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La Calabria non c’è

Dalla cultura al mare: i titoli di capitale ormai si svendono

Delusione anche per Gioia Tauro che, come tutte le altre città calabresi precedentemente in gara, è stata esclusa. Il Governo istituisce un nuovo premio

Pubblicato il: 24/01/2026 – 13:58
di Lucia Serino
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Dalla cultura al mare: i titoli di capitale ormai si svendono

CATANZARO Diamante, Tropea, Locri, Marcellinara, Reggio Calabria, Taverna, Aiello Calabro, Morano Calabro e Gioia Tauro. Cosa hanno in comune queste città, ve lo ricordate? L’elenco è anche incompleto, tanto nome più nome in meno il risultato non cambia. Sono tutte le città calabresi che, negli anni, hanno osato partecipare alla grande sfida della Capitale italiana della cultura. Un lungo romanzo incompiuto: entusiasmo, speranza, dossier accurati, conferenze stampa, sogni di gloria e poi, puntualmente, la bocciatura e il vuoto cosmico. Il vuoto seguito puntualmente alla promessa fatta nell’immediatezza dell’esclusione: “andremo avanti lo stesso, realizzeremo comunque il dossier….”. Mai successo. Ma non senza ragione. Diamante per il 2024, Tropea per il 2021 e 2022, Reggio Calabria nel 2027, Gioia Tauro per il 2028… tutte città che hanno creduto di poter vincere con idee, progetti e comunità. E invece? Fuori subito. Tranne che per Reggio, arrivata nella rosa finale e poi esclusa. Nel frattempo i dossier diventano fotocopie ben rilegati, i futuri sindaci che ci provano continuano il balletto: chi ha contatti, chi ha amici giusti, chi sa bussare alle porte ministeriali va avanti, tutti gli altri restano a guardare. Basta guardare la sorpresa di quest’anno: tra le dieci finaliste per il 2028 spunta Mirabella Eclano, in Campania, il paese del ministro Piantedosi. Mastella che ci aveva provato con Benevento sbotta: «È una farsa!». Detto da lui. Nel frattempo, la moltiplicazione dei titoli è un’altra commedia: Città dei Giovani, Città del Mare, Capitale del Dialogo Mediterraneo. Una specie di giochi senza frontiere in salsa istituzionale. L’anno scorso Agrigento arrancò, dal primo giorno, inseguita dai giornali. Una gaffe dietro l’altra. Non è andata benissimo. Per non parlare della “compassione” tutta italiana: si premiarono Bergamo e Brescia per il Covid, attenzione all’Aquila per il sisma. C’è un dato, però, che a futura memoria serve sottolineare per chi vorrà riprovarci: i dossier non devono essere un manuale di promozione turistica o un manifesto di appuntamenti e manifestazioni. Devono essere una risposta culturale alle grandi emergenze del pianeta, devono saper proporre un modello sociale nuovo. Ce lo ha insegnato Matera che ha zero monumenti, zero teatri ma è stata capitale europea e ora, in questo 2026, è anche capitale del dialogo mediterraneo. Un titolo conquistato evidentemente sulla base dell’esperienza precedente.
Progetti interessanti venuti dalla Calabria ce ne sono stati, ore e ore di lavoro, ma è evidente che qualcosa va aggiustato. Ogni anno che passa il verdetto sembra più legato a giochi di palazzo che a visioni culturali. E i cittadini? Completamente disinteressati. Ma è l’idea stessa della partecipazione oggi bisognerebbe capire cosa significa. Intanto sono state rese note anche le candidature a Capitale italiana del mare, è il primo anno che si tiene il premio istituito dal Governo. Una corsa anche qui, ci sono città come Ancona che non hanno fatto in tempo ad archiviare la candidatura a capitale della cultura che già si sono tuffate, è il caso di dire, sull’altro dossier. Un milione di euro in palio, come per la capitale della cultura. Se cercate ci sono tutte le città costiere, da Nord a Sud. La Calabria no, o c’è sfuggita o non c’è. (redazione@corrierecal.it)

*La foto in copertina è del Fai – Autore: stefanosnaidero

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