“L’era del maiale bianco”. Gli Epstein Files e l’Occidente
I documenti sul magnate-mostro americano e i suoi loschi traffici

Mi auguro che Franco Battiato non si rivolti nella tomba a sentir storpiare così il titolo di una sua canzone. In quel titolo si parlava di un “cinghiale bianco”. Che simboleggia l’avvento di un periodo di superiore consapevolezza spirituale e di risveglio interiore, contrapposto alla superficialità materialistica della società moderna. Battiato era un cultore di esoterismo, termine con cui si intende un insegnamento destinato agli iniziati, coloro che sono ammessi ai misteri a seguito di un segreto percorso di apprendimento. Il testo della canzone era breve ed un po’ ermetico. Ma, dicono gli studiosi dell’autore siciliano – lo seguii dagli albori, dal suo primo LP “Fetus” e fino alla svolta commerciale oltre la quale sono rimasti solo gli echi delle sue ricerche filosofiche e musicali – che la canzone parla di un anelito verso una vita contemplativa, meditativa, sobria. Ovviamente si trattava della pia illusione di un mistico laico quale era il buon Battiato. Che pure, per breve tempo – ricorderete – si era lasciato irretire dalla politica, come assessore regionale al turismo nella sua Regione Sicilia con la giunta Crocetta. Ne uscì scornato, dopo pochi mesi, per aver profferito pubblicamente la frase: «Queste troie che si trovano in Parlamento farebbero qualsiasi cosa». Frase che destò un’alzata di scudi dal mondo femminista e non solo. Contro di lui che era stato un’icona culturale contesa sia dalla sinistra che dalla destra e che si fregiava di leggere Julius Evola e Mircea Eliade.
Ma torniamo al titolo storpiato. Ho avuto un flash improvviso mentre pensavo all’ormai famoso magnate-mostro americano Jeffrey Epstein, divenuto in questi giorni uno dei nomi più cliccati sui motori di ricerca per la dirompente desecretazione e pubblicazione dei cosiddetti “Epstein files”, una sfilza di tre milioni di file, tra foto, mail, audio, mail etc. che coinvolgono una buona parte dei personaggi più noti del jet set internazionale, tutti dediti, sembrerebbe, a loschi traffici.
Tranquilli: non voglio unirmi al coro dei rivelatori dei contenuti di quei file che stanno facendo tremare i potenti dell’Occidente. Solo che ho pensato che se quel mondo ideale, fatto di spiritualità, compassione, pace, sobrietà cui anelava Battiato, poteva chiamarsi “L’era del cinghiale bianco”, allora, forse, il titolo più appropriato per quel che stiamo invece leggendo della vicenda degli “Epstein files”, potrebbe essere “L’era del maiale bianco”. Con tutto il rispetto per il “porco”, nobile, generosa, amata presenza, in forma di salcicce e di mille altri succulenti derivati, sulle tavole degli Italiani. Non si adontino gli allevatori ed i macellai: è solo una boutade.
Di colui che mi ha fatto venire il flash, Epstein, diciamo solo, per i distratti, che si tratta di uomo ricco e potente che fece una fulminante – e per molti inspiegabile – carriera, passando in poco tempo da insegnante a miliardario e trasformando un’isola dei Caraibi in una terra del piacere, della violenza e degli orrori. La cosa curiosa è che, tutte le porcherie che lui e i suoi danarosi amichetti facevano venivano pedissequamente riprese, registrate, catalogate e conservate, senza che nessuno dei protagonisti avesse da dolersi. Strano, vero? Fra i suoi compagni di merende – basti dire questo – compaiono nomi di ogni estrazione politica, purché maschi, famosi, ricchi, influenti (a parte la collaboratrice e complice donna Ghislaine Maxwell). Primo fra tutti il “maiale bianco” per antonomasia – sia nel senso dei vizi che in quello del suprematismo -, l’attuale presidente di quella che, anche i sinistri credono sia ancora la più moderna e civile nazione del mondo. Sinistri colti temporaneamente da una sospensione valutativa sugli USA dovuta a quello che credono essere solo “un incidente di percorso”, dovuto a Trump ed al trumpismo con tutto l’armamentario di banalità del mondo “maga”. Dimenticando, però, sempre i sinistri, che tra gli amici di Epstein ci sono anche illustri rappresentanti del mondo dem e “woke”, primi fra tutti Bill Clinton, Noam Chomsky e Woody Allen. Il che la dice lunga sul trasversalismo del male nel dorato mondo del successo, del potere e della ricchezza.
