Regioni e comuni montani, Uncem: «Stupefacente che chi ha dato l’ok in conferenza e in unificata ora cerchi soluzioni à la carte»
«Oggi le giravolte e qualche balletto, per evitare contatti fisici di Sindaci giustamente arrabbiati. Un po’ strano, di certo anomalo»

Uncem ritiene stupefacente che «rappresentanti autorevoli e preparati di diverse Regioni italiane e Associazioni di Enti locali, che mai si sono opposti nell’iter parlamentare – audizioni comprese – alla riclassificazione dei Comuni montani prevista dalla legge montagna, oggi, assediate da “Comuni esclusi”, cerchino soluzioni à la carte, promettendo revisioni in accordo con Ministri, Parlamentari, Governo, altri non ben precisati. Ricordo peraltro che in Unificata, due settimane fa, tutti i presenti (non Uncem) hanno dato l’ok ai parametri per la riclassificazione. Oggi le giravolte e qualche balletto, per evitare contatti fisici di Sindaci giustamente arrabbiati. Un po’ strano, di certo anomalo. Stupefacente».
«Potevano accorgersene prima quelle Regioni, che hanno dato l’ok due settimane fa e tornano sui loro passi. Potevano dotarsi di opportune leggi sulla montagna dotate di fondi regionali, quando era ora. Visto che solo cinque hanno leggi regionali e fondi regionali per le aree montane. E le altre? Dopo l’ok al primo di trentacinque decreti previsti dalla legge montagna 131/2025 tornano sui loro passi. Stupefacente è anche che nessuno stia dicendo che l’iter per il secondo elenco, quello del sottoinsieme dei Comuni montani che avranno i benefici della legge (da individuare con criteri socio-economici), va fermato. Se ne accorgano in tempo». Uncem da vent’anni spiega i Ministri che «gli elenchi storici dei Comuni montani (totalmente e parzialmente) non vanno toccati. Avrebbe generato il caos oggi evidente a tutte e tutti. Lo abbiamo fatto, unici, anche in Aula nelle audizioni delle Commissioni. Chi cerca oggi soluzioni occasionali per far rientrare e modificare l’elenco ci sorprende non poco. È stupefacente pure il fatto che molte Regioni stanno dicendo ai Comuni “esclusi” dalla montagna che a loro provvederà la Regione stessa, anche grazie all’articolo 4 comma 3 che dice che il fondo nazionale montagna ricevuto dalle Regioni può essere usato senza limiti, in tutti i Comune che la Regione voglia. Roma e Napoli compresi».
½Il punto, Uncem evidenzia con forza, non sono i soldi. Pochi o tanti che siano. Non sono le risorse economiche statali regionalizzate. Non inganniamo gli Enti e non mischiamo le carte. Il punto è che troppe Regioni non hanno mai avuto opportune politiche per la Montagna. Sull’onda della demagogia quindici anni fa hanno smantellato le Comunità montane – sottolinea Marco Bussone, Presidente nazionale – e poi hanno fatto niente in termini di politiche sovracomunali per le montagne. Molte manco mettono loro risorse economiche. Usano solo qualcosa, briciole di fondi europei e da tre anni, dopo il Governo Draghi, il fondo montagna ripartito. La preoccupazione più grande dei Sindaci esclusi non sono i fondi. Sono i servizi. Perché la prima cosa che chiediamo come Uncem venga chiarita, in particolare dal Ministro Valditara, è se si possano ancora applicare le deroghe per la formazione delle classi e degli istituti previsti da leggi dello Stato. Qui non c’è soluzione regionale possibile. La norma è nazionale, ha vent’anni. E se i Comuni non sono più montani, quella roba non si applica. Un disastro. Da chiarire però, con massima urgenza. Domanda secca: la nuova classificazione dei Comuni montani cambia l’assetto delle scuole, toglie le deroghe per la formazione delle classi a chi non è più montano? Perché se così fosse, il chiarimento deve esserci subito. Non bastano le promesse di Regioni o altri. La salvezza non è mai un balletto».