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I “bidoni” di ‘Ndrangheta ad Ivrea, l’attentato a Iannello, la Commissione regionale antimafia e le mutazioni antropologiche di Gratteri

La mala calabrese al Nord, il consiglio comunale a Vibo Valentia. Gli anticorpi all’illegalità diffusa

Pubblicato il: 22/01/2026 – 10:05
di Paride Leporace
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I “bidoni” di ‘Ndrangheta ad Ivrea, l’attentato a Iannello, la Commissione regionale antimafia e le mutazioni antropologiche di Gratteri

CATANZARO Ad Ivrea la città simbolo di Adriano Olivetti c’è la ‘ndrangheta. Patrimonio Unisco come città industriale ma con la sua mafia. Lo ribadisce la sentenza di Appello del processo Cagliostro nei confronti della Locale operante tra Ivrea, Chivasso e Bollengo su giurisdizione della cosca Alvaro di Sinopoli. Rito abbreviato. Provato il reato associativo per 4 imputati su 5. Innovativo e insolito il reato provato. Abbiamo appreso della truffa della valigetta modalità che prevede pene minori rispetto al solito narcotraffico. I compari calabresi avrebbero abbindolato imprenditori spesso in difficoltà prospettando loro di ripulire soldi sporchi a buon mercato. Alla vantaggiosa proposta la richiesta di un anticipo in gioielli e lingotti d’oro. Alla consegna nella valigia i gabbati trovavano confezioni di caffè e giornali di carta. Alla scoperta del “pacco” i malcapitati avrebbero trovato la reazione degli ‘ndranghetisti, meglio lasciar perdere. Tanto è bastato al Tribunale di Torino per confermare pene molto dure e provare l’associazione mafiosa. Le difese ora annunciano battaglia in Cassazione. Al momento riscontriamo che nella città simbolo dell’Industria la ‘ndrangheta ha trasformato i suoi capi e picciotti in bidonisti degni del film di Fellini. Anche le tragedie si possono trasformare in farsa.

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A Vibo Valentia consiglio comunale molto partecipato dedicato all’intimidazione contro il suo presidente, Antonio Iannello. L’antivigilia di Natale mentre rientrava a casa l’esponente politico si è preso una bella paura per cinque colpi di pistola finiti tra automobile e muro di casa. A circa un mese dal fatto la discussione pubblica. Il diretto interessato ha detto a margine del Consiglio: «Io sono tranquillo come lo ero prima, anche perché ad oggi non è emerso nulla cui possano ricondursi  i motivi di questo vile gesto». Siamo nella casistica rituale di sempre. In Calabria puoi piazzare una bomba nella stanza di un sindaco, sparare alla vetrata di una segreteria politica in campagna elettorale, bruciare un’automobile ma la vittima quasi mai indica un movente, raramente si condannano gli esecutori. “Avviso Pubblico”, meritoria associazione che analizza il fenomeno in Italia, ci ricorda che nel 2024 le intimidazioni agli amministratori in Calabria sono state 45. Nel contabilizzare l’anno seguente sarebbe gradito approfondire lo studio su cause e conseguenze.

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Chi analizza cause ed effetti della criminalità senza tanti poteri è la Commissione regionale. Il nuovo vicepresidente, il consigliere regionale Enzo Bruno, nella seduta dell’insediamento ha annunciato un cambio di passo rispetto al passato. Si vedrà. Però ha anche indicato che nei Consigli comunali sciolti per ‘ndrangheta «lasciare intatta la struttura tecnico-amministrativa pone un problema evidente: così non sempre si bonifica davvero il sistema. Molti degli atti che incidono sull’illegalità diffusa non sono politici, ma amministrativi». Il dato di discussione è innovativo come lettura. Attenzione però alla paura della firma. Bruno ha annunciato anche che si sta valutando un’iniziativa pubblica con il professore Enzo Ciconte presentato dal vicepresidente dell’Antimafia calabrese come «impegnato da anni come consulente in diverse realtà del Paese, tra cui l’Emilia-Romagna, dove la pervasività delle infiltrazioni mafiose ha assunto dimensioni tali da richiedere un’attenzione costante». Essendo Ciconte calabrese, forse più che conferenziere una tantum, sarebbe meglio valutare di assegnargli un ruolo di consulente permanente della Commissione calabrese considerate le competenze e le capacità.

Enzo Ciconte

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Ultimo tassello su Nicola Gratteri e Fedez che non hanno bisogno di presentazione. Grazie a mio figlio ho incrociato il procuratore nel video podcast Pulp dedicato alle vicende su Venezuela tigre di carta trumpiana nel narcotraffico. Analisi di geopolitica che qui abbiamo recentemente raccontato anche se un’ora di Gratteri offre sempre qualche particolare inedito. Abbiamo appreso infatti che la prima rogatoria internazionale del Procuratore di Napoli è datata 1989 e conduceva proprio a Caracas quando operava a Reggio Calabria. A margine mi sia concessa una notazione di costume. Ricordo anni fa Nicola Gratteri in un’affollata presentazione di un suo libro redarguire uno studente che gli poneva una domanda per il fatto che portasse l’orecchino al lobo. Oggi seguirlo in un podcast chiamato “Pulp” mentre si scambia il tu con il tatuato Fedez e un suo compagno vestito con canotta nera ascellare ci restituisce un Gratteri ben diverso dal passato. Merito di Napoli e delle sue contaminazioni metropolitane? Chissà. (redazione@corrierecal.it)

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