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il duplice omicidio

L’agguato a Scilla e il disegno criminale di ‘ndrangheta e Cosa nostra: 32 anni fa l’omicidio dei carabinieri Fava e Garofalo

Quello che sembrava un ordinario controllo stradale si trasformò rapidamente in un massacro: era la sera del 18 gennaio 1994. Il ricordo a 32 anni dall’agguato mortale

Pubblicato il: 19/01/2026 – 16:03
di Mariateresa Ripolo
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L’agguato a Scilla e il disegno criminale di ‘ndrangheta e Cosa nostra: 32 anni fa l’omicidio dei carabinieri Fava e Garofalo

REGGIO CALABRIA Quello che sembrava un ordinario controllo stradale si trasformò rapidamente in un massacro, in cui Antonino Fava, 36 anni, di Taurianova e Vincenzo Garofalo, 31 anni, di Scicli (Ragusa) persero la vita nel corso di un agguato che dietro nasconde una vera e propria strategia criminale.

fava E garofalo

Era la sera del 18 gennaio 1994 e i due carabinieri viaggiavano su un’Alfa 75 del Nucleo radiomobile di Palmi. Partiti dal carcere cittadino per un servizio di controllo sull’autostrada Salerno-Reggio Calabria, fino a Villa San Giovanni, i due militari poco dopo essersi immessi sull’autostrada notarono subito un’auto sospetta, una Fiat Regata, che procedeva pericolosamente vicino alla loro con gli abbaglianti accesi. Pochi attimi dopo la segnalazione alla centrale, vennero affiancati e contro di loro furono esplose raffiche di mitragliatrice M12, stessa arma utilizzata altre due volte nel corso di altrettanti attentati a carabinieri. Fava e Garofalo non ebbero scampo, morirono sul colpo, e la loro auto, ormai priva di controllo finì la sua corsa contro un guardrail nei pressi dello svincolo autostradale a Scilla.

Il processo e le condanne a Graviano e Filippone

Per gli omicidi di Fava e Garofalo sono stati condannati all’ergastolo, sia in primo che in secondo grado, Giuseppe Graviano, boss di Brancaccio, e Rocco Santo Filippone, esponente della cosca Piromalli. Attualmente a Reggio Calabria è in corso davanti alla Corte d’assise d’appello di Reggio Calabria il processo d’appello bis, dopo l’annullamento con rinvio della Cassazione, in cui i giudici di secondo grado dovranno rivalutare «il tema centrale delle prove specifiche a carico degli imputati per avere contribuito al mandato omicidiario», anche se regge la causale sulla «strategia stragista», e quindi è stato accolto l’impianto accusatorio della Dda e del procuratore Giuseppe Lombardo per quanto riguarda la partecipazione delle cosche calabresi alle cosiddette “stragi continentali”.
Secondo l’accusa, il duplice omicidio si inserisce in quadro più ampio, all’interno di quella che nel corso dei processi è stata definita «una delle pagine più oscure e dolorose della storia d’Italia». Secondo le ricostruzioni della Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, l’agguato rappresentò un momento chiave della cooperazione tra ‘ndrangheta e Cosa Nostra. Un’alleanza, descritta dai magistrati come “un unico corpo” che mirava a colpire direttamente le Istituzioni dello Stato attraverso una strategia di terrore.

Il ricordo a 32 anni di distanza

commemorazione fava e garofalo

Un ricordo, quello dei due militari, che resta vivo a distanza di trentadue anni. Questa mattina a Palmi, presso la Chiesa di San Rocco, è stata celebrata una messa officiata dal vescovo Giuseppe Alberti alla presenza delle massime autorità civili e militari, tra cui il Comandante
della Legione Carabinieri “Calabria”, il generale Riccardo Sciuto. La cerimonia è poi proseguita con la deposizione di una corona d’alloro presso il monumento eretto nell’area di sosta vicina al luogo dell’attentato. (m.ripolo@corrierecal.it)


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