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Farmaci scompenso cardiaco, la proposta degli specialisti per semplificare la prescrizione

«Semplificare l’accesso uniformandolo su tutto il territorio». La fibrillazione atriale e patologie simili colpiscono circa un milione di persone

Pubblicato il: 04/01/2026 – 20:55
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Farmaci scompenso cardiaco, la proposta degli specialisti per semplificare la prescrizione

ROMA Semplificare, uniformandolo su tutto il territorio, l’accesso ai farmaci per lo scompenso cardiaco, la sindrome cardio-nefro-metabolica e la fibrillazione atriale: patologie che, secondo le stime, colpiscono circa un milione di persone. A proporre una strategia di ‘alleggerimento’ dei Piani terapeutici oggi necessari per la prescrizione dei farmaci innovativi destinati a queste patologie sono gli autori del documento ‘Scenari clinici complessi e piani terapeutici: limiti attuali, disparità regionali di accesso e proposta di riforma’, pubblicato sul numero di gennaio del ‘Giornale italiano di Cardiologia’. A firmare il documento – primo autore Michele Senni dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca – i vertici di numerose società scientifiche e nomi noti nel mondo della salute del cuore: Fabrizio Oliva (Anmco), Massimo Grimaldi (Anmco), Giovanni Battista Zito (Associazioni Regionali Cardiologi Ambulatoriali), Filippo Anelli (Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri), Loreto Gesualdo (Federazione italiana delle Società medico-scientifiche), Nicola Montano (Società Italiana di Medicina Interna), Francesco Dentali (Fadoi), Gianfranco Sinagra (Società Italiana di Cardiologia), Ciro Indolfi (Italian Federation of Cardiology) e Pasquale Perrone Filardi (Italian Federation of Cardiology).
Nel mirino degli specialisti il Piano terapeutico: concepito come uno strumento per garantire l’appropriatezza prescrittiva, si trasforma spesso in un ostacolo alla prescrizione di terapie salvavita, tale da complicare il lavoro dei medici e l’accesso dei pazienti alle cure. Il processo di compilazione richiede tra i dieci e i venti minuti e non è delegabile a personale amministrativo. La necessità di rinnovarlo ogni 6-12 mesi può portare a interruzioni del trattamento, con un aumento del rischio di ricovero, peggioramento delle condizioni e mortalità. Da qui la proposta di semplificare le procedure, sfoltendo la burocrazia ma tendendo, allo stesso tempo, le procedure sotto controllo. Si tratta, rilevano gli autori, di medicinali che possono ridurre mortalità e ospedalizzazioni per scompenso cardiaco, con risparmi anche economici per il Servizio sanitario nazionale. 
La prima proposta prevede l’introduzione di un piano terapeutico semplificato limitato alla prima prescrizione, con successivo rinnovo automatizzato. A seguire, l’uniformazione nazionale dei criteri prescrittivi e dei professionisti autorizzati a redigere i piani terapeutici. Dopodiché occorre il ritorno sistematico e trasparente dei dati raccolti nei registri Aifa (Agenzia italiana del farmaco) alla comunità scientifica per scopi clinici, epidemiologici e decisionali. Infine si chiede l’eliminazione del piano terapeutico per farmaci con profilo di costo-efficacia favorevole e larga esperienza clinica. “Il superamento delle barriere connesse ai Piani terapeutici non rappresenta soltanto un’esigenza clinica, ma costituisce anche un obiettivo prioritario sotto il profilo etico e organizzativo. L’adozione diffusa di terapie innovative – scrivono gli specialisti – rappresenta una straordinaria opportunità per migliorare la prognosi e la qualità di vita dei pazienti con patologie cardiovascolari complesse, riducendo disuguaglianze, ottimizzando risorse e contenendo la spesa sanitaria collegata alle ospedalizzazioni ripetute. E, da ultimo, garantendo un accesso equo ed efficace a tutti i pazienti così come previsto dal nostro sistema sanitario”. Tutto ciò, oltretutto, permetterebbe di “restituire tempo e risorse ai medici significa incrementare il numero di prestazioni sanitarie e migliorare la qualità dell’assistenza, con potenziale impatto sulla riduzione delle liste d’attesa”. 

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