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la ricostruzione

Femminicidio di Mileto, una separazione mai accettata e il ritorno “fatale” per prendere i suoi effetti

L’arrivo nell’abitazione di via Di Vittorio dopo le 13, poi un silenzio durato ore. La tragedia che ha portato all’uccisione di Assunta Currà

Pubblicato il: 24/01/2026 – 9:59
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Femminicidio di Mileto, una separazione mai accettata e il ritorno “fatale” per prendere i suoi effetti

VIBO VALENTIA Poco prima della mezzanotte via Giuseppe Di Vittorio inizia a svuotarsi. Di fronte l’abitazione restano solo i Carabinieri: le salme vengono portate via in un velo di silenzio che da qualche ora si è posato su Mileto, rotto solo dalle lacrime e dalle urla strazianti dei parenti accorsi sul posto. Tra loro anche il fratello dell’uomo: è stato lui a trovarlo insieme all’ex moglie Assunta Currà, di 55 anni, in un bagno di sangue nel tardo pomeriggio di ieri. A sparare, secondo una prima ricostruzione, sarebbe stato proprio Pasquale Calzone, commercialista di 63 anni: prima nei confronti dell’ex congiunta, poi sé stesso in una delle più cruenti e tristi tragedie che hanno colpito la Calabria negli ultimi anni. È questa la prima ipotesi avanzata dai carabinieri, guidati dal capitano Manuel Grasso, comandante della compagnia, e dal tenente Ludovico Ermini, comandante del Nucleo operativo radiomobile, nelle indagini coordinate dal magistrato della Procura di Vibo Alessandra Trabacco. Appena saputa la tragedia, sul posto è accorso anche il vescovo Attilio Nostro.

La prima ricostruzione

Da circa un anno, Assunta aveva deciso di lasciare il marito Pasquale. Una decisione che, secondo quanto appreso, non sarebbe mai stata digerita dall’uomo. Solo negli ultimi tempi avrebbe mostrato delle “aperture” per accelerare la pratica: passi in avanti che avrebbero convinto Assunta, andata a convivere in Toscana insieme alla sorella, a tornare a Mileto nella sua ex abitazione per ritirare qualche oggetto personale a cui lei teneva e che avrebbe portato nella nuova casa a Vibo. Un “ultimo” incontro che le è stato fatale. L’arrivo a casa verso tra le 13 e le 14, istanti all’apparenza tranquilli e senza problemi: poi qualche colpo di pistola udito dai vicini e il silenzio. Un silenzio durato ore: Pasquale non risponde più alle chiamate del fratello, avvisato in precedenza dell’incontro. Anche i tentativi di farsi sentire alla porta vanno a vuoto, così insiste e verso il tardo pomeriggio decide di entrare, trovandosi di fronte la tragica scena. L’arma del delitto sarebbe stata una pistola legalmente detenuta dall’uomo, un appassionato di armi. Un femminicidio, l’ennesimo, cruento e una comunità sconvolta. In tanti conoscevano la coppia e il loro figlio maggiorenne, ma mai si sarebbero aspettati un epilogo così tragico. (ma.ru.)

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