Cosenza, lo spaccio continuo. I racconti degli assuntori e il modus operandi dei pusher
Dalle chat alla consegna. Si torna in aula per il processo scaturito dall’inchiesta “Lockdown”. La città dei bruzi tra sballo e stupefacenti

COSENZA «Cosenza trasformata in una grande piazza di spaccio», durante la pandemia da Covid 19. La droga in città e nell’hinterland scorre a fiumi: i pusher occupano le piazze di spaccio e garantiscono rifornimenti continui agli assuntori. La circostanza è emersa in tutte le recenti operazioni coordinate dalla Dda di Catanzaro ma anche in quelle portate a termine dalla procura di Cosenza, oggi guidata da Vincenzo Capomolla.
Dinanzi al Tribunale di Cosenza, in composizione collegiale (presidente Iole Vigna), sono stati escussi – nel corso dell’ultima udienza – alcuni assuntori diventati clienti fedeli di alcuni indagati finiti nell’inchiesta. L’inchiesta, all’epoca diretta dal pm Giuseppe Cozzolino (oggi alla Dda di Catanzaro), è oggi in mano al pubblico ministero Domenico Frascino che rappresenta in aula l’accusa.
Secondo la ricostruzione ipotizzata dagli investigatori, lo spaccio di droga non avrebbe subito sosta neanche nel periodo segnato dalle disposizioni necessarie a mitigare il rischio contagio del virus.
La città, segnata dall’illecito arricchimento, è piegata dallo sballo a base di cocaina e altre droghe. Chi indaga è convinto di aver ricostruito una fitta rete di traffico illecito di sostanze stupefacenti. Un’attività costante e redditizia che immette «quotidianamente sul mercato illegale una considerevole qualità di sostanze illegali come marijuana, hashish, cocaina ed eroina, assicurando il fabbisogno di un numero considerevole di assuntori».
I racconti
Sollecitati dalle domande del pm e della presidente del Collegio giudicante, i testimoni riportano indietro la memoria. «Acquistavo piccole dosi di droga, contattavo il pusher via whatsapp», qualche altro invece utilizzava l’app Telegram. Tramite le applicazioni di messaggistica istantanea si stabiliva il luogo della consegna della dose. Una capillare attività sostenuta anche con l’ausilio di cittadini stranieri operanti stabilmente sul territorio cosentino. Un fenomeno di proporzioni quasi incontrollabili, che a tratti impedisce di tracciare un discrimine tra zone deputate allo spaccio e “parte sana” della città.
Un altro assuntore, aveva avuto modo di fornire ai carabinieri dettagli inerenti lo spaccio. «Ho acquistato sostanza stupefacente del tipo marijuana e hashish da un ragazzo egiziano, l’ho conosciuto all’interno della villetta chiamata Villa Giulia (…) in tutte le circostanze gli ho consegnato la somma di 20 euro e lui in cambio mi ha venduto delle buste trasparenti contenente marijuana o hashish del peso di 2 grammi che deteneva nascosto nelle tasche dei pantaloni che indossava». Il processo celebrato con rito ordinario proseguirà nelle prossime settimane con l’ascolto di altri testimoni. (f.benincasa@corrierecal.it)
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