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gli effetti del ciclone

Quando piove anche nell’Abbazia florense

Il finanziamento regionale da 2,5 milioni. La priorità: accertare cause e interventi correttivi con la Soprintendenza

Pubblicato il: 23/01/2026 – 9:39
di Emiliano Morrone
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Quando piove anche nell’Abbazia florense

SAN GIOVANN IN FIORE L’acqua è entrata nell’Abbazia florense. Giovedì 22 gennaio 2026, dopo una nevicata e piogge successive determinate dal passaggio del ciclone Harry, il monumento simbolo di San Giovanni in Fiore ha registrato un allagamento interno con interessamento della navata sinistra e in parte di quella centrale, come mostrano immagini e riprese diffuse nelle ore seguenti.  Il complesso monumentale risale al XIII secolo ed è sottoposto a tutela. A maggior ragione, l’allagamento non consente di per sé di attribuire responsabilità o di collegare in modo automatico l’evento agli interventi di restauro eseguiti di recente e completati nei mesi scorsi. In un edificio storico così antico possono incidere condizioni meteoriche particolari, occlusioni nei sistemi di deflusso, ristagni localizzati, anomalie temporanee o criticità persistenti, con ingressi d’acqua anche in presenza di lavorazioni eseguite correttamente. La pioggia sopra la neve mette alla prova coperture e smaltimento, soprattutto in contesti montani. C’è però un secondo elemento che non va omesso: esistono dei precedenti. Nel dicembre 2013, il mensile locale Il Nuovo Corriere della Sila pubblicò l’articolo “Piove anche nell’Abbazia”, nel quale si raccontava un allagamento della navata centrale durante piogge insistenti e si segnalavano infiltrazioni di acqua piovana. Nel marzo 2014, la stessa testata tornò sull’argomento con un altro articolo, intitolato “Piove nell’Abbazia”, in cui si ribadiva la criticità. L’episodio dello scorso 22 gennaio conferma allora un problema che in certe condizioni meteorologiche era già emerso.

Gli interventi pubblici

Il terzo elemento è il contesto degli interventi pubblici. Negli ultimi anni l’Abbazia florense è stata interessata da lavori finanziati, tra gli altri, con un contributo regionale di 2,5 milioni di euro, destinato a un progetto, poi rimodulato, definito come “restauro, consolidamento e valorizzazione” dell’Abbazia florense e della Domus florense di Fiore Vetere, con convenzione fra Regione e Comune stipulata nel luglio 2019 e poi prorogata. Il che non vale a suggerire nessi causali ma a ribadire l’esigenza di un metodo. Quando un bene monumentale come l’Abbazia florense è oggetto di finanziamenti e di lavori, gli eventi critici necessitano di verifiche tecniche approfondite e di riscontri istituzionali dettagliati e robusti. Sullo sfondo resta una storia complessa di cantieri, fasi di intervento e aspetti non sempre lineari. Prima dell’intervento più recente, l’Abbazia florense era stata interessata da un restauro avviato e non portato a termine, con lavori rimasti a lungo sospesi. La circostanza è richiamata anche da un dossier pubblicato sulla testata on line La Voce di Fiore, che ricostruisce una fase prolungata di cantiere e di interruzione dei lavori nel 2009. Questo elemento ha rilievo per una ragione tecnica. Quando per un bene monumentale vi sono cantieri interrotti e ripartenze successive, la sequenza degli interventi e la loro continuità incidono sulla tenuta complessiva. Coperture, smaltimento delle acque meteoriche, giunzioni, pendenze e drenaggi richiedono verifica e manutenzione, soprattutto se nel passato si sono registrate fasi di lavoro incompiute o prolungate. Alla luce dell’episodio del 22 gennaio 2026, occorre quindi stabilire con riscontri tecnici e relativi atti la dinamica dell’ingresso dell’acqua e l’origine della criticità. Le verifiche dovrebbero riguardare in via prioritaria coperture e lattonerie, gronde e pluviali, bocchettoni e pozzetti, con pulizia e prova di deflusso. Andrebbe assieme ricercata l’eventuale presenza di punti di ristagno o di possibili ingressi alla quota del pavimento. Serve un sopralluogo tecnico urgente, con una relazione conclusiva che indichi cause e misure correttive.

Il ruolo della Soprintendenza

Si tratta di questioni che chiamano in causa la competenza della Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per la provincia di Cosenza, che ha funzioni di tutela, vigilanza e indirizzo tecnico sugli interventi e sugli accertamenti relativi al complesso monumentale. La Soprintendenza deve intervenire nella fase istruttoria, seguire le verifiche e, se necessario, dettare prescrizioni sulle soluzioni ammissibili, in ragione del vincolo e della natura dell’immobile.  In questa fase assume rilievo anche una valutazione di scala, che va posta in termini corretti. Il finanziamento regionale di 2,5 milioni di euro è significativo, ma un monumento del XIII secolo può richiedere interventi plurimi e una manutenzione programmata, specie su coperture e sistemi di smaltimento. Il punto non è stabilire in astratto se la cifra sia sufficiente o meno, ma è verificare se, rispetto alla complessità del bene e ai problemi storicamente emersi, l’intervento più recente abbia coperto l’intero fabbisogno tecnico oppure se residuino necessità ulteriori che richiedono opere aggiuntive. Per gli interventi affidati dal Comune in qualità di stazione appaltante, è necessario attivare direzione lavori, impresa esecutrice, collaudo e verifiche di garanzia, con una relazione tecnica sulle misure correttive eventualmente da adottare e sulla tempistica degli interventi. Nel caso specifico, l’adozione di misure correttive deve avvenire con criteri conservativi compatibili e con un quadro istruttorio completo, perché la persistenza di ingressi d’acqua incide sulla conservazione del monumento. Dopo l’allagamento del 22 gennaio scorso, l’unica direzione sensata è la tutela del monumento da parte di tutti. L’Abbazia florense non è un bene di parte e non può essere ridotto a una stagione amministrativa, ma appartiene a San Giovanni in Fiore e alla storia culturale europea. L’edificio religioso costituisce un unicum architettonico e, più di qualunque altro del territorio, riflette nella forma, nello spazio e nella simbologia la visione teologica e profetica dell’abate Gioacchino da Fiore. Per questo l’episodio va sottratto alle scorciatoie tipiche della contemporaneità. Allora non può diventare materiale di scontro politico e pretesto per batracomiomachie da social network, né terreno per leggerezze burocratiche o tecniche, come purtroppo è già accaduto in passato. 

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