«Un faro sul dramma delle persone che rimangono», il libro di Letizia Varano
“Oltre la paura. Maria Elisabeth, una figlia di femminicidio” è un libro necessario, duro e luminoso allo stesso tempo

LAMEZIA TERME Letizia Varano – laureata in filosofia, giornalista con una lunga esperienza nel mondo televisivo e operatrice culturale – firma con “Oltre la paura. Maria Elisabeth, una figlia di femminicidio“ (edizioni Iod) un libro necessario, duro e luminoso allo stesso tempo. Un’opera che, come afferma la stessa autrice, nasce con un intento preciso: «accendere un faro sul dramma delle persone che rimangono», su quelle vittime silenziose che, dopo un femminicidio, devono continuare a vivere portandone addosso le macerie. Varano raccoglie la voce di Maria Elisabeth Rosanò e le restituisce dignità narrativa, trasformando una storia personale di dolore estremo in un atto civile. Quel che emerge non è un semplice resoconto, ma una testimonianza che attraversa la violenza, l’abbandono, il trauma, per approdare a una forma di rinascita possibile. Il racconto si apre con l’infanzia interrotta di Maria Elisabeth, segnata dall’uccisione della madre Anja per mano del padre, davanti ai suoi figli. Varano ricostruisce quel momento con delicatezza e precisione, lasciando che siano gli occhi della bambina – oggi donna – a guidare chi legge. Le pagine dedicate alle case-famiglia, alle notti di paura, ai tentativi falliti di adozione restituiscono tutta la crudezza di un sistema incapace di proteggere davvero i più fragili. Una terribile condizione ammessa amaramente proprio da Maria Elisabeth: «con me i servizi sociali hanno perso». La bambina diventa così simbolo di un Paese che spesso arriva tardi, che interviene senza curare. Tra i momenti più intensi del libro vi è quello del distacco dal fratello Enzo, pagina di straordinaria forza emotiva: «Per la prima volta, quella notte, parlando con sua sorella, Enzo gettò la corazza che si era costruito addosso. I due fratelli si abbracciarono stretti e piansero insieme. Piansero per la madre Anja, versarono tutte le lacrime che avevano per un dolore mai sopito, mai elaborato, mai sfogato, piansero per la loro solitudine, che non si erano mai detti». È un passaggio che restituisce in modo potente il peso delle ferite invisibili, quelle che restano dopo la tragedia e che nessuna sentenza potrà mai rimarginare. Eppure, accanto alla violenza, prende forma anche la possibilità di un riscatto. L’ingresso nella vita di Maria Elisabeth di Mirella e Domenico – i genitori adottivi – rappresenta un controcanto dolce e salvifico, un esempio di amore adulto che accoglie senza cancellare le ferite. La seconda parte del libro, più intimista, segue la sua crescita, il bisogno di capire, l’incontro con il padre assassino, la lotta interiore tra amore e odio, perdono e imperdonabilità. Varano riesce nel compito più difficile: dare voce senza sovrascrivere, raccontare senza spettacolarizzare. Il linguaggio è limpido, rispettoso, partecipe. Sullo sfondo, la Calabria: non solo luogo geografico, ma teatro di dinamiche culturali, stereotipi e silenzi che ancora alimentano la violenza di genere. Oltre la paura è dunque molto più di un libro: è un atto di responsabilità civile, un invito a guardare negli occhi le conseguenze del femminicidio e a riconoscere che, oltre le vittime dirette, esistono figlie e figli che chiedono ascolto, giustizia e memoria. Un’opera che scuote, interroga e non permette indifferenza. (redazione@corrierecal.it)
Il Corriere della Calabria è anche su WhatsApp. Basta cliccare qui per iscriverti al canale ed essere sempre aggiornato