‘Ndrangheta e narcotraffico, così i cartelli cambiano le regole del gioco. «In Italia il 90% della droga arriva dal Sud America»
In Ecuador la «guerra incessante» ai narcotrafficanti. Da oasi di pace a centro operativo globale. L’ex procuratrice: «Sono necessari gruppi investigativi»

ROMA Reti criminali in grado di agire con «razionalità strategica» e capaci di modificare «le regole del gioco per adeguarsi alle regole imposte». Un modus operandi che permette loro di «adattarsi rapidamente e tempestivamente alle politiche di controllo, mutando e modificando le rotte, le strutture e le loro condotte in funzione dei fattori di rischio e di redditività». Un monito diretto alle autorità italiane sui mutamenti delle rotte del narcotraffico che arriva da Diana Salazar Méndez, figura simbolo della lotta ai cartelli e già Procuratrice Generale dell’Ecuador, che davanti alla Commissione parlamentare antimafia ha parlato di «una guerra incessante di lotta al narcotraffico», che si è sviluppata negli ultimi cinquant’anni in Ecuador. L’ex procuratrice generale, oggi ambasciatrice dell’Ecuador in Argentina, ha disegnato una mappa inquietante del crimine transnazionale che lega a doppio filo i porti sudamericani a quelli italiani, con la ‘ndrangheta – come emerso in numerose indagini – nel ruolo di partner privilegiato. L’audizione si inserisce nel filone d’indagine della Commissione sulle rotte del narcotraffico e sul ruolo egemone delle mafie italiane, in particolare dei clan calabresi, in Sud America.
L’Ecuador, da oasi di pace a centro operativo globale
Il titolo dell’intervento di Salazar non lascia spazio a interpretazioni: “Ecuador: un’oasi di pace che è diventata un centro di operazioni per la mafia globale“. L’ambasciatrice ha spiegato come il Paese sia profondamente mutato negli ultimi anni, trasformandosi da semplice zona di passaggio a snodo cruciale per il narcotraffico: «Nel tempo l’Ecuador è mutato e da un luogo di transito è diventato uno spazio di produzione, lavorazione, raccolta ed esportazione. Questa trasformazione è andata di pari passo con l’allarmante frammentazione dei grandi gruppi criminali, che ha lasciato spazio a bande locali alleate con organizzazioni transnazionali». Una frammentazione che ha generato un’esplosione di violenza senza precedenti per il controllo del territorio, alimentata da quella che Salazar Méndez definisce una «accettazione culturale» del fenomeno, una normalizzazione del crimine che indebolisce la tenuta democratica dello Stato.
La rotta italiana: il 90% della droga arriva dal Sud America
Secondo l’ex procuratrice, le organizzazioni criminali possiedono una «razionalità strategica” superiore a quella degli Stati: sanno adattarsi alle regole, mutano rotte e strutture in base alla redditività, mentre le risposte pubbliche restano troppo spesso «reattive» e lente. Il monito arriva alle autorità italiane attraverso un’analisi delle modalità di gestione dei traffici di droga. Secondo l’analisi dell’ex procuratrice, le organizzazioni criminali «cambiano le destinazioni e si assiste ad una loro progressiva “ridirezione”»: «Le modalità operative stanno cambiando e il 90 per cento delle sostanze stupefacenti che arrivano nei porti italiani proviene dal Sud America», ha spiegato l’ex procuratrice. Se prima i carichi puntavano quasi esclusivamente su Spagna e Paesi Bassi, ora il mirino si è spostato. Per contrastare un nemico così fluido, Salazar Méndez ha indicato una strada obbligata: «La trasmissione delle informazioni attraverso i canali diplomatici richiede molto tempo. Dobbiamo fare progressi affinché tale trasmissione sia diretta ed effettiva. Sono necessari gruppi investigativi che possano scambiare informazioni utilizzabili come prova; diversamente, lo scambio informale non serve nei processi e indebolisce il sistema giudiziario».
Il Corriere della Calabria è anche su WhatsApp. Basta cliccare qui per iscriverti al canale ed essere sempre aggiornato