Inchiesta “Car Cash” ad Arghillà, il cavallo di ritorno pagato con una pistola – NOMI
La restituzione di una Fiat Tipo sarebbe avvenuta solo dopo la consegna di una Beretta 7,65. Il «prezzo» della trattativa

REGGIO CALABRIA Dalle carte dell’inchiesta “Car Cash”, coordinata dalla procura di Reggio Calabria, emergono dettagli inquietanti su un gruppo criminale operante nel quartiere di Arghillà, dedito a furti di auto, estorsioni e traffico di armi. Oggi, al comando provinciale dei carabinieri, si è svolta la conferenza stampa per illustrare l’esito dell’operazione, che ha portato a 17 arresti tra carcere e domiciliari, con il sequestro di veicoli, parti di ricambio e una pistola Beretta calibro 7,65, utilizzata come “prezzo” per la restituzione di un’auto rubata.
La pistola e il cavallo di ritorno
Secondo l’ordinanza del gip Stefania Rachele, gli indagati Romano Amato e Silvio Berlingeri avrebbero costretto Alberto Romeo e Luca Massimo Romeo a consegnare la pistola come pagamento per riottenere una Fiat Tipo rubata ad un loro congiunto. L’ordinanza descrive in dettaglio la scena: «Berlingeri si avvicina al muretto accanto all’auto in sosta; prima non aveva con sé alcuna arma e subito dopo si vede impugnare un oggetto. Successivamente consegna la pistola a Bevilacqua Antonio Pio, addosso al quale l’arma viene rinvenuta poco dopo. Tra la restituzione del veicolo e la consegna dell’arma non c’è soluzione di continuità, avvenendo sostanzialmente in maniera contestuale». Il gip evidenzia come la consegna della pistola rappresentasse il prezzo imposto dagli indagati per la restituzione del veicolo rubato, configurando il presunto reato di estorsione attribuito principalmente a Romano Amato e Silvio Berlingeri, che hanno condotto direttamente le trattative con i Romeo. Il gip evidenzia inoltre che la Fiat Tipo era stata rubata e recuperata in una zona distante dalla residenza dei Romeo, rafforzando l’ipotesi che la consegna della pistola fosse il “prezzo” del furto: «Non può che concludersi che la consegna della pistola altro non fosse che il versamento del prezzo dovuto per la restituzione del veicolo rubato da soggetti rimasti ignoti».
L’indagine documenta come gli indagati operassero in maniera coordinata, con sopralluoghi e contatti preventivi, dimostrando l’esistenza di un vero e proprio sistema di intimidazione e ricatti legato ai furti di auto e al traffico di armi. (redazione@corrierecal.it)
I nomi delle persone coinvolte nell’operazione
Arrestati in carcere:
Damiano Amato alias “Enzo Pilola”, nato a Melito di Porto Salvo (RC) il 10/02/1978
Franco Amato, nato a Reggio Calabria il 12/11/1977
Marcello Amato, nato a Reggio Calabria il 17/03/1991
Romano Amato alias “Capoluogo”, nato a Melito di Porto Salvo (RC) il 14/12/1970
Carlo Samuele Berlingeri, nato a Reggio Calabria il 30/08/1999
Silvio Berlingeri, nato a Melito di Porto Salvo (RC) l’11/01/2000
Antonio Pio Bevilacqua, nato a Reggio Calabria il 01/11/2006
Arresti domiciliari:
Silvano Amato, nato a Reggio Calabria il 18/10/1991
Alfonso Vincenzo Arena, nato a Reggio Calabria il 07/11/2006
Cosimo Berlingeri, nato a Melito di Porto Salvo (RC) il 29/08/1984
Emanuele Francesco Berlingeri, nato a Reggio Calabria il 06/03/1997
Mario Berlingeri, nato a Reggio Calabria il 09/08/2001
Alessandro Fiore Bevilacqua, nato a Melito di Porto Salvo il 26/12/1986
Gianluca Bevilacqua, nato a Reggio Calabria il 15/01/1985
Pio Armando Morello, nato a Reggio Calabria il 21/02/2006
Alberto Romeo, nato a Melito di Porto Salvo (RC) il 26/07/1965
Luca Massimo Romeo, nato a Reggio Calabria il 19/02/1988
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