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Il clima cambia, «la Calabria esposta alle criticità degli eventi meteo estremi»

Il geologo Francesco Perri. «L’area mediterranea è tra le più vulnerabili d’Europa»

Pubblicato il: 19/01/2026 – 10:32
di Fabio Benincasa
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Il clima cambia, «la Calabria esposta alle criticità degli eventi meteo estremi»

COSENZA La crisi climatica può destabilizzare l’economia e colpire famiglie, imprese e finanze pubbliche. D’altro canto, soprattutto alle nostre latitudini, gli eventi metereologici estremi sono sempre più frequenti e gravi e gli ecosistemi degradati non riescono più a mitigarne gli impatti, rafforzando un ciclo distruttivo che si autoalimenta. Ad esempio, il rischio di un’alluvione su larga scala può aumentare fino al 700% in aree colpite da deforestazione. Quali sono i rischi concreti per la nostra regione? Quali gli interventi necessari a mitigare i rischi? A queste domande ha risposto il Professore Associato di Geologia, Francesco Perri: coordinatore del Consiglio Unificato del Corso di Laurea in Scienze Geologiche e del Corso di Laurea Magistrale in Scienze Geologiche per la Gestione dei Rischi Ambientali e le Georisorse all’Unical.

Un recente report di Legambiente definisce il 2025 anno record per quanto concerne gli eventi estremi. Quali sono i rischi futuri per la Calabria?

«Gli eventi meteo estremi sono sempre più frequenti e, purtroppo, gli scenari futuri destano preoccupazione a causa dei cambiamenti climatici che si stanno registrando su scala globale. Secondo uno dei più recenti rapporti sui cambiamenti climatici (IPCC 2021-2023) vi è un incremento continuo delle temperature globali anche a causa dei processi di natura antropica che generano un conseguente aumento delle concentrazioni di gas serra nell’atmosfera; altro problema è poi il consumo di suolo che è un serbatoio naturale di CO2 e come tale svolge un ruolo decisivo nel contrastare la crisi climatica in atto. Per ciò che riguarda il futuro, le proiezioni climatiche formulate da scienziati di numerosi enti di ricerca indicano che, purtroppo, tali eventi si intensificheranno e la Calabria, rientrando nell’area mediterranea, tra le più vulnerabili d’Europa, potrebbe essere interessata sempre di più da molteplici fenomeni di dissesto idrogeologico quali frane, alluvioni, erosione del suolo ed erosione costiera, proprio a causa del manifestarsi di eventi estremi».

Perché anche la Calabria non può e non deve sottovalutare i rischi del cambiamento climatico?

«La Calabria geologicamente è un territorio complesso e molto articolato, caratterizzato da lunghi tratti di costa e ampie pianure alternate a massicci montuosi spesso incisi da valli fluviali profonde che creano paesaggi diversificati. Queste differenze geomorfologiche rendono il territorio calabrese predisposto a numerosi rischi geologici accentuati dai cambiamenti climatici in atto. Proprio la varietà di rocce, sedimenti e suoli presenti, le elevate pendenze dei versanti ed il diffuso e articolato reticolo idrografico superficiale, lo rende esposto alle criticità degli eventi meteo estremi, che possono produrre importanti trasformazioni geologiche del territorio e che richiedono dunque approcci mirati nella pianificazione e progettazione urbana e infrastrutturale, nonché nella mitigazione delle pericolosità naturali e dei rischi ad esse associati».

Anche alle nostre latitudini si corrono rischi legati all’aumento del livello del mare?

«Anche i territori che si affacciano sul Mar Mediterraneo risentono fortemente dell’aumento del livello del mare legato al riscaldamento globale in atto e alla fusione de ghiacciai, aumentando il rischio di erosione costiera e inondazioni. La Calabria, in particolare, presenta uno sviluppo costiero pari a circa 700-800 km che negli ultimi decenni è stato interessato lungo numerosi tratti da profondi cambiamenti geomorfologici e fenomeni di erosione che hanno coinvolto numerosi comuni del litorale calabrese. In particolare, l’arretramento della costa tirrenica si è intensificato in questi ultimi decenni a causa sia di processi di natura antropica sia a causa degli attuali cambiamenti climatici producendo importanti variazioni del litorale e compromettendo spiagge, ecosistemi e infrastrutture. La questione va affrontata cercando di mettere in sicurezza tali porzioni di costa attraverso opere di difesa e protezione mirate a salvaguardare il territorio e gli ecosistemi in esso presenti, tenendo però conto che non è sempre possibile impedire il corso dei processi naturali. In tale ottica il ruolo del geologo risulta fondamentale nella comprensione di tali processi e dei loro effetti, al fine di promuovere una corretta pianificazione dei territori, valutandone i problemi e le potenzialità ambientali e socioeconomiche. Sarà importante definire criteri condivisi per il monitoraggio e l’elaborazione di indicatori di vulnerabilità al fine di predisporre mappe di rischio specifiche delle aree più esposte e proporre le azioni più idonee per mitigarne gli effetti negativi».

Parliamo di eventi spesso imprevedibili. Le nuove tecnologie – come l’IA e il machine learning – possono aumentare l’affidabilità delle informazioni probabilistiche?

«I rischi geologici consistono nella probabilità che un evento naturale di una certa intensità si possa verificare in un’area in un determinato intervallo di tempo e possa causare danni a persone, beni e ambiente. È quindi molto importante acquisire numerosi dati anche quantitativi da gestire per creare modelli sulla vulnerabilità di un’area al fine di ridurre il rischio attraverso azioni di mitigazione sostenibili. Per ciò che riguarda ad esempio i fenomeni franosi, la disponibilità di strumenti anche tecnologici e immagini sempre più dettagliate ha consentito la produzione di carte inventario più accurate, permettendoci di passare dall’interpretazione visiva di foto aeree allo studio e all’analisi di modelli digitali del terreno con immagini satellitari multispettrali che danno anche informazioni sulle caratteristiche del terreno. Le tecniche di machine learning possono velocizzare la produzione di carte geotematiche così come l’intelligenza artificiale può migliorare la previsione dei rischi geologici, ma affinché questi sistemi artificiali complessi possano dare risultati efficaci serve un numero molto elevato di dati ad alta risoluzione, sempre senza prescindere da una loro analisi supervisionata da esperti».

La sensazione è che il sistema, compreso quello di allerta, dovrà adattarsi alla presenza di eventi tanto imprevedibili quando dannosi. Dovremo essere più rapidi nelle decisioni?

«Purtroppo molti dei fenomeni naturali che avvengono sono imprevedibili e per tale motivo non è così facile prendere decisioni che siano rapide e risolutive al tempo stesso. L’adattamento ai nuovi scenari climatici è una condizione inevitabile partendo soprattutto da una pianificazione territoriale tale da contrastare e sopportare nel modo più efficace e sostenibile queste situazioni meteo estreme. La rapidità nella scelta delle decisioni da intraprendere per contrastare tali eventi è strettamente legata alla reperibilità e gestione dei dati e ad una profonda conoscenza del territorio, per creare piani di intervento strategici che possano ridurre il rischio e che siano efficaci nel tempo». (f.benincasa@corrierecal.it)

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