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La violenza giovanile, un fenomeno in crescita che preoccupa anche la Calabria

Tra risse e aggressioni crescono anche le segnalazioni sull’uso di armi da parte di minori. Dati in salita dal post pandemia

Pubblicato il: 21/01/2026 – 7:00
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La violenza giovanile, un fenomeno in crescita che preoccupa anche la Calabria

Il picco si è raggiunto dopo la pandemia, ma la violenza tra i giovani resta una delle maggiori preoccupazioni in Calabria. L’episodio accaduto a La Spezia, dove uno studente di 18 anni è stato accoltellato da un coetaneo all’interno della scuola, ha rilanciato l’allarme a livello nazionale e riportato al centro del dibattito il tema delle possibili misure di sicurezza per prevenire risse e aggressioni. Dai metal detector a controlli ripetuti, fino al rafforzamento della presenza delle forze dell’ordine nei punti sensibili, ma, come più volte sottolineato da esperti e istituzioni, è necessario intercettare il profondo disagio giovanile per evitare che si diffonda la cultura della violenza.

Dal Covid violenza giovanile in aumento

Un disagio testimoniato che trova riscontro anche nei dati. Dal Covid in poi, è aumentata la partecipazione dei giovani a episodi di violenza: 4 adolescenti su 10 dichiarano di aver assistito o partecipato a risse, mentre crescono anche casi in cui si è fatto ricorso anche ad uso di armi rudimentali. Dal 2019 in poi i minori segnalati alle autorità per uso improprio di armi è più che raddoppiato, passando da 778 a 1946. Si tratta di un dato ridotto rispetto agli altri paesi europei, ma con un significativo trend in crescita. Una violenza che emerge, soprattutto, in contesti difficili e marginali, come la Calabria e il Mezzogiorno, dove un ruolo rilevante lo gioca anche il consumo di sostanze stupefacenti. L’ultimo dato allarmante riguarda il calo dell’età del “primo consumo” di droga, che in Calabria raggiunge addirittura i 12 anni tra cocaina e una presenza sempre crescente di fentanyl, come certificato dal report del Crea, il Coordinamento regionale dei servizi per le dipendenze.

In Calabria episodi drammatici

La Calabria negli ultimi anni è stato teatro di episodi drammatici: su tutti il violento pestaggio a Crotone in cui è rimasto vittima Davide Ferrerio, il ragazzo di 23 anni brutalmente aggredito dopo essere stato scambiato per un’altra persona. Da tre anni in coma lotta tra la vita e la morte, sua malgrado vittima di una violenza giovanile spregiudicata e senza limiti. Non sono mancate violente risse negli ultimi mesi: a Serra San Bruno lo scorso anno sei giovani sono finiti in carcere dopo aver aggredito più persone ad un evento organizzato per la notte dell’Epifania; a Crotone a inizio giugno un 24enne è stato brutalmente pestato in centro nell’indifferenza generale, con le indagini che hanno portato alla denuncia di tre persone. Di recente una violenta rissa è avvenuta nel parcheggio del McDonald’s nel centro di Vibo Valentia, con il questore che ha emesso diversi fogli di via.

Più prevenzione dalle forze dell’ordine

Ed è proprio sulle misure preventive che l’attività della Polizia si sta muovendo: più controlli, più perquisizioni e più sequestri di armi contundenti per evitare che anche un semplice alterco degeneri in una tragedia. Da parte delle Questure è aumentato anche l’uso di strumenti alternativi come il Daspo Willy, il Dacur, i fogli di via o divieti d’accesso a particolari luoghi pubblici, spesso luoghi di “movida”. Ma resta necessario un intervento più profondo, come evidenzia Save the Children, dal momento che la violenza giovanile «nasce da un vuoto più ampio: la mancanza di luoghi e di e relazioni capaci di accogliere. Molti minori cercano spazi in cui sentirsi riconosciuti, poter esprimere rabbia, fragilità e domande senza essere giudicati o ignorati. Quando questi spazi mancano, le risposte possono diventare distruttive». Per questo «serve rafforzare l’offerta educativa, soprattutto nei territori più complessi e svantaggiati ed è importante investire nell’educazione alle relazioni e nel sostegno psicologico». (ma.ru.)

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