Dp: «L’assemblea restituirà al segretario Matteo Lettieri pieno sostegno»
E’ quanto dichiarano, in una nota, Francesco Graziadio, Gianfranco Tinto e Aldo Trecroci, consiglieri comunali di Cosenza

COSENZA «La Politica è la più nobile fra le pratiche dell’animo umano. Dobbiamo ricordarlo soprattutto in giorni come questi, che vedono il Partito democratico insozzato dalle bugie dei soliti perdenti. Politica vuol dire cura del prossimo e tutela dei deboli, diplomazia ed educazione, ma soprattutto rispetto. Ecco, la reazione sguaiata della mozione Le Fosse, quella sconfitta nell’ultimo congresso provinciale del Pd, manca soprattutto di rispetto: nei confronti degli iscritti, degli elettori, di quella moltitudine di cittadini di centrosinistra che si sono allontanati dal partito proprio perché, prima, lo governavano loro». E’ quanto dichiarano, in una nota, Francesco Graziadio, Gianfranco Tinto e Aldo Trecroci – consiglieri comunali di Cosenza – espressione di Democrazia e partecipazione.
«Vale la pena riavvolgere il nastro degli eventi e farlo con semplicità e chiarezza, perché le bugie questo fanno: gettano ombre, creano confusione, inquinano i pozzi. Il principale partito del centrosinistra è stato per decenni prigioniero di un ristrettissimo numero di dirigenti, un’occupazione che ne ha segnato il progressivo declino in termini elettorali, dai tempi della provincia “rossa” alle resistibilissime vittorie dei vari Occhiuto e Succurro. Un’occupazione che mortificava la partecipazione dei militanti e soffocava l’attività politica del partito, ridotta a slogan banali e lontana dai dibattiti che pure hanno sempre continuato ad animare la nostra società civile. Due anni fa, per liberarci da questo abbraccio soffocante, siamo stati costretti ad uscire dal gruppo comunale del Pd», si legge ancora nella nota.
«Qui, in piccolo, veniva applicato lo stesso schema: nessun dibattito, nessuna condivisione, nessuna visione politica, il partito ridotto a passacarte di palazzinari e piccoli questuanti. Usciti da quel recinto abbiamo ripreso a fare Politica e ci siamo accorti (ma lo sapevamo già…) di non essere soli: tantissimi, nel partito, sentivano forte l’urgenza di un rinnovamento e molti di più, fuori dal partito, aspettavano che questo rinnovamento si concretizzasse per tornare a riempire di idee e di contenuti la nostra Casa Comune. Quelli dietro la mozione Le Fosse hanno reagito con l’eleganza che li contraddistingue: hanno chiesto la nostra espulsione dal Pd. Non ci sono riusciti. Hanno perso. Ed è stata la prima di una lunga serie di sconfitte. Ovviamente, allora come oggi, hanno usato la menzogna come strumento di lotta politica, arrivando ad accusarci di perseguire oscuri e mai ben specificati interessi personali, fedeli al motto: “’a gatta da cridenza chiru ca fa si pensa…”». «Invece, dicevamo, non eravamo soli, perché tanti compagni hanno compreso appieno il senso del nostro gesto, sono stati solidali con noi, ci hanno difeso. Compagni che hanno iniziato ad organizzarsi, a fare rete, a costruire quel castello di valori e di idee che, un anno e mezzo dopo, si è cristallizzato nella mozione Lettieri. Possiamo dire che è stato un viaggio bellissimo? Militanti di ogni angolo della provincia che si riunivano, si organizzavano, facevano proposte… ci siamo uniti con entusiasmo a questa marea che invocava rinnovamento, cambiamento, il ritorno ad una Politica di sinistra e di contenuti. Il congresso, com’è noto, lo ha vinto Lettieri. Altra brutta sconfitta per chi vedeva il partito come un feudo. Infatti anche allora bugie: “abbiamo vinto noi”, “votazioni manipolate”, anche allora manipolazioni, fino al rifiuto di riconoscere l’esito del voto degli iscritti. Subito dopo la sfida delle Regionali ha servito la nuova, bruciante batosta. Il gruppo dirigente della mozione Le Fosse si candida, vince invece il volto fresco e competente di Rosellina Madeo. E di nuovo il fastidioso codazzo di menzogne: “La Madeo non si poteva candidare” e l’annuncio di un ricorso mai presentato, “contro di noi manovratori occulti” anziché ammettere quello che è sotto gli occhi di tutti: non li vota più nessuno. Siamo finalmente a ieri, ma la premessa ci è sembrata necessaria, perché ci porta alla domanda più importante: cosa può fare un gruppo cementato solo dalla gestione del potere quando non ha più potere da usare come collante? Spalare fango nel ventilatore. L’ultima campagna di bugie dice che Lettieri non ha più la fiducia dell’assemblea, con l’annuncio di una mozione con tanto di firme. Ma le firme, per quanto assicura il segretario, sono irregolari. Non tutte, ovviamente, giusto quelle che servono a passare da minoranza a maggioranza e proseguire nel loro lunare delirio di onnipotenza. Noi siamo sicuri che sarà l’assemblea a restituire al segretario Matteo Lettieri pieno sostegno nella sua azione politica. Altrimenti lo farà un nuovo congresso. Il tempo delle rendite di posizione è finito, il Pd del futuro sarà guidato da capacità e competenza. Ce lo chiedono gli iscritti, ce lo chiedono gli elettori».