica.
Ora il campo va in pausa e il futuro slitta al 2026. Ci sarà un mercato che, più delle parole, dirà quali siano davvero le intenzioni del presidente più contestato della storia rossoblù: Eugenio Guarascio. Ma sullo sfondo resta una frattura evidente con la piazza, troppo profonda per essere ignorata ancora. Le fratture, nel calcio come nella vita, non spariscono fingendo che non facciano rumore.

Crema: questa squadra ha un merito che va oltre schemi e classifiche: è unita. Venerdì scorso, come già accaduto in passato, la vittoria è diventata un gesto collettivo, dedicato a chi è stato costretto a fermarsi. A Mazzocchi, stavolta. È qui che il Cosenza trova la sua forza principale: nella capacità di restare gruppo quando tutto invita a sfilacciarsi. Contro la Cavese bene tutti, con Kouan e Langella perni di un centrocampo che dà equilibrio e tempi. Kouan un filo sopra: segna, esulta con le solite capriole e scherza con un finto infortunio, regalando qualche secondo di gelo allo staff prima di strappare un sorriso generale. Anche l’ironia, a volte, quella sana e messa in atto al momento giusto, è una forma di resistenza. Un voto in più.
Amarezza: ciò che il campo racconta, però, non coincide con ciò che accade fuori. La società non smette di apparire sempre più distante dal contesto che la circonda, e lo stadio vuoto non è un dettaglio folkloristico. L’ultima settimana ha messo in fila nuovi episodi che fotografano lo stato del calcio cosentino: curve (ri)chiuse, tentativi di ricucitura rimasti tali, la maggior parte degli studenti di una scuola che rifiuta un invito gratuito del club allo stadio con uno striscione eloquente, un giornalista privato dell’accredito dopo una critica pubblica. Fatti diversi, un unico denominatore: una comunicazione che fatica a comprendere il contesto, il momento e i tempi che si vivono. È una chiusura amara – forse non definitiva – di un 2025 che, sul piano gestionale e relazionale, lascia solo ombre senza nessuna risposta.

Crotone, dal sogno alla sopravvivenza

C’è un momento, nella stagione di una squadra, in cui la classifica smette di essere una bussola e diventa uno specchio. Per il Crotone quel momento è arrivato venerdì scorso, con le parole nette – forse fin troppo – del presidente Gianni Vrenna. «Siamo in grande difficoltà, dobbiamo ridurre i costi». Parole che chiariscono abbastanza. Soprattutto ridimensionano, ufficialmente, ciò che i tifosi avevano già intuito da tempo.
Guardare in alto oggi non è solo inutile, è fuori fuoco. L’amministrazione giudiziaria per dodici mesi pesa come un macigno sul presente e sul futuro immediato. E pesa, soprattutto, sul mercato di riparazione, che difficilmente potrà trasformarsi in una leva per ambizioni maggiori.
Per il terzo anno consecutivo il Crotone non potrà inseguire la promozione diretta: questa volta non per scelte, sfortuna o errori tecnici, ma per un contesto societario che impone prudenza e realismo. L’obiettivo, ora, è uno solo: restare agganciati al treno playoff, senza illusioni ma anche senza rassegnazione.
Il vero rischio, però, è quello meno visibile. Dopo l’ammissione di difficoltà, potrebbe arrivare il calo mentale, l’idea strisciante che “tanto non si può”. E questo sì sarebbe letale. Perché rinunciare anche al minimo sindacale – una chance playoff – significherebbe sprecare un patrimonio tecnico che, nonostante tutto, esiste.
Latina ha raccontato la solita storia. Un vantaggio gettato contro un avversario tutt’altro che irresistibile e le solite lacune strutturali tornate a galla. Qualche cambio – Gomez e Maggio su tutti – ha tolto qualità e certezze, lasciando la squadra più fragile nel momento in cui serviva controllo. Dettagli? No, segnali. Di una squadra che può reggere il passo, ma solo se resta compatta e lucida.

Crema: nonostante una situazione societaria complessa, un mercato che difficilmente rinforzerà la rosa e qualche passo falso di troppo, il Crotone ha una squadra che in serie C, se vuole, può dire la sua contro chiunque. Longo ieri a fine gara ha detto che, anche in ottica mercato, con le idee si possono raggiungere risultati importanti. Non resta che credergli e augurarglielo.
Amarezza: la piazza, da tempo, mostra segni evidenti di insofferenza. In pochi anni si è passati dalla serie A a una quotidianità fatta di ridimensionamenti e attese. Non è semplice da accettare. (fra.vel.)

Il presidente Gianni Vrenna

Foto Us Catanzaro, Cosenza calcio, Fc Crotone

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