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l’alleanza tra mafie

Il “sistema mafioso lombardo”: affari, droga e riciclaggio alla prova del verdetto

Il maxi processo di Milano entra nella fase finale dopo l’acquisizione di nuovi verbali dei pentiti. Attesa la sentenza del gup per decine di imputati

Pubblicato il: 05/01/2026 – 19:09
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Il “sistema mafioso lombardo”: affari, droga e riciclaggio alla prova del verdetto

La decisione del giudice dell’udienza preliminare di Milano sul maxi procedimento noto come “Hydra” si avvicina: è attesa infatti per la metà di gennaio, salvo rinvii. Il fascicolo, uno dei più imponenti degli ultimi anni in Lombardia, coinvolge 146 persone ed è il risultato di una lunga indagine condotta dal Nucleo investigativo dei carabinieri su quello che gli inquirenti definiscono un vero e proprio «sistema mafioso lombardo»: una rete di interessi criminali che avrebbe visto collaborare esponenti di Cosa Nostra, ’ndrangheta e camorra per la gestione di affari illeciti nel Nord Italia.

I pentiti

Nel corso dell’ultima udienza, il gup Emanuele Mancini ha disposto l’acquisizione di nuovi verbali di collaborazione, depositati dai pubblici ministeri Alessandra Cerretti e Rosario Ferracane. Si tratta delle dichiarazioni di Francesco Bellusci, 38 anni, ritenuto appartenente a uno dei gruppi criminali operanti tra Milano e la provincia di Varese, in particolare nell’area di Legnano e Lonate Pozzolo. Il suo racconto si aggiunge a quelli già forniti da altri collaboratori, tra cui William Alfonso Cerbo, conosciuto come “Scarface”, e Saverio Pintaudi della cosca Iamonte, che avevano già parlato in una fase precedente del procedimento. Tutti avrebbero confermato l’esistenza di un patto stabile tra le diverse organizzazioni mafiose presenti in Lombardia.


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Verso il traguardo

Alla luce dei nuovi atti, il giudice ha fissato due ulteriori udienze per il 7 e l’8 gennaio, durante le quali le parti potranno integrare le rispettive argomentazioni. Il 12 gennaio, invece, sono previste le repliche finali e la pronuncia della sentenza per gli imputati che hanno scelto il rito abbreviato, in tutto 78 persone. Le richieste dell’accusa sono già state formulate lo scorso novembre: i pm hanno sollecitato 75 condanne, con pene complessive che superano i 570 anni di carcere, e tre assoluzioni. Tra le richieste più pesanti figurano quelle di 20 anni di reclusione per Filippo Crea e per Giuseppe Fidanzati, figlio del noto boss palermitano Gaetano Fidanzati. Secondo la Direzione distrettuale antimafia, Crea sarebbe un referente della cosca Iamonte nell’area milanese, mentre Massimo Rosi viene indicato come figura centrale del locale di ’ndrangheta di Legnano-Lonate Pozzolo, con un ruolo di collegamento tra le varie anime del presunto sistema mafioso regionale. Pene elevate sono state chieste anche per Giacomo Cristello, ritenuto anch’egli esponente del gruppo di Legnano-Lonate Pozzolo, e per Bernardo Pace e Giuseppe Pizzata.

Le famiglie e le dinamiche criminali

In particolare, i Pace sarebbero legati al mandamento trapanese che farebbe capo a Paolo Aurelio Errante Parrino, parente del boss Matteo Messina Denaro. Per Giovanni Abilone, considerato vicino agli ambienti mafiosi di Castelvetrano, la Procura ha chiesto 16 anni di carcere.
Il giudice dovrà inoltre valutare il rinvio a giudizio per circa sessanta imputati ancora in fase di udienza preliminare, oltre a pronunciarsi sulle richieste di patteggiamento presentate da altri indagati.
Secondo la ricostruzione della Dda, l’inchiesta Hydra avrebbe messo in luce soprattutto il ruolo del locale di Legnano-Lonate Pozzolo, considerato in rapporti di alleanza con la cosca Farao-Marincola di Cirò. Tra i nomi indicati come rappresentanti di questi interessi criminali a Milano figurano Vincenzo Rispoli, Massimo Rosi, Giacomo Cristello, Francesco Bellusci e Pasquale Filomeno Toscano. Accanto a questo gruppo, emergerebbe anche l’operatività della cosca Iamonte, collegata al locale di Desio e a quello di Melito Porto Salvo, oltre alla presenza a Milano di Antonio Romeo, ritenuto espressione della famiglia Romeo “Staccu” di San Luca.


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L’inchiesta

L’indagine avrebbe documentato un ampio ventaglio di attività illecite attribuite al presunto sistema mafioso lombardo: dalle rapine alle truffe, dal riciclaggio di denaro alle intestazioni fittizie di beni, fino alle false fatturazioni, alla compravendita di crediti d’imposta inesistenti e alle estorsioni. Tra i reati contestati figura anche il traffico di droga. In questo ambito, l’accusa individua un’associazione finalizzata al narcotraffico che coinvolgerebbe soggetti appartenenti al cosiddetto gruppo “Senese”, insieme a esponenti del locale di ’ndrangheta di Legnano-Lonate Pozzolo.
La sentenza attesa a gennaio rappresenterà un passaggio cruciale per uno dei procedimenti antimafia più rilevanti celebrati negli ultimi anni in Lombardia, destinato a fare chiarezza sull’eventuale saldatura tra le principali organizzazioni criminali nel cuore economico del Paese. (f.v.)

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