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SETTE GIORNI DI CALABRESI PENSIERI

Il civico Sergio Mazzuca medita di candidarsi sindaco a Cosenza. Preliminari di campagna elettorale

Corsi e ricorsi storici di mafia unitaria da Buscetta alla sentenza Hydra a Milano. Un cosentino traduce Paperino in catanzarese

Pubblicato il: 15/01/2026 – 10:31
di Paride Leporace
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Il civico Sergio Mazzuca medita di candidarsi sindaco a Cosenza. Preliminari di campagna elettorale

COSENZA Riesco a pizzicare al cellulare Sergio Mazzuca, imprenditore cosentino di successo, un attimo prima d’imbarcarsi sull’aereo destinazione Senegal insieme a Sergio Crocco, patron della “Terra di Piero”, popiliano come lui, diretti in una missione africana per consegnare una somma di diecimila euro per costruire un pollaio a favore di quella sfortunata popolazione. La telefonata è per verificare se la voce che da tempo girava tra i bar e i marciapiedi e che qualcuno ha spifferato su un sito dandole crismi di retroscena corrisponde al vero. Ovvero Sergio Mazzuca prossimo candidato a Palazzo dei Bruzi per riconsegnarlo al centrodestra di Roberto Occhiuto.
«Sì è vero, mi è stata fatta la proposta, ma non per guidare  uno schieramento politico. Una proposta tutta di colore civico. Ma ci devo pensare. Ho un’azienda con 120 dipendenti e io vivo del mio lavoro. Ho bisogno di qualche mese per ponderare se posso offrire il mio impegno per la città. Manca ancora del tempo per andare a votare. Verso maggio o giugno posso sciogliere la mia riserva». I motori rullano, Sergio Mazzuca deve imbarcarsi con il suo antico amico di quartiere, le lande africane daranno ulteriore consiglio.
Se accetterà il compito si chiarirà meglio come eventualmente civici e centrodestra si unirebbero alle prossime comunali di Cosenza, unico capoluogo e provincia calabrese dove Roberto Occhiuto, cosentino, è stato battuto dal professore Tridico alle ultime regionali.
Il tris di candidati oltre al titolare della molta accorsata gioielleria Scintille direzione destra-centro ha anche indicato la deputata leghista Simona Loizzo e l’avvocato di Roberto Occhiuto, Nicola Carratelli, figlio di don Peppino già sindaco e presidente del Cosenza calcio della serie B.
Immediate le smentite pubbliche e private dell’avvocato Carratelli, più politiche quelle di marchio Loizzo che conferma al Corriere di non essere interessata alla partita per continuare a svolgere il ruolo di parlamentare anche nella prossima legislatura.
A fronte delle due smentite, viene il legittimo sospetto che il retroscena sia uscito dalla trincea di centrodestra per bruciare per tempo candidati possibili. Resta però il lodo Mazzuca. Che è un bel lodo.
Una candidatura Mazzuca spariglierebbe molto il voto bloccato di Cosenza. Sergio correrebbe da civico. E’ un self made man che viene da un quartiere popolare e che nel corso del tempo ha guadagnato la simpatia e il beneplacito della buona borghesia che conta in città. Non è un caso che l’orafo cosentino sia diventato da qualche mese presidente di un Rotary di Rende che vede di buon grado salire le sue quotazioni. Lo stesso club service che vede molto attivo nelle iniziative pubbliche il geologo Carlo Tanzi molto vicino al presidente. Mazzuca, potrebbe intercettare consenso trasversale sia dal punto di vista sociale che politico. E sarebbe molto concorrenziale con l’uomo forte del momento, quel Francesco De Cicco forte di 5000 preferenze che lo hanno catapultato alla Regione rianimando il Campo largo cosentino. E’ di queste ore la conferenza stampa congiunta del sindaco Franz Caruso con lo stesso De Cicco alla vigilia di un rimpasto che andrà a disegnare nuovi organigrammi e prospettive.
Nell’ombra mai dimenticarsi però di Nicola Adamo che dopo aver giocato a monopoli per la guida del suo Pd riaccordandosi con i nemici di un tempo medita la prossima mossa (magari trasversale) per mantenere il potere a Palazzo dei Bruzi.  
Il gioco è solo all’inizio.

