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i dati dell’osservatorio

Il pericolo amianto in Calabria: oltre 600 casi di mesotelioma dal 1993 e rischi cancerogeni

Stimati oltre 15 milioni di metri quadrati di tetti coperti da amianto sul territorio. Il rischio sono le conseguenze sulla salute

Pubblicato il: 30/01/2026 – 16:17
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Il pericolo amianto in Calabria: oltre 600 casi di mesotelioma dal 1993 e rischi cancerogeni

CATANZARO L’amianto e gli altri rischi cancerogeni di origine ambientale continuano a rappresentare una delle emergenze sanitarie più gravi e meno risolte del Paese. In Calabria, dove persistono siti contaminati, ritardi nelle bonifiche e un impatto epidemiologico significativo, il tema è stato oggi al centro della prima grande convention regionale organizzata dall’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA) e dedicata in modo organico alla salute ambientale che si è svolta a Catanzaro, nella Sala Verde di Palazzo “Jole Santelli” – Cittadella Regionale, con il patrocinio della Regione Calabria, di ARPACAL e dell’Ordine dei Medici di Catanzaro.

Il tavolo di confronto

Dopo i saluti istituzionali dell’Assessore all’Istruzione, Sport e Politiche Giovanili, Euralia Micheli, delegata dal Presidente Occhiuto, assente per improrogabili impegni, e del Presidente dell’Ordine dei Medici di Catanzaro, Enzo Ciconte, dai lavori, che hanno riunito in un unico momento di confronto sanità, ricerca scientifica, diritto, ambiente e mondo associativo, è emerso come la presenza di amianto e di altri agenti cancerogeni ambientali continui a produrre effetti rilevanti sulla salute pubblica, spesso in assenza di una piena consapevolezza dell’impatto reale e delle responsabilità in materia di prevenzione, monitoraggio e bonifica. Partendo dai dati scientifici e dalle evidenze epidemiologiche, la convention ha avuto un duplice obiettivo: da un lato fare il punto sullo stato dell’arte dell’esposizione ambientale e sanitaria in Calabria; dall’altro guardare al futuro, delineando strategie credibili di prevenzione, tutela della salute pubblica, gestione del rischio e riduzione dell’impatto delle patologie asbesto-correlate e dei tumori di origine ambientale. Ampio spazio è stato dedicato al ruolo della sanità pubblica, alle responsabilità ambientali e alle politiche di bonifica, nonché alla tutela giuridica delle vittime e dei territori colpiti.

Oltre 600 casi di mesotelioma

Il valore dell’incontro è stato ulteriormente rafforzato dall’alto profilo scientifico e istituzionale dei relatori, tra cui l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, che ha richiamato l’attenzione sulla forte sottostima dei dati ufficiali relativi all’impatto dell’amianto in Calabria: «I numeri del Registro Nazionale dei Mesoteliomi fotografano solo la punta dell’iceberg. Riguardano esclusivamente il mesotelioma e non tengono conto dell’intero spettro delle patologie asbesto-correlate, né del sinergismo con altri agenti cancerogeni». Bonanni ha ricordato che, secondo l’VIII Rapporto ReNaM, in Calabria risultano ufficialmente 118 casi di mesotelioma fino al 2021, ma che oltre 500 diagnosi sono state effettuate fuori regione a causa della mobilità sanitaria: «Questo dato da solo dimostra quanto il quadro reale sia sottostimato. Molti casi sfuggono al censimento perché diagnosticati altrove o non intercettati dal sistema regionale di sorveglianza». Particolare preoccupazione è stata espressa per le criticità strutturali del Centro Operativo Regionale (COR) e per il contesto del SIN di Crotone, ancora gravato da ritardi nelle bonifiche: «La presenza diffusa di amianto, la lunga latenza delle malattie e le difficoltà di sorveglianza rendono il carico sanitario reale molto più elevato di quello che emerge dai dati ufficiali».

