Giustizia, il Pd Calabria scalda i motori in vista del referendum. «No a un atto di protervia politica»
Evento formativo coordinato dal segretario Irto con gli interventi di Serracchiani, Rossomando e Giorgis

LAMEZIA TERME Il Pd Calabria scalda i motori in vista del referendum sulla riforma della giustizia con un evento formativo coordinato dal segretario regionale dem Nicola Irto. A relazionare agli iscritti al partito calabrese in particolare Deborah Serracchiani, responsabile Giustizia della segreteria nazionale del Pd, Anna Rossomando, vicepresidente del Senato e il senatore Andrea Giorgis, costituzionalista. Un confronto tecnico ma da contenuti anche politici, nel quale il Pd ha ribadito il no alla riforma voluta dal governo nazionale di centrodestra. Un no che per la Serracchiani si motiva anzitutto perché quella al centro del dibattito politico «non è una riforma, non toccando nessuno dei temi davvero prioritari, come le difficoltà oggettive degli uffici giudiziari sul piano della mancanza del personale». Secondo la Serracchiani «il vero obiettivo sotteso alla riforma per il governo è lo smantellamento del Csm che garantisce autonomia e indipendenza dei magistrati. Questo non è il frutto di nostre interpretazioni ma della somma delle affermazioni da parte di questa riforma l’ha portata avanti, dalla premier Meloni al sottosegretario Mantovano al ministro Nordio che, come si ricorderà, ha detto di “non capire perché una persona intelligente come Elly Schlein dica no a una riforma che servirà anche a loro quando governeranno”. Non sono parole improvvisate, ma parole che – prosegue la repsonsabile Giustizia del Pd – rivelano una precisa strategia politica, che poi si salderà con altre riforme come il premierato».
«No allo smembramento del Csm»
Per la Rossomando «bisogna respingere diverse fake news come quella relativa alla separazione delle carriere, perché la riforma non se ne occupa preoccupandosi invece di toccare e scardinare solo il Csm, l’organo di autogoverno della magistratura istituito dalla Costituzione a garanza dell’indipendenza dei magistrati, rendendo meno autorevole e quindi rendendo la magistratura meno autonoma dal potere politico». Infine, Giorgis ha evidenziato che la riforma così come concepita «non risolve alcun problema, semmai ne crea di nuovi, a esempio separando radicalmente il pm dal giudice, rischia di snaturare ulteriormente e indebolire la cultura della giurisdizione trasformando il pm in un “accusatore seriale” e questo comprime le garanzie dei cittadini, quindi non c’è garantismo ma giustizialismo. La riforma è un atto di protervia politica senza precedenti». (c. a.)
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