Il degrado che ostacola lo sviluppo: le aree industriali vibonesi tra incuria e abbandono
Strade dissestate e invase da vegetazione e rifiuti. Le gravi carenze di infrastrutture e servizi rischiano di allontanare gli investimenti

VIBO VALENTIA I camion sono costretti a muoversi a passo d’uomo tra buche e avvallamenti. Le strade dissestate, in alcuni tratti chiusi, sono spesso invase da vegetazione incolta e rifiuti, con piccole discariche abusive che nascono agli angoli delle carreggiate. In Calabria esistono alcune aree lontane dai lungomari e dalle spiagge che occupano le copertine delle locandine turistiche, ma che sono altrettanto vitali per l’economia della regione. Zone destinate allo sviluppo industriale ma, al tempo stesso, che sono state progressivamente abbandonate all’incuria e al degrado, trasformatesi in “deterrente” per gli investimenti. Anche le proteste dei cittadini e degli imprenditori restano inascoltate, determinando un ingente danno economico (e ambientale) per le comunità.
La zona industriale di Vibo Valentia
È quanto sta avvenendo, ad esempio, lungo la Costa degli Dei, nella provincia vibonese, dove le imprese che hanno deciso di puntare sul territorio si scontrano quotidianamente con gravi carenze infrastrutturali. Disagi ancora più aggravati dalle piogge di queste ultime settimane che hanno danneggiato ulteriormente il manto stradale. Lungo la Statale 18, arteria fondamentale per la zona industriale alle porte di Vibo Valentia, il sottopasso nei pressi del Vibo Center è chiuso da oltre un anno a causa di alcuni danni interni che lo hanno reso inagibile. Piuttosto che ripararlo, è stato però chiuso e abbandonato a sé stesso: vani gli appelli, avanzati anche dal Comune, affinché il Corap da titolare dell’area intervenisse a sistemare una delle principali vie d’accesso a Vibo Valentia. Lo scorrere del tempo ha fatto il resto: il sottopasso è ormai in preda all’incuria e servirà un ingente investimento per ripararlo, mentre la rotonda è utilizzata indistintamente da mezzi pesanti, bus scolastici e veicoli con conseguenti disagi alla viabilità.

Porto Salvo tra capannoni e degrado
Situazione simile nell’altro cuore produttivo di Vibo Valentia, tra la frazione di Porto Salvo e Vibo Marina. L’area che ospita numerose imprese, anche di grandi dimensioni, appare inadatta per lo spostamento di mezzi pesanti, tra viadotti pericolosi e l’assenza di una manutenzione ordinaria. Alle scadenti infrastrutture si aggiungono capannoni industriali dismessi e abbandonati che trasformano la zona in un cimitero industriale. Tra i casi più emblematici quello dell’ex Cgr, un tempo simbolo dello sviluppo locale e poi finito al centro di polemiche e indagini per la presenza di rifiuti tossici. Non va meglio per l’area dell’ex Italcementi, la cattedrale di cemento che occupa il panorama di Vibo Marina: chiusa dal 2012 e più volte al centro di ipotesi di riqualificazione mai concretizzate, l’area è ancora in disuso e circondata da strade che si trasformano in mini discariche abusive. L’allarme sulla zona di Porto Salvo era stato lanciato anche dall’imprenditore Franco Cascasi, che aveva denunciato le enormi difficoltà di trasporto delle merci e di collegamento con il vicino porto, nonostante disti a pochi minuti dall’area industriale. Sotto accusa, anche in questo caso, era finito il Corap, l’ente di competenza finito ormai da tempo in liquidazione. Per ultimo è stato il noto imprenditore vibonese Pippo Callipo a puntare il dito e lamentare le condizioni in cui le imprese sono costrette ad operare anche nelle zone destinate di Gioia Tauro e Lamezia Terme: carenza di infrastrutture e dei servizi primari, poca sicurezza e persino l’illuminazione pubblica. In queste condizioni, ha concluso Callipo nella sua lettera, «lo sviluppo tanto proclamato, spesso solo nei periodi elettorali, resterà un’illusione e i nostri giovani continueranno ad andare via, non per mancanza di capacità ma per mancanza di condizioni adeguate». (ma.ru.)



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