I dati provinciali

Nel focus sono stati presentati anche dati e stime provinciali relativi al periodo 1993-2025 sull’incidenza complessiva delle patologie asbesto-correlate (non solo mesotelioma). Per Cosenza sono stimati 190-210 casi di mesotelioma con «indice di mortalità a 5 anni del 93», oltre a circa 400 casi di tumore del polmone attribuiti a esposizione ad amianto e ulteriori 400 casi per altre patologie asbesto-correlate: i casi complessivi vengono indicati in circa 1000. Per Reggio Calabria si stimano 160-180 casi di mesotelioma (mortalità a 5 anni 93%), circa 380 casi di tumore del polmone e 350 casi per altre patologie asbesto-correlate, per un totale indicato in circa 730. Per Catanzaro: 90-110 casi di mesotelioma (mortalità a 5 anni 93%), circa 200 casi di tumore del polmone e 180 per altre patologie, per un totale indicato in circa 380. Per Crotone: 70-90 casi di mesotelioma (mortalità a 5 anni 93%), circa 300 casi di tumore del polmone «tenendo conto del sinergismo con gli altri cancerogeni» legato ai siti del Sin e ulteriori 400 casi per altre patologie asbesto-correlate, per un totale indicato in circa 800, «oltre ad ulteriore incidenza epidemiologica legata ad esposizione ad altri cancerogeni, per altre patologie, anche non asbesto correlate». Per Vibo Valentia: 40-55 casi di mesotelioma (mortalità a 5 anni 93%), circa 80 casi di tumore del polmone e 100 per altre patologie asbesto-correlate, per un totale indicato in circa 230.

Le stime dell’Ona

Secondo le stime dell’Ona, considerando tutte le patologie asbesto-correlate – dai tumori del polmone, della laringe, dell’ovaio e dell’apparato gastrointestinale fino alle asbestosi e alle malattie pleuriche – «il quadro epidemiologico è ben più grave e richiede risposte immediate». «È indispensabile – ha concluso Bonanni – rafforzare la sorveglianza epidemiologica, potenziare il COR Calabria, completare il censimento dell’amianto e garantire una reale presa in carico delle vittime. Solo dati completi e trasparenti consentono di tutelare il diritto alla salute e programmare interventi efficaci di prevenzione, bonifica e assistenza».

La situazione del Sin di Crotone

Gli ha fatto eco Pasquale Montilla, oncologo e responsabile scientifico dell’ONA che, entrando nel merito sulla situazione dei Siti di Interesse Nazionale, a partire dal SIN di Crotone, indicato come uno dei contesti più critici per la compresenza di fattori di rischio ambientale e sanitario, ha sottolineato il cambio di paradigma emerso dalla convention: «Nel SIN di Crotone siamo di fronte a un modello avanzato di oncologia ambientale, caratterizzato da un’esposizione cronica a metalli e residui industriali che ha inciso direttamente sui processi biologici delle persone. Il modello sviluppato dall’Osservatorio Nazionale Amianto supera la sola lettura epidemiologica e consente di passare dai dati statistici alla misurazione diretta degli effetti biologici delle esposizioni, entrando finalmente nel corpo del paziente attraverso analisi biologiche avanzate. Questo permette di evidenziare una pressione tossica sistemica e persistente e di far emergere indici di rischio onco-tossicologico legati al bioaccumulo di cancerogeni industriali. L’obiettivo è anticipare la malattia, intervenendo prima che l’alterazione biologica diventi patologia conclamata, spostando l’attenzione dalla sola denuncia del danno alla presa in carico clinica degli esposti, in linea con gli indirizzi europei del Beating Cancer Plan».

Gli interventi

Sono intervenuti, inoltre, Wanda Ferro (Sottosegretario al Ministero dell’Interno, in collegamento), Michelangelo Iannone (D.G. ARPACAL), Paola Vegliantei (Presidente Accademia della Legalità), Gianfranco Filippelli (oncologo, ASP Cosenza, in collegamento), Orlando Amodeo (epidemiologo, Primo Dirigente Medico Polizia di Stato), Antonio Pileggi (Ordinario di Diritto del Lavoro – Università di Roma Tor Vergata), Salvatore Procopio (ref. Laboratorio fisico Arpacal), Massimo Alampi (coord. ONA Reggio Calabria), Giuseppe Infusini (Pres. ONA Cosenza), Marisa Macrina (neuroanestesista terapia intensiva, già responsabile trapianti d’organo Regione Calabria), Antonio Carmine Sangiovanni (Coordinatore ONA Alto Tirreno Cosentino), Salvatore Siviglia (Capo dip. Ambiente Regione Calabria), Federico Tallarigo (Dir. UOC Anatomia patologica, Asp Crotone, Dir. Sc. COR Calabria), Renata Tropea (Dirigente medico, pronto soccorso Lamezia Terme). L’evento ha ospitato, inoltre, l’intervento di Enzo Filareto, vicepresidente dell’Associazione Cittadini Liberi di Crotone e paziente oncologico. Un appuntamento di rilevanza regionale, che segna un possibile punto di svolta per la Calabria, ponendo le basi per un confronto stabile e multidisciplinare e per trasformare la conoscenza in prevenzione, l’analisi in azione e la consapevolezza in politiche concrete.

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