Tecnologia quantistica, l’Italia nella sfida globale grazie all’Università della Calabria
L’Università della Calabria tra i poli di eccellenza italiani. È tra gli atenei che trainano la ricerca nazionale

COSENZA La corsa alle tecnologie quantistiche non è più una suggestione futuristica né un esercizio accademico riservato a pochi laboratori d’élite. È una sfida industriale, strategica e geopolitica che coinvolge sicurezza, energia, cyberspazio e competitività economica. E in questo scenario che si va rapidamente delineando, anche la Calabria trova spazio e riconoscimento grazie al ruolo dell’Università della Calabria.
Come riportato nell’edizione odierna del Sole 24 Ore, secondo i dati più recenti, l’Italia è ormai stabilmente tra i Paesi più attivi al mondo nella ricerca quantistica, con una produzione scientifica che la colloca al settimo posto globale. Un risultato che si fonda su una rete di università e centri di ricerca d’eccellenza, tra cui figura anche l’Unical, citata tra le realtà accademiche che contribuiscono in modo significativo allo sviluppo del settore, insieme alla Federico II di Napoli e l’Università dell’Insubria.
Le tecnologie quantistiche – dai computer quantistici ai sensori, dalla crittografia alla simulazione di materiali avanzati – promettono di rivoluzionare ambiti cruciali della vita civile e industriale. Non si tratta soltanto di maggiore potenza di calcolo, ma di un cambio di paradigma: capacità di elaborazione finora impensabili, nuovi livelli di sicurezza dei dati, sistemi di navigazione indipendenti dal GPS, ottimizzazione delle reti energetiche e progettazione di materiali innovativi.
In questo contesto, il sistema Paese sta cercando di colmare il divario con le nazioni che hanno investito prima e di più, come Regno Unito e Germania. L’obiettivo dichiarato è ambizioso: aumentare in modo significativo gli investimenti pubblici e privati nei prossimi cinque anni e rafforzare il coordinamento tra ricerca scientifica, industria e istituzioni. Una strategia che punta a trasformare l’eccellenza accademica in vantaggio competitivo.
È proprio su questo snodo che il ruolo delle università diventa decisivo. L’Università della Calabria, con le sue competenze consolidate in fisica, informatica, ingegneria e scienza dei materiali, rappresenta un tassello importante di questa rete nazionale. La sua presenza tra i poli citati conferma come anche dal Sud possano nascere contributi di alto livello, capaci di dialogare con i grandi centri europei e internazionali.
Non è solo una questione di prestigio scientifico. Le ricadute sul territorio possono essere rilevanti: attrazione di finanziamenti, collaborazioni con imprese ad alta tecnologia, formazione di nuove competenze e opportunità occupazionali per giovani ricercatori e laureati. In un’area spesso costretta a fare i conti con la fuga di cervelli, la ricerca quantistica può diventare uno dei fronti su cui invertire la rotta.
La sfida, ora, è trasformare questo patrimonio di conoscenze in un ecosistema stabile, capace di connettere università, imprese e istituzioni. Se la quantistica è destinata a essere una delle chiavi del futuro industriale e tecnologico, la Calabria – grazie anche all’Università della Calabria – può giocare una partita che va ben oltre i confini regionali. (redazione@corrierecal.it)
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