Il 2026 è appena iniziato. Speriamo che il buon giorno non si veda dal mattino
Deresponsabilità, cinismo e ipocrisia all’alba del nuovo anno

È inutile farsi illusioni. Il 2026 è iniziato nel peggiore dei modi: la strage di Crans-Montana, che ha visto bruciare decine di giovani vite semplicemente perché volevano festeggiare il nuovo anno all’insegna del divertimento. Per cortesia non diamo la colpa a loro o, più in generale, come spesso accade, alle nuove generazioni. No, la colpa non è loro. Semmai dovremmo ricercarla nel principio di deresponsabilizzazione insinuatosi dappertutto, anche nei locali più in voga, gestiti da persone alle quali poco importa la sicurezza e molto il guadagno facile. Fa davvero specie aver assistito a una scena a dir poco disgustosa: la titolare del locale che, al momento dell’incendio, bada a salvaguardare l’incasso piuttosto che le giovani vite. Salvo poi dire, all’uscita dell’interrogatorio, che il suo unico pensiero era quello delle vittime. I controlli sulla sicurezza degli organi preposti erano fermi a sei anni fa. Mi domando quelli fatti negli anni precedenti a cosa sono serviti, visto e considerato che il locale, da questo punto di vista, non ha subito alcuna modifica, soprattutto per le necessarie uscite di sicurezza – si chiamano così proprio per questo, a garantire la sicurezza in caso di necessità – praticamente non ce n’erano. In diretta abbiamo assistito all’esecuzione di una giovane madre negli Stati Uniti guidati da Trump, da parte di un’agente dell’ICE, la sua polizia etnica, che tanto somiglia alle SS naziste o agli squadroni fascisti di altri tempi, che da questo punto di vista, e non solo, non sono mai passati di moda. Altro emblematico caso di deresponsabilità personale giustificata dalla “legittima difesa” invocata da chi doveva, al limite, sparare alle gomme e non in testa a una persona indifesa. Ad aggravare l’omicidio volontario, che non può trovare alcuna giustificazione, il tentativo di farlo apparire tale da parte di Trump e dei suoi fedeli sodali fantocci. La storia ce lo ha insegnato: ai dittatori – e Trump si sta comportando in egual modo – interessa poco il diritto degli Stati o delle persone. Ciò che veramente conta sono gli interessi delle lobby finanziarie che dettano le regole del gioco, che è sempre sporco come il denaro. Infine, la conferenza stampa della premier Meloni, durata circa tre ore, per comunicare – con il suo famoso intercalare “disciamo”, pronunciato 218 volte – sostanzialmente il nulla. Tale conferenza, dai suoi predecessori, si teneva a fine anno; lei ha preferito spostarla all’inizio del nuovo, per volersi distaccare anche in questo dai governi precedenti al suo. In uno dei suoi passaggi più insignificanti ha detto che: “per valutare lo stato dell’economia reale il dato più significativo è quello dell’occupazione; i dati sull’occupazione sono oggettivamente dei dati incoraggianti”. Molti economisti sostengono l’esatto contrario, dimostrando che, se è vero che l’occupazione in Italia è più alta rispetto al passato, questo dato da solo non basta per dire che l’economia reale va bene. Basti pensare al fatto che “se l’occupazione aumenta il PIL non cresce, e ciò succede perché gran parte dei nuovi occupati si concentra in settori a bassissimo valore aggiunto come il turismo e la ristorazione”. I nuovi lavoratori, quindi, producono poco e meno di quelli precedenti: ecco perché il PIL resta fermo. L’occupazione aumenta, inoltre, perché il lavoro nel nostro bel Paese costa poco. L’Italia è l’unico Paese in Europa in cui i salari reali sono scesi negli ultimi decenni invece di aumentare. Negli ultimi anni, a seguito dell’inflazione, assumere è stato molto conveniente, ma lavorare rende sempre meno; ergo, guardare l’occupazione senza guardare i salari non dice nulla sul benessere reale delle persone. Non è un caso se l’Italia è l’unico Paese dell’Unione europea, insieme alla Grecia, in cui le famiglie sono più povere oggi rispetto a 20 anni fa. Se poi guardiamo al mondo del lavoro, chi sta davvero lavorando non sono sicuramente i giovani. L’Italia ha il più alto tasso di disoccupazione di neolaureati in Europa e siamo secondi in UE per numero di inattivi: persone, cioè, che smettono di cercare lavoro. Questo crea un falso segnale positivo: la disoccupazione nell’ultimo mese è scesa non perché si lavora di più – anzi, l’occupazione in media è diminuita – ma perché quanti escono dal mercato del lavoro rinunciano a cercare lavoro. Ma quello che dicono gli economisti alla premier non interessa, men che meno, purtroppo, a chi continua imperterrito a stendere la mano destra e a gridare “presente”, piuttosto che leggere qualche buon libro di storia o magari qualche rivista di economia. Ma per molti, si sa, stendere un braccio è molto più semplice che usare e far funzionare il cervello. (redazione@corrierecal.it)
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