Catanzaro, cade l’accusa di estorsione in concorso per una donna: assolta in appello
I giudici di Catanzaro hanno accolto la tesi della difesa rappresentata dall’avvocato Fabio Tuscano

CATANZARO La Corte d’appello di Catanzaro ha riformato la sentenza emessa dal Tribunale di Cosenza per una donna accusata di estorsione in concorso con il figlio. I giudici di Catanzaro hanno accolto la tesi della difesa: l’intestazione di sim e delle carte prepagate non prova la colpevolezza. Si chiude quindi con un’assoluzione piena la vicenda giudiziaria di S.M.R., che in primo grado era stata condannata dal Tribunale monocratico di Cosenza alla pena di tre anni e sei mesi di reclusione, oltre al pagamento di una multa di 1.200 euro. L’accusa era di estorsione aggravata commessa in concorso con il proprio figlio attraverso l’utilizzo dei social network e di utenze telefoniche. Secondo impostazione accusatoria, la donna avrebbe partecipato attivamente a tre episodi estorsivi condotti tramite chat e utenze telefoniche. Tuttavia, la Corte d’Appello di Catanzaro, seconda sezione penale riformando radicalmente la decisione di primo grado, ha mandato assolta l’imputata per non aver commesso il fatto, confermando invece la pronuncia di colpevolezza nei confronti del figlio. Durante il giudizio d’appello, il Procuratore generale aveva invocato la conferma delle condanne inflitte in primo grado dal Tribunale di Cozsenza. Di contro, l’avvocato Fabio Tuscano del Foro di Reggio Calabria, ha presentato articolati motivi d’appello volti a dimostrare l’estraneità della sua assistita alle condotte delittuose estorsive perpetrate. Il punto centrale della difesa, accolto integralmente dai giudici catanzaresi riguardava la natura degli elementi di prova. La Corte Catanzarese ha stabilito che i dati raccolti a carico della donna non possiedono una valenza univoca. In particolare, la semplice intestazione formale delle carte postapay e delle utenze telefoniche utilizzate per le richieste estorsive non è stata ritenuta una prova sufficiente della sua partecipazione ai reati. E’ emerso infatti che entrambi gli strumenti tecnologici erano nella piena ed esclusiva disponibilità del figlio. La Corte d’Appello di Catanzaro ha così rimosso ogni addebito a carico della signora S.M.R. assolvendola dalle condotte estorsive contestate. Per la donna l’iter giudiziario si conclude con il riconoscimento della totale estraneità ai fatti.
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