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Violenza di genere, le vite spezzate di Assunta e Federica e una mattanza che non si ferma

A distanza di pochi giorni, due femminicidi che hanno sconvolto la Calabria. Quei segnali preoccupanti e la violenza ancora “sommersa”

Pubblicato il: 27/01/2026 – 7:00
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Violenza di genere, le vite spezzate di Assunta e Federica e una mattanza che non si ferma

I problemi di coppia, i litigi, la separazione. Poi uno degli ultimi incontri per recuperare gli effetti personali e trasferirsi definitivamente in un’altra abitazione. Il tragico femminicidio di Maria Assunta Currà a Mileto, nel Vibonese, ricalca quello di numerose storie di violenza di genere in Italia, spesso culminate nello stesso cruento epilogo. Sono centinaia le donne che ogni anno vengono uccise per mano di un uomo nel nostro paese. Spesso a porre fine alla loro vita è proprio colui che, per anni, gli è stato vicino: il marito, il fidanzato, un ex incapace di accettare la fine della relazione. Gli ultimi due tragici casi toccano la Calabria: oltre al femminicidio di Mileto, anche Federica Torzullo, originaria di Saracena, nel Cosentino, è stata brutalmente uccisa dal marito, oggi in carcere dopo aver confessato.

In Italia un femminicidio ogni tre giorni

Due storie che rilanciano l’allarme sulla violenza di genere, in controtendenza con gli ultimi due anni che avevano restituito dati incoraggianti per la Calabria e, soprattutto, zero femminicidi. Numeri completamente opposti a quelli nazionali, con circa 109 femminicidi nel solo 2024, ovvero una donna uccisa ogni tre giorni. Di questi, oltre la metà per mano del partner o legati a un rapporto concluso. È proprio nelle “mura domestiche” o comunque all’interno delle relazioni familiari che nasce la maggior parte delle violenze, rendendo, di conseguenza, più complicato “rompere” il muro del silenzio. L’Osservatorio regionale sulla violenza di genere nell’ultima edizione del report annuale fotografa la situazione: la Calabria non è stata teatro di fatti di cronaca particolari, ma restano preoccupanti i cosiddetti “reati spia” legati alla violenza di genere.

I reati spia in Calabria e il “sommerso”

Numeri, in crescita, che inquadrano un fenomeno strutturale e più profondo: la Calabria è la terza regione d’Italia per indice di delittuosità, un trend in crescita dai 732 reati ogni 100 mila abitanti del 2021 agli 854 del 2013 come atti persecutori. Rispetto alla media nazionale di 33, ha un indice di 46, che però cala per quanto riguarda le violenze sessuali. Crescono i reati relativi al Codice Rosso, così come si fa sempre più affidamento alle misure alternative come l’ammonimento del Questore o attuando protocolli d’intesa tra forze dell’ordine e centri antiviolenza. Che le denunce (e quindi i dati) aumentino non è, però, sempre un problema, ma anche un segnale che le donne in difficoltà si rivolgono di più alle istituzioni. Ma c’è ancora molto sommerso: storie che non arrivano mai a denuncia, paure taciute e soprattutto il timore di non essere credute o di venire stigmatizzate dalla società. Così la prevenzione diventa l’arma fondamentale tra sportelli di ascolto, Centri antiviolenza e case rifugio, ma anche percorsi di sensibilizzazione e di sostegno per cercare di riconoscere i segnali di una tossicità che spesso sfocia in violenza.
Le storie di Maria Assunta e Federica tornano come un monito doloroso: due contesti diversi, ma lo stesso tragico epilogo. Due tragedie che ricordano quanto sia fondamentale ascoltare, proteggere e prevenire. (ma.ru.)

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