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le indagini

Walkie-talkie, covi e denaro: la vita da latitante (a Cetraro) di Luca Occhiuzzi

Per la Dda farebbe parte di un “nuovo” gruppo criminale, per il gip non ci sono elementi sufficienti a dimostrarlo. I presunti fiancheggiatori e il loro ruolo

Pubblicato il: 21/01/2026 – 18:19
di Fabio Benincasa
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Walkie-talkie, covi e denaro: la vita da latitante (a Cetraro) di Luca Occhiuzzi

COSENZA Una rete di fiancheggiatori per sfuggire alla cattura e vivere da latitante tentando di scongiurare l’arresto. Luca Occhiuzzi alias “Bistecca” è stato rintracciato a Cetraro il 15 febbraio 2025, dopo essersi sottratto alla esecuzione della misura della custodia cautelare in carcere, adottata dal gip presso il Tribunale di Catanzaro, su richiesta della medesima Direzione Distrettuale Antimafia, per il reato di tentato omicidio aggravato dal metodo mafioso risalente al giugno del 2021, ai danni di un addetto al servizio di sicurezza di un locale notturno di Belvedere Marittimo. La vittima si era opposta alla presunta condotta estorsiva, ipotizzata nei confronti dello stesso indagato e consistente nella pretesa di consumare bevande senza corrispondere denaro. A distanza di quasi un anno, i Carabinieri del Comando Provinciale di Cosenza, supportati dal personale delle Squadre di Intervento Operativo del 12° Reggimento e del 14° Battaglione, dell’8° Nucleo Elicotteri e del Nucleo Cinofili di Vibo Valentia, hanno riannodati i fili e ricostruito la rete di coloro che avrebbero aiutato Occhiuzzi a rendersi un fantasma. Sette le persone finite ai domiciliari. Si tratta di Vincenzo Bevacqua, Agostino Iacovo, Alessandra Iorio, Giulia Marino, Francesco Occhiuzzi, Marco Piazza, Catia Tusa.

La genesi dell’inchiesta

L’operazione conclusa nella giornata di oggi, nasce nell’alveo di una attività seguita ad «alcuni eventi delittuosi» avvenuti a Cetraro e scaturisce dalle risultanze emerse nel corso del processo legato all’inchiesta “Frontiera“. In quella circostanza era emersa l’esistenza dello storico locale di ‘ndrangheta riferibile al clan Muto. Da quella operazione, gli investigatori hanno avuto la possibilità di approfondire la galassia criminale cetrarese cristallizzando – questa la tesi proposta dall’accusa – l’operatività di un ulteriore «gruppo», del quale farebbe parte proprio Luca Occhiuzzi. Non a parere della gip del Tribunale di Catanzaro Roberta Cafiero. Il giudice nell’ordinanza esclude l’esistenza di una nuova e presunta cosca cetrarese («la ricostruzione non trova riscontro neppure sul piano cautelare o indiziario»). Per il gip, in buona sostanza, mancherebbero gli elementi necessari a dare forma e sostanza ad una «autonoma associazione di ‘ndrangheta» derivata e legittimata dal clan Muto.
Di conseguenza, il gip pur riconoscendo «la caratura criminale», non ritiene sufficienti le circostanze tali da confermare la presunta partecipazione al medesimo gruppo da parte di Luca Occhiuzzi.

I ruoli dei presunti fiancheggiatori

Gli investigatori come rintracciano i presunti fiancheggiatori? In sette lo avrebbero sostenuto e coperto nel periodo della latitanza: ognuno con un ruolo diverso. Ma la “svolta” arriva seguendo i movimenti di due donne: Giulia Marino e Alessandra Iorio, entrambe frequentatrici del covo del fuggitivo. Per quanto riguarda gli altri indagati, Vincenzo Bevacqua avrebbe supportato l’ex fuggitivo garantendo «cibo e beni di prima necessità» e denaro (la cui provenienza è ancora al vaglio degli investigatori). Si sarebbe, inoltre, adoperato per «organizzare gli spostamenti», ricevendo disposizioni. Per comunicare ed eludere i controlli e le intercettazioni, venivano utilizzati i classici walkie talkie, in grado di inibire le frequenze radio. Stesso ruolo sarebbe stato svolto da altri indagati: Agostino Iacovo e Francesco Occhiuzzi alias “Schiavone”. Tre le donne coinvolte nella presunta rete, si tratta di Giulia Marino, Catia Tusa e Alessandra Iorio. La prima, per l’accusa avrebbe svolto il ruolo di «collettore» di somme di denaro destinate a Luca Occhiuzzi, Tusa invece – «tramite il cognato» – avrebbe «fornito la disponibilità al latitane dell’appartamento situato a Cetraro». Medesima accusa mossa anche nei confronti di Marco Piazza, anche quest’ultimo indagato avrebbe fornito un luogo di ristoro all’ex fuggitivo.

La scoperta del covo

Chi indaga, attraverso captazioni telefoniche, intercetta la presenza di un fabbricato nel centro storico di Cetraro, citato nelle medesime conversazioni monitorate. Gli investigatori ipotizzano un nascondiglio e danno seguito ad una serie di controlli il 22 gennaio 2025. La presenza delle forze dell’ordine agita alcune persone ritenute vicine al latitante, e qualcuno riferisce di aver rifiutato di aver dato ospitalità al fuggitivo in cambio del corrispettivo di 1.000 euro. Il giorno dell’irruzione nell’appartamento, oltre al latitante, i carabinieri troveranno soldi in contanti, apparecchi telefonici e dispositivi radio e walkie talkie. (f.benincasa@corrierecal.it)

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