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le indagini

Cetraro, frutta di stagione e farmaci: le “visite” ai covi del latitante

Linguaggio criptico e cellulari spenti. Gli spostamenti dei presunti fiancheggiatori di Luca Occhiuzzi ricostruiti dai carabinieri

Pubblicato il: 22/01/2026 – 16:45
di Fabio Benincasa
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Cetraro, frutta di stagione e farmaci: le “visite” ai covi del latitante

CETRARO Il tenore dei dialoghi intercettati, i «gravi indizi di colpevolezza» raccolti nei confronti degli indagati, l’utilizzo di un linguaggio criptico: sono questi alcuni elementi cardine dell’accusa mossa nei confronti di sette persone, indagate e arrestate nell’ambito dell’inchiesta che mira a far luce sulla latitanza di Luca Occhiuzzi rintracciato a Cetraro il 15 febbraio 2025. Gli investigatori sono convinti di aver stanato la rete di fiancheggiatori che avrebbe consentito al fuggitivo di rendersi irreperibile dopo il tentato omicidio aggravato dal metodo mafioso risalente al giugno del 2021, ai danni di un addetto al servizio di sicurezza di un locale notturno di Belvedere Marittimo. A distanza di quasi un anno, i carabinieri del Comando Provinciale di Cosenza, supportati dal personale delle Squadre di Intervento Operativo del 12° Reggimento e del 14° Battaglione, dell’8° Nucleo Elicotteri e del Nucleo Cinofili di Vibo Valentia, hanno chiuso il cerchio.

Linguaggio esplicito e conversazioni a telefoni spenti

Le intercettazioni hanno permesso agli investigatori di raccogliere elementi utili alle indagini. Le captazioni fanno riferimento a spostamenti di alcuni indagati che avrebbero raggiunto i covi messi a disposizione del fuggitivo. Al telefono si ricorre all’utilizzo di termini più espliciti come «latitante» e «Luca», si fa riferimento alla necessità di «prendersene cura», alle somme di denaro da consegnare o alle imbasciate da riferire. C’è chi porta frutta di stagione e farmaci e chi si premura di ipotizzare una cena di Natale. Gli incontri avvengono a cellulari spenti, l’adozione di particolari cautele non sfugge agli investigatori. L’attività di monitoraggio, tuttavia, ha consentito – in mesi di indagini – di appurare come il latitante si sia avvalso della rete di protezione per cambiare covo ed occupare più appartamenti. Almeno due, oltre a quello che era stato individuato inizialmente da chi svolge le indagini: un fabbricato situato nel centro storico di Cetraro. Quando le forze dell’ordine capiscono di essere vicine al luogo del nascondiglio, decidono di procedere con alcuni controlli. Le perquisizioni agitano uomini e donne ritenuti vicini al latitante, e qualcuno rifiuta di offrire “ospitalità” a Luca Occhiuzzi rinunciando anche ad una somma di denaro.

Esclusa l’aggravante

Un altro aspetto interessante legato all’inchiesta svolta dai carabinieri, coordinata dalla Dda di Catanzaro, riguarda l’aggravante ipotizzata al termine dell’indagine dalla Distrettuale Antimafia, ma respinta dal gip del tribunale di Catanzaro Roberta Cafiero. La giudice delle indagini preliminari avrà modo di motivare nell’ordinanza la scelta ritenendo «non sufficienti» le circostanze tali da confermare la presunta partecipazione ad un gruppo criminale di derivazione ‘ndranghetista da parte di Luca Occhiuzzi. Tuttavia, sebbene «sia stata esclusa l’aggravante, le emergenze investigative hanno comunque rivelato la contiguità del latitante a contesti criminali allarmanti». Questo quanto basta per motivare la decisione di disporre gli arresti domiciliari nei confronti degli indagati, una misura ritenuta «idonea a fronteggiare le esigenze preventive». (f.benincasa@corrierecal.it)

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