Altomonte, i motivi dello scioglimento: il ruolo di un dipendente comunale e di un imprenditore
Dall’«inquinamento delle procedure di affidamento degli appalti» al «soddisfacimento di interessi di soggetti vicini alla criminalità»

ALTOMONTE Il 20 novembre 2025, il Consiglio dei ministri, su proposta del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, ha deliberato lo scioglimento del consiglio comunale di Altomonte e l’affidamento della gestione del comune alla commissione straordinaria per la durata di diciotto mesi.
Le motivazioni
Nel comune di Altomonte, gli organi elettivi sono stati rinnovati nelle consultazioni amministrative dell’8 e 9 giugno 2024. Sul territorio, le recenti inchieste coordinate dalla Dda di Catanzaro hanno svelato l’esistenza di consorterie mafiose aprendo a possibili forme di condizionamento dell’amministrazione comunale da parte di organizzazioni criminali.
Il 10 settembre 2025, il prefetto di Cosenza, nella sua relazione dà atto della sussistenza di «concreti, univoci e rilevanti elementi su collegamenti diretti e indiretti degli amministratori locali con la criminalità organizzata di tipo mafioso». L’attività di indagine della Distrettuale Catanzarese sul territorio Cosentino ha permesso di rilevare la presenza di un gruppo criminale affiliato alla ‘ndrangheta, «cosca che con il tempo è confluita in altra consorteria con raggio di azione esteso alla fascia ionica cosentina, come evidenziato dalle risultanze di diverse operazioni antimafia svoltesi in quel territorio, tra cui la più recente denominala “Kossa“». L’azione delle organizzazioni malavitose avrebbero inciso fortemente sull’andamento amministrativo e politico-gestionale del comune di Altomonte, soprattutto attraverso le interferenze operate da un imprenditore, il quale, come emerge da numerose indagini, «è un personaggio notoriamente legato alla locale criminalità organizzata».
L’imprenditore e i rapporti di frequentazione
La relazione del ministero dell’Interno si sofferma e cristallizza la figura dell’imprenditore, negli ultimi anni destinatario della misura di prevenzione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza per la durata di cinque anni, disposta dal tribunale di Catanzaro con obbligo di soggiorno nel comune di residenza e della confisca di numerosi beni di sua proprietà. Lo stesso soggetto è stato destinatario di un provvedimento preventivo antimafia della prefettura di Cosenza. Nel documento si pone l’accento su «rapporti di parentela e di frequentazione» che pongono in stretta relazione «alcuni amministratori comunali con soggetti riconducibili al locale clan mafioso, tra i quali viene evidenziata la figura di un consigliere comunale più volte controllato insieme a malavitosi legati alla criminalità organizzata, che fino al settembre 2023 è stato socio in affari del sopracitato imprenditore». A tal proposito, il ministero ritiene «di rilievo», la vicenda riguardante un assessore comunale – emersa durante le audizioni rese alla commissione d’indagine – relativa al personale impiegato in una società aggiudicataria di un servizio comunale. Dal verbale di audizione risulta, infatti, che «l’assessore avrebbe segnalato due nominativi da assumere nella società affidatario, entrambi legati alla criminalità organizzata altomontese, uno dei quali stretto parente del dipendente comunale».
La posizione del sindaco
La relazione prefettizia, inoltre, richiama l’atteggiamento assunto dal già primo cittadino di Altomonte, Gianpietro Carlo Coppola, che – in sede di audizione dinanzi alla commissione d’indagine – si è detto convinto «oltre ogni evidenza pubblica, anche di natura giudiziaria, della assoluta assenza di criminalità organizzata sul territorio amministrato, precisando di non avere contezza di una tale presenza così pervicace e di non aver mai ricevuto segnalazioni da parte del settore attività produttive di “tentativi di oppressione». A tal proposito, il ministero nella relazione richiama «alcune immagini ritraenti lo stesso amministratore munito di fascia tricolore, e il vicesindaco, che si mostrano a fianco dell’imprenditore considerato espressione e riferimento della criminalità organizzata». I frame, per il prefetto di Cosenza, hanno «portata simbolica», l’incontro – infatti – confermerebbe «la tolleranza, se non dei buoni rapporti, tra il primo cittadino di Altomonte e il soggetto controindicato».
Il ruolo del dipendente comunale
La relazione prefettizia si sofferma anche sulla figura del dipendente comunale divenuto «fulcro dell‘attività amministrativa dell’Ente in termini totalizzante a prescindere dalie aree di competenza dei singoli uffici». Nel documento si sottolinea «l’atteggiamento prevaricante capace di incidere direttamente sugli esiti di procedure di gara nelle quali ricopriva l’incarico di responsabile unico del procedimento e, in un caso, anche senza rivestire alcun molo formale».
Le gare finite nella relazione
Sono due le procedure di gara finite nella lente di chi ritiene sussistano le condizioni di inquinamento del tessuto amministrativo dell’ente altomontese e nelle quali il dipendente «ha svolto il ruolo di responsabile unico del procedimento» nonostante in entrambi i casi avrebbe dovuto astenersi. Tra i candidati da selezionare (per l’assunzione di tre operatori socio-sanitari) e tra i dipendenti di una delle ditte partecipanti, (risultata poi affidataria del servizio mensa) figuravano suoi parenti. Ancora più gravi – si legge nella relazione – sono state «le irregolarità segnalate dall’organo ispettivo nell’espletamento delle procedure di reclutamento di personale specialista di vigilanza», al termine delle quali è stata decisa l’assunzione e poi la nomina in qualità di comandante della polizia municipale di Altomonte di un ex amministratore dell’ente «anch’egli imparentato con il suddetto funzionario e con il presidente del consiglio comunale». Sulla procedura viene segnalata una «discrasia tra l’oggetto della delibera di giunta rispetto alla successiva determina dirigenziale» nella quale si fa riferimento ad una procedura di selezione «per (soli) esami (e non anche per titoli) per la copertura della figura professionale da destinare all’ufficio della polizia locale». Anche in questo caso il responsabile del procedimento sarebbe il dipendente comunale. Le successive verifiche disposte sulla procedura da parte della commissione di indagine hanno rivelato che il candidato poi assunto era il «meno titolato» rispetto agli altri concorrenti, inoltre «non è risultato idoneo al conseguimento della qualifica di pubblica sicurezza per pregresse pendenze giudiziarie, peraltro non dichiarate negli atti concorsuali».
Le conclusioni
L’attività ispettiva ha – dunque – restituito «un quadro di sostanziale compromissione dei principi di buon andamento e di imparzialità dell’ente locale». Gli ispettori hanno riscontrato «un sistematico inquinamento delle procedure di affidamento dei pubblici appalti», non di rado canalizzati al «soddisfacimento di interessi di soggetti vicini alla criminalità organizzata», verso i quali l’amministrazione comunale ha tenuto «un atteggiamento cedevole» a discapito delle funzioni pubbliche. (f.benincasa@corrierecal.it)
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