Epstein è morto in circostanze misteriose nel 2019 in un carcere USA mentre scontava una pena per abusi sessuali e traffico di minorenni. Non si comprende se si sia suicidato, se sia stato ucciso, come sostenne il profetico e dimenticato Giulietto Chiesa – che quando parlava di quel che succedeva negli USA veniva sbeffeggiato dai soliti Mieli, Rampini e co. – o se sia ancora vivo in qualche altra isola sperduta nell’oceano sotto falso nome, lì portato dal Mossad israeliano, di cui pare fosse un agente o una spia. E dicono anche gli informati di turno – ma quando io vedo troppi propagatori della stessa verità divento istantaneamente complottista – che la collezione dei file di Epstein non è altro che una grande operazione di dossieraggio degli Israeliani e dei loro colleghi della Cia per ricattare poi gli spiati se, dai loro posti di potere, non dovessero eseguire gli ordini senza fiatare. Il fatto che i file siano stati resi pubblici mi fa sospettare che lo sputtanamento generale deve avere un qualche fine recondito, forse in vista dell’ennesima guerra o dell’ennesima occasione di arricchimento dei soliti noti da far ingollare alle nazioni e ai popoli.
Ora, se tutto questo fosse vero, a me pare che possiamo finalmente sdoganare la parola “complottista” che tanto aborriscono le sinistre italiane, convinte che il mondo si divida in modo manicheo fra buoni e cattivi. Dove i buoni sono tutti quelli invitati annualmente al rito del “grande reset” del World Economic Forum di Davos – rito che non è altro che la ripetizione del mito del dio mercato che si autoregola – mentre i cattivi sono tutti gli altri. Gli altri, ovviamente, siamo noi poveri mortali, che ogni mattina ci svegliamo con nella testa le ansie instillate dai media di proprietà degli amici o dei simili di Epstein e le preoccupazioni delle nostre prosaiche esistenze quotidiane, che ci interroghiamo sul futuro dei nostri figli, che ci sforziamo di risparmiare ma veniamo tartassati dai persuasori occulti del consumare e dell’indebitarci. Perché vedete, non va proprio bene che dopo una vita di lavoro pensiamo di poterci sottrarre alle grinfie degli investitori e dei creatori di denaro virtuale attraverso il rastrellamento da “SS” dei nostri piccoli ma diffusi risparmi, con la scusa di sottrarli all’inflazione. O che noi si possa abitare in una casa di proprietà, come lamentò candidamente Mario Monti. O che possiamo possedere beni comprati con i nostri soldi piuttosto che pagati a rate attraverso prestiti. O che possiamo sceglierci, volendo, stili di vita più sobri, più spirituali e magari provare a trasmetterli ai nostri figli e nipoti, salvo che non ci vengano poi sottratti «perché i figli non sono dei genitori» o «perché i genitori sono riluttanti ad accettare le convenzioni sociali». Come avrebbe voluto Battiato con la sua “Era del cinghiale bianco”. E allora non ci resta che l’ “Era del maiale bianco” che Epstein, con la complicità del Mossad e della CIA, ha avuto l’abilità di inaugurare nella sua bella villa sull’sola caraibica. Accompagnato dai rappresentanti di quell’establishment occidentale che è un unico, indistinto e indistinguibile blog gommoso, lucido, fluente e debordante da cui sbuca l’orco che vive nell’abisso dell’Occidente.
*Avvocato e scrittore
Il Corriere della Calabria è anche su WhatsApp. Basta cliccare qui per iscriverti al canale ed essere sempre aggiornato