Polistena, sit-in permanente davanti all’ospedale: Rianimazione a rischio chiusura
Oggi il direttore generale dell’Asp Di Furia incontrerà medici, sindaci e rappresentanti del Comitato per cercare soluzioni concrete

È partita dal basso, dalla voce dei cittadini, la mobilitazione che da ieri sera tiene acceso un presidio permanente davanti all’ospedale “Santa Maria degli Ungheresi” di Polistena, in provincia di Reggio Calabria. Dopo la grande partecipazione di ieri sera, la protesta continua anche oggi: Marisa Valensise, febbricitante e al freddo insieme agli altri manifestanti, resta in prima linea. «Non molleremo – ha detto al Corriere della Calabria – finché non ci saranno risposte concrete. La Rianimazione è in sofferenza e non si può giocare con la vita delle persone».
A guidare la mobilitazione è il Comitato spontaneo a tutela della salute, che da sempre difende il diritto alla cura. Tende montate, notti insonni e determinazione: il sit-in nasce dalla concreta preoccupazione per la possibile chiusura del reparto di Anestesia e Rianimazione e per il rischio di un progressivo blocco dell’intero ospedale, punto di riferimento per circa 180 mila abitanti della Piana.
Oggi è atteso a Polistena il direttore generale dell’Asp di Reggio Calabria, Lucia Di Furia, che visiterà prima l’ospedale per confrontarsi con i medici anestesisti e valutare la possibilità di un rinnovo dei contratti. Successivamente, alle 13, si recherà al Comune di Polistena per incontrare i sindaci del territorio e i rappresentanti del Comitato, con l’obiettivo di avviare un tavolo di confronto e individuare insieme soluzioni concrete per evitare la chiusura della Rianimazione. L’incontro è considerato cruciale per tutelare la continuità dei servizi essenziali e garantire sicurezza ai percorsi chirurgici.

La scintilla che ha fatto esplodere la protesta è il mancato rinnovo dei contratti a tre anestesisti a gettone che da mesi garantivano la turnistica nella Rianimazione di Polistena, aggravato dall’assenza temporanea di alcuni medici cubani in ferie. Una combinazione che rischia di bloccare interventi chirurgici, ricoveri e l’intera funzionalità dello spoke, che serve un bacino di circa 180 mila persone.
«Un reparto lasciato con pochissimi medici – ha denunciato Valensise – non può sostenere i turni necessari per garantire un servizio essenziale. La Rianimazione è allo stremo e non riesce più a coprire l’assistenza. Siamo pronti a restare qui a oltranza e ad avviare anche lo sciopero della fame, fino a quando il presidente Occhiuto e il direttore generale dell’Asp di Reggio Calabria non individueranno una soluzione concreta e immediata». Attorno al presidio si è stretta una comunità ampia e trasversale: cittadini comuni, associazioni, rappresentanti del mondo ecclesiale, con la presenza costante di don Pino De Masi, e una rete di comitati provenienti anche da altri territori, come quello a difesa dell’ospedale di Locri. Un fronte civico che rivendica il diritto alla cura come diritto fondamentale, senza bandiere politiche. La protesta del Comitato ha trovato subito il sostegno delle istituzioni locali. Nel primo pomeriggio di ieri, il sindaco di Polistena, Michele Tripodi, ha espresso forte preoccupazione per le notizie, sempre più insistenti, riguardanti la possibile chiusura del reparto. Proprio per questo il primo cittadino il 5 dicembre scorso aveva indetto un consiglio comunale aperto per denunciare la situazione ma da allora nulla è cambiato (NE ABBIAMO SCRITTO QUI)
«Dalle segnalazioni che stiamo ricevendo emerge come l’impossibilità di prorogare ulteriormente i contratti dei liberi professionisti stia creando un serio problema organizzativo. L’assenza di anestesisti e rianimatori mette a rischio persino l’attività chirurgica ordinaria», ha spiegato Tripodi.

Tripodi ha poi evidenziato come la situazione sia aggravata dall’assenza temporanea di alcuni medici cubani, attualmente in riposo fino a febbraio. «Questo conferma quanto il loro contributo sia stato determinante, ma non può rappresentare una soluzione stabile e duratura. Finora la Regione ha affrontato le emergenze giorno per giorno, senza una visione strategica e senza investire in soluzioni strutturali per Polistena e per gli altri presidi del comprensorio».
«Senza personale medico e paramedico – ha aggiunto – la sanità della Piana non ha futuro. Altro che annunci su nuove strutture: servono risposte immediate». Tripodi ha chiesto quindi chiarimenti sull’effettiva fondatezza della notizia riguardante la chiusura della Rianimazione e sulle misure urgenti che Asp e Regione intendono adottare per garantire continuità assistenziale, sicurezza dei percorsi chirurgici e risposte concrete ai bisogni dei pazienti.
Al presidio erano presenti anche altri sindaci del comprensorio, tra cui Michele Conia (Cinquefrondi) e Francesco Nicolaci (Melicucco), oltre a rappresentanti di comitati di altri territori, come quello a difesa dell’ospedale di Locri. «Questa volta non arretreremo – ha ribadito Valensise – il diritto alla salute non ha colori politici e la nostra battaglia riguarda tutta la comunità».
Anche la politica regionale si è mobilitata: il vicepresidente del Consiglio regionale, Giuseppe Ranuccio, ha partecipato al sit-in e annunciato la presentazione di un’interrogazione urgente al presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, per chiedere interventi immediati. «Senza anestesisti – ha dichiarato – è a rischio l’operatività di quasi tutti i reparti. L’ospedale di Polistena non può essere lasciato solo».
Il sit-in continuerà quindi fino a quando non si avranno risposte certe ed una soluzione. Dal presidio davanti all’ospedale il messaggio è chiaro: la pazienza è finita, e la battaglia per il diritto alla cura è appena iniziata. «L’importante è rimanere uniti – ha detto Valensise – perché la nostra medaglia sarà la riconquista del diritto alla cura. Dal buio della notte…..un altro giorno piano piano prende vita». (redazione@corrierecal.it)
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