La frana di Maierato, il fiume di fango che sfiorò il paese. Dopo 16 anni nel Vibonese torna la paura
Il 15 febbraio del 2010 franarono, in pochi minuti, milioni di metri cubi di terra. Le fragilità del territorio e i nuovi rischi da San Calogero a Polia

VIBO VALENTIA Sono passate da poco le 16:30 quando, il 15 febbraio 2010, una devastante frana colpisce Maierato, piccolo comune del Vibonese con circa 2300 abitanti. In soli 10 minuti il fiume di fango scende per circa un chilometro, investe tutto ciò che trova e porta con sé alberi, edifici, tralicci dell’energia elettrica, sfiorando il centro abitato. Nessuna persona rimane coinvolta, grazie all’intervento tempestivo di forze dell’ordine e protezione civile che avevano già liberato la zona a causa di alcuni “campanelli” d’allarme, tra cui il collasso della strada che portava a Filogaso. Il sindaco, dopo la frana, firma l’ordinanza di evacuazione per oltre 2 mila persone e Maierato si trasforma, in poche ore, in un paese fantasma. A venire giù una colata veloce di frammenti di calcare evaporitico con alcuni blocchi lapidei di grosse dimensioni che hanno modificato l’aspetto morfologico dell’area e rappresentato un crocevia per la storia recente del paese.


Un territorio fragile
Immagini rimaste impresse nella mente dei calabresi e diventate simbolo di un territorio fragile sottoposto a un costante rischio idrogeologico. E che tornano alla mente in questi giorni: dopo 16 anni esatti dalla frana di Maierato la Calabria si riscopre fragile e ancora più vulnerabile di fronte ai cambiamenti climatici. In pochi giorni due cicloni si sono abbattuti contro la provincia vibonese facendo riemergere ferite mai passate e nuovi rischi, dalla costa all’entroterra. Sul litorale a far paura è l’erosione costiera: a Tropea le onde hanno distrutto un lido, a Ricadi preoccupa ancora di più la forza erosiva del mare. Nell’entroterra sono proprio le frane a far paura: a Maierato i lavori post frana non sono mai stati del tutto completati e, adesso, a preoccupare gli abitanti non è solo la zona già interessata dall’evento di 16 anni fa, ma altri smottamenti che indicano come la terra continui a muoversi in modo allarmante.

Le frane a San Calogero e Polia
Non è l’unico comune nel Vibonese che desta preoccupazione. Tra le “zone rosse” c’è San Calogero, colpito da tre frane in pochi anni: nel 2022 in località Lirda un costone cede di fianco ad alcune abitazioni, coinvolgendo edifici e cancellando una delle principali arterie che collegavano il paese al resto della provincia. Anche la strada di raccordo con la Statale 18, realizzata in “alternativa” a quella mai riparata, rende complicato il passaggio dei veicoli e dei mezzi più pesanti. Un enorme danno per i commercianti e per le comunità con San Calogero che, in un contesto già gravato dallo spopolamento, è diventato un paese semi isolato e difficile da raggiungere. I cittadini lamentano soluzioni “tampone” e l’assenza di veri e propri interventi di ripristino capaci di risolvere definitivamente il problema. Una situazione simile a quanto sta avvenendo a Polia in questi giorni, dove un movimento franoso ha causato la chiusura della SP45: il timore è che le abbondanti piogge che vanno avanti ormai da circa un mese ininterrottamente abbiano causato ancora più danni a livello idrogeologico. Paure che riemergono proprio a 16 anni dalla frana di Maierato in un contesto aggravato dall’intensificarsi degli eventi meteorologici estremi. I tre cicloni all’origine di frane, smottamenti e voragini, sono solo l’ultimo campanello d’allarme, ma cresce sempre più il timore che quanto accaduto a Niscemi possa ripetersi anche in provincia di Vibo Valentia. (ma.ru.)

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