L’hacker personale di Jeffrey Epstein era calabrese: la rivelazione in un’informativa FBI. Eccola
Avrebbe collaborato con i più importanti governi del mondo, tranne con quello italiano perché «incompetente». La Calabria? «Controllata dalla mafia»

Jeffrey Epstein avrebbe avuto un «hacker personale» nato in Italia e, più precisamente, in Calabria. Un informatico così bravo da collaborare con i più importanti governi del mondo, tranne con quello italiano: da Roma avrebbero invocato il suo aiuto ricevendo però un secco rifiuto in quanto li considerava «un governo di incompetenti». Le clamorose rivelazioni emergono da un’informativa della Federal Bureau of Investigation (FBI), inserita tra le oltre 3,5 milioni di pagine relative agli Epstein Files, desecretate e pubblicate in questi giorni dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti d’America.
L’informativa del 27 novembre 2017
I documenti raccontano il maxi scandalo che ruota attorno ai traffici sessuali dell’ex finanziere pedofilo Jeffrey Epstein, morto suicida in carcere nel 2019 dopo l’arresto e la condanna per abusi e traffico internazionali di minori. Con lui avrebbero avuto rapporti alcuni tra gli uomini più potenti del pianeta: da Donald Trump a Elon Musk, passando per Bill Clinton e Bill Gates. Gli ultimi file rilasciati rivelano gli scambi testuali tra Epstein e il fondatore di Tesla o foto che lo ritraggono insieme all’ex presidente Clinton e a Trump. Ma nello sconfinato plico digitale si trova anche un’informativa FBI, datata 27 novembre 2017: si tratta della relazione di due agenti speciali del Bureu dopo un incontro con una “fonte confidenziale” con cui era stato stabilito un contatto.
Un hacker calabrese
Sarebbe stato lui a riferirgli dettagli sulla vita di Jeffrey Epstein, tra cui l’isola privata dove abusava e videoregistrava minorenni e i suoi legami con Putin, Trump e Clinton. L’informatore rivela poi che Epstein avrebbe avuto un «hacker personale, un cittadino italiano nato in Calabria» capace di sviluppare strumenti per effettuare cyberattacchi, poi «venduti a diversi governi». L’hacker – la cui identità è stata censurata dal Dipartimento – sarebbe stato conosciuto nel settore per la sua capacità nel trovare «vulnerabilità» nei motori di ricerca come Firefox e in Blackberries e Ios, oltre ad essere amico con i suoi colleghi europei della «vecchia generazione». Secondo il rapporto, l’informatico calabrese sarebbe stato talmente bravo da “formare” l’intelligence britannica e avrebbe venduto i suoi strumenti sia agli Stati Uniti, al Regno Unito a e un paese dell’Africa centrale, ma non ai paesi asiatici perché «era razzista». Avrebbe, inoltre, creato il programma di cybersorveglianza dell’Arabia Saudita. Anche l’Italia si sarebbe rivolta a lui per chiedergli aiuto, ma – si legge – «ha rifiutato perché riteneva che il Governo fosse incompetente». In più, la Calabria «era controllata dalla mafia (was mob-controlled, slang inglese per indicare la criminalità organizzata, ndr)», e lui «non aveva più molta fedeltà nei confronti del suo paese d’origine». (ma.ru.)
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