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L’indagine antimafia a Cosenza, emerge il nome del nuovo presunto reggente del clan degli “Italiani”

La circostanza è emersa nella recente ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa nei confronti di due indagati

Pubblicato il: 09/01/2026 – 11:15
di Fabio Benincasa
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L’indagine antimafia a Cosenza, emerge il nome del nuovo presunto reggente del clan degli “Italiani”

COSENZA Una richiesta di estorsione a nome e per conto «del clan degli “Italiani” di Cosenza guidato da Rinaldo Gentile». La circostanza, emersa nella recente ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa nei confronti di due indagati (leggi qui) rappresenta una novità nell’alveo della ricostruzione dei vertici e dell’organizzazione criminale nel Cosentino. Nell’ordinanza, infatti, si fa riferimento a “Zio” Rinaldo Gentile, ritenuto dall’accusa al «vertice della criminalità organizzata cosentina».

La ricostruzione

Emanuele Apuzzo e Davide Naccarato, finiti in carcere all’esito della nuova indagine antimafia conclusa sul territorio cosentino, tentano di imporre il pizzo ad un imprenditore di Bisignano. Tremila euro la quota da destinare al clan, perché – come avrà modo di riferire lo stesso Apuzzo – «è Natale anche per le mogli dei carcerati». Il professionista vittima dei tentativi di estorsione, denuncia tutto ai carabinieri di Rende guidati dal capitano Andrea Aiello. Il 26 ottobre fornisce elementi riferiti e riferibili ad un incontro avuto con il presunto estorsore che «aveva preteso il 3% dei ricavi dal suo cantiere edile e si presentava a nome di Rinaldo di Cosenza». L’imprenditore è preoccupato, decide di integrare la denuncia nei confronti dei presunti aguzzini e i carabinieri monitorano l’incontro nel quale avrebbe dovuto consegnare il denaro ai presunti aguzzini. E’ il 22 dicembre 2025 quando i carabinieri organizzano un servizio di osservazione e controllo al termine del quale vengono registrati gli arrivi di Apuzzo, Naccarato e dell’imprenditore. Pochi istanti dopo, Apuzzo verrà fermato dai militari e all’esito di un controllo nella sua automobile verrà trovato in possesso di 2.500 euro contanti, con le banconote recanti le medesime matricole consegnate dall’imprenditore alle forze dell’ordine. Una successiva perquisizione personale nei confronti di Naccarato, porterà al rinvenimento di 500 euro che per l’accusa sarebbe parte del denaro consegnato dall’imprenditore ad Apuzzo.

I rapporti con Rinaldo Gentile

Chi indaga, ritiene che Emanuele Apuzzo abbia agito in qualità di «mandatario» della criminalità organizzata. Una circostanza che si lega alla richiesta dello stesso indagato nei confronti dell’imprenditore al quale viene consigliato di “mettersi a posto” con la ‘ndrangheta per via dei lavori pubblici realizzati altrimenti i mezzi della ditta avrebbero subito danneggiamenti. Inoltre, l’accusa ritiene Apuzzo «braccio destro di Gentile e quindi parte del gruppo criminale degli “Italiani” attualmente operante nel Cosentino». Rinaldo Gentile è considerato – come emerso nel corso di alcune operazioni concluse dalla Dda – esponente della cosca di ‘ndrangheta Lanzino-Ruà, finito nella rete della distrettuale antimafia di Catanzaro anche nell’inchiesta denominata Acheruntia.
Il ruolo che avrebbe assunto negli anni Gentile sarebbe «carismatico e da protagonista». Il suo nome e la sua partecipazione alle cosche cosentine cominciano, già negli anni Novanta, ad assurgere agli onori della cronaca. Con l’operazione “Garden” emerse il suo ruolo, insieme a Ettore Lanzino, nell’ambito del clan Pino-Sena. (f.benincasa@corrierecal.it)

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