«Questo tempio appartiene a tutta la comunità»: Gerace ritrova la sua Basilica Concattedrale
Dopo i lavori di messa in sicurezza sismica, Santa Maria Assunta è tornata a essere spazio vivo di preghiera. La celebrazione è stata presieduta dal Nunzio Apostolico monsignor Petar Rajič e dal vesc…

GERACE Gerace ha vissuto ieri una giornata destinata a rimanere impressa nella memoria collettiva della comunità e dell’intera diocesi. Dopo un delicato e impegnativo intervento di messa in sicurezza sismica, ha finalmente riaperto al culto la Basilica Concattedrale di Santa Maria Assunta, uno dei più alti e significativi esempi di architettura bizantino-normanna della Calabria, custode di oltre mille anni di storia, fede e identità.
I lavori, avviati ufficialmente il 20 gennaio 2025 e conclusi nei tempi previsti il 29 dicembre 2025, hanno avuto come obiettivo prioritario la salvaguardia dell’integrità strutturale dell’edificio, preservandone al contempo l’autenticità storica e artistica. Un intervento complesso, definito a più voci “storico”, reso possibile grazie ai fondi del Ministero della Cultura destinati alla sicurezza sismica dei luoghi di culto nell’ambito del Pnrr. Fondamentale è stata la presenza costante della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio della Città Metropolitana di Reggio Calabria e della provincia di Vibo Valentia, insieme al contributo dei professionisti dell’ufficio tecnico diocesano, del Comune di Gerace e dell’impresa esecutrice “Carrà Domenico e figli”. Nel corso degli interventi è emerso anche un inatteso frammento di storia: il rinvenimento di un histamenon aureo, preziosa moneta d’oro di epoca bizantina, testimonianza concreta delle antiche stratificazioni che abitano il monumento. I lavori hanno interessato in modo organico l’intero complesso architettonico, dalla cripta alle murature portanti, dalla copertura al campanile, fino alle facciate esterne, restituendo solidità e continuità a un edificio che attraversa i secoli.
La direzione dei lavori è stata affidata all’ingegnere Luigi Scaramuzzino, mentre la sicurezza è stata curata da Caterina Mazzitelli, Lucia Saccà e Bruno Giuseppe Chirchiglia. Un lavoro corale, svolto con competenza e dedizione, che ha restituito alla comunità non solo un edificio più sicuro, ma un simbolo vivo di continuità storica e spirituale.
Monsignor Oliva: «Un intervento storico»
La solenne cerimonia di riapertura al culto si è svolta alla presenza del Nunzio Apostolico in Italia e San Marino, S.E. Rev.ma monsignor Petar Rajič, che ha presieduto la celebrazione eucaristica insieme al vescovo della diocesi di Locri-Gerace, monsignor Francesco Oliva, e a numerose autorità civili e religiose.
Nel suo intervento, il vescovo Oliva ha sottolineato il valore profondo dell’evento per la comunità diocesana e per il territorio: «In particolare esprimo la mia vicinanza ai tanti sindaci presenti che insieme alle loro comunità hanno vissuto giorni alquanto difficili per le conseguenze del maltempo che ha imperversato sulle nostre coste. Saluto tutti voi sacerdoti fedeli qui convenuti. Questo momento era atteso da tanti, da tutti. Grazie per la pazienza dimostrata e per la collaborazione ricevuta. Sapevo che la città di Gerace in particolare e tutta la diocesi non poteva fare a meno della sua storica cattedrale, ora concattedrale. Per questo l’evento che stiamo vivendo è un momento di grande gioia e di profonda gratitudine al Signore. La riapertura di questa basilica – ha detto sempre Oliva – è il momento conclusivo di un importante e delicato intervento di messa in sicurezza antisismica, oltre che di restauro, uno di quegli interventi che possiamo definire storici. Esso è una testimonianza concreta di sinergia operativa tra Chiesa e istituzioni civili nella custodia e conservazione del patrimonio ecclesiastico. Esso non è un bene privato, ma appartiene a tutta la comunità. Le chiese sono primariamente luoghi di culto, ma anche espressioni artistiche della storia di una comunità, testimonianza di fede e cultura. La loro conservazione è un’impresa delicata e complessa, ma necessaria per le esigenze di culto e la valorizzazione del territorio.
Questa basilica, che ha celebrato mille anni dalla sua fondazione, è testimonianza di una storia che ha visto il passaggio dal rito bizantino a quello latino, un passaggio qui documentato avvenuto agli inizi del XV secolo. È una testimonianza concreta delle caratteristiche di quest’area geografica che guarda l’Oriente e in parte è conosciuta come area grecanica. Queste connotazioni che ancora rimangono fanno sì che le nostre popolazioni si sentano vicine a quanti sfuggono da guerra e miseria e qui trovano approdo ed accoglienza in un incontro tra Oriente e Occidente».


Monsignor Rajič: «Il Signore desidera abitare nel cuore di ciascuno di noi»
Parole che hanno trovato ideale continuità nell’omelia del Nunzio Apostolico, Mons. Petar Rajič, il quale ha richiamato il significato spirituale più profondo del tempio e della sua riapertura. «La riapertura di questa basilica – ha evidenziato – è il momento privilegiato per ringraziare il Signore nostro Dio per tutte le grazie ricevute e allo stesso tempo per innalzare preghiere di lode e gloria a Dio per le meraviglie che ha compiuto in questo Tempio Santo nel corso degli anni. Sarebbe davvero difficile calcolare quanti sono i fedeli che dall’inizio delle edificazioni di questa chiesa fino ad oggi hanno ricevuto varie grazie attraverso i sacramenti che si celebrano qui e le preghiere che si elevano a Dio per il perdono dei peccati, per la purificazione e per la consacrazione delle anime di tutti e di ciascuno. Cari fratelli e sorelle, mentre celebriamo la riapertura di questa concattedrale siamo chiamati a riflettere sul nostro rapporto con il Signore, se anche noi ci comportiamo da uomini e donne viventi che rinascono con l’aiuto della grazia del Signore a figli e figlie di Dio ogni volta che lo incontriamo in questa o qualsiasi altra chiesa, basilica o cappella. E quando riceviamo una grazia o una consolazione o il perdono per i peccati e ci sentiamo risanati e ristabiliti, sappiamo tornare a rendere grazie al Signore per tutti i Suoi benefici e il dono della salvezza che Egli ci offre? Le nostre chiese parrocchiali sono templi dove possiamo incontrare il Dio vivente attraverso la celebrazione eucaristica, l’adorazione, la preghiera personale. Cristo stesso è il Tempio di Dio e quindi entrando in questa chiesa entriamo nello spazio dove Dio stesso abita attraverso lo Spirito Santo. Ma più che nei templi di pietra e marmo il Signore desidera abitare nel cuore di ciascuno di noi».


La riapertura della Basilica Concattedrale di Santa Maria Assunta non segna soltanto la conclusione di un cantiere, ma l’inizio rinnovato di una vita liturgica e comunitaria che affonda le sue radici nel dialogo tra Oriente e Occidente, tra storia e presente. (redazione@corrierecal.it)
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