***

La sentenza di Milano del processo Hydra non è la solita sentenza contro affiliati calabresi che operano lontano dalla madre patria. E non per i 500 anni inflitti dalla Corte d’Assise.
Perché le responsabilità non sono solo quelle dei locali di Locate Pozzolo e Legnano, ma la sentenza accerta la presenza di un sistema mafioso lombardo costituiti da uomini di ‘ndrangheta, Cosa nostra e camorra.
Un vero consorzio di tre distinte associazioni mafiose che comporrebbero in Lombardia un’unica consorteria.
E’ questa la novità. Già alla requisitoria dei pm avevamo ascoltato che il contesto lombardo, Milano compresa, è da considerarsi come quello calabrese. Forse un colpo di marketing mediatico associare la Lombardia alla Calabria ma anche qui un cambio di narrazione a voler lanciare segnali che la linea della Palma ormai arrivata da tempo a Milano è a forte indirizzo calabrese fusa con Cosa nostra e camorristi.
La novità ci induce a delle riflessioni storiche mai troppo approfondite nel passato.
Il più credibile collaboratore di giustizia di Cosa Nostra, don Masino Buscetta, a Falcone in forma più sincopata e nel celebre libro di Pino Arlacchi, disse che Lucky Luciano, nel 1956, si adoperò per far nascere i clan in Calabria mettendosi a mediare tra Cosa Nostra siciliana e quella americana. Sono gli anni in cui il calabrese Albert Anastasia è il capo della famiglia Gambino a New York. Sarebbe stato lui a dare mandato a Jo Ida, originario di Fiumara e capo della mafia di Filadelfia, a venire in Italia per organizzare le famiglie mafiose in Calabria.
Buscetta ha riferito con dettaglio delle riunioni che si svolsero in Sicilia e in Calabria e ne ha descritto partecipanti e modalità. Il processo unitario fu bloccato dall’omicidio di Albert Anastasia e dalla prima guerra di mafia a Palermo tra il 1962 e il 1963. Ma la ricerca di amalgama criminale andò avanti. Buscetta sostiene che Paolo De Stefano, don Mommo Piromalli, Antonio Macrì diventarono uomini d’onore di Cosa Nostra. Dice Buscetta che «divennero veri uomini d’onore, senza rendere palese ai loro amici ‘ndranghetisti che appartenevano a Cosa Nostra, la quale da allora in poi controllò e usò la gente della ‘ndrangheta a suo piacimento». Innovazione che avrebbe fatto scaturire buoni affari con il contrabbando di sigarette che in Calabria aveva in quegli anni una sorta di hub logistico decisivo. Qualcosa s’incrinò però nel 1967 quando si verifica la strage del mercato ortofrutticolo di Locri provocata secondo il boss dei due modi «da una scorrettezza in un affare di sigarette».
La storia della ‘ndrangheta e delle sue modificazioni ha ancora molti buchi storici che arrivano al presente. Le mafie si modificano nel corso del tempo. La Santa sappiamo che è massomafia per esempio. I corsi e ricorsi storici ora ci indicano la presenza di un sistema mafioso unificato. Siamo sicuri che è solo lombardo?

***
 

Grande entusiasmo a Cosenza per la realizzazione dello spot in piazza Kennedy “Tutti cantano Sanremo” che a breve vedremo sui canali Rai. Da Brunoriano militante permettetemi di esprimere il mio disappunto per non aver messo in scaletta tra le canzoni da cantare in coro “L’albero delle noci”.
A Catanzaro molto giubilo invece per una storia di Paperino dialogata nelle nuvole fumettate nell’idioma del capoluogo per un’iniziativa editoriale sperimentata già in diverse regioni per movimentare l’asfittico mercato editoriale. Non sono mancati sui social dissensi da parte di puristi che non hanno apprezzato la traduzione ritenendolo un catanzarese molto ibrido. Abbiamo anche letto che il traduttore chiamato a intervenire si chiama Michele Cosentino, è originario di Montalto Uffugo ed è laureato all’Università di Arcavacata. Considerata la serietà dell’editore riteniamo che abbia svolto il suo lavoro nel migliore dei modi. Non adombriamo complotti, per favore